Oltre le leggi, contro i diritti

"Quei bravi ragazzi" di Claudio Fava sulle extra renditions

copertina Quei bravi ragazziIl contesto è la guerra al terrorismo, i servizi segreti di mezzo mondo, la CIA, le istituzioni europee, i silenzi di governi compiacenti, le carceri segrete. Poi le vittime, catturate senza l’ordine di un giudice, deportate illegalmente in altri paesi, rinchiuse in tombe sotterranee senza processi, torturate. E la caparbietà di alcuni parlamentari europei che portano avanti un’inchiesta per scoprire la verità e attribuire le responsabilità e, dove possibile, per fare giustizia.

“Quei bravi ragazzi” non è un romanzo - nonostante la straordinaria forza stilistica dell’autore il parlamentare europeo Claudio Fava – ma il racconto dei lavori della Commissione del parlamento europeo sul trasporto e la detenzione illegale di prigionieri (TDIP), terminati il 20 febbraio del 2007 con la relazione conclusiva (http://www.europarl.europa.eu/comparl/tempcom/tdip/final_report_it.pdf)sulle carceri segrete della CIA e sulle “extraordinary renditions” (consegne speciali). Le extraordinary renditions sono l’offensiva della CIA alla minaccia terroristica: pratiche extralegali di cattura, deportazione, detenzione, e carcerazione senza processo, di presunti colpevoli, spesso “consegnati” da Stati compiacenti, per consolidare strategie atlantiche o per assecondare l’alleato americano. I rendition groups, secondo il Washington Post, sono composti da 1.200 agenti tra militari e psicologi, e sono loro a organizzare il sequestro: vestiti di nero, mascherati, confiscano i documenti, bendano gli occhi ai sequestrati, tagliano loro i vestiti, somministrano un sonnifero e li fanno salire in aereo verso l’ignoto.

Nel nome della guerra al terrorismo intrapresa dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre, la CIA ha schedato migliaia di cittadini sospettati di essere membri di al-Qaeda, ed alcuni di essi sono stati rapiti e trasferiti in paesi che notoriamente praticano la tortura: Siria, Egitto, Marocco, Uzbekistan, perché a Guantanamo la presenza di organizzazioni umanitarie, della croce rossa internazionale, di giornalisti impegnati nella difesa dei diritti umani non garantiva la necessaria“riservatezza”che operazioni del genere richiedono. L’importante è che nessuno sappia che gli Stati Uniti, quando deportano presunti collaborazionisti in paesi terzi e li fanno torturare con frustate di cavi elettrici su tutto il corpo per ottenere confessioni sulle loro attività eversive, stanno violando una dozzina di trattati internazionali sui diritti umani e sull’abolizione della tortura, sul rispetto della dignità umana e sul primato del diritto.

La Commissione del Parlamento europeo è stata istituita nel 2005 proprio per indagare sui casi di trasferimenti verso carceri segrete di cittadini europei o, come nel caso di Abu Omar, di rifugiati politici residenti in Europa, e per imporre sanzioni agli Stati membri ritenuti responsabili di violazione dei diritti umani per presunta collusione con la CIA. La commissione ha ricostruito la geografia delle prigioni, la rotta dei voli, ha raccolto le testimonianze dei prigionieri, oltre che le bugie di generali e ministri, ha smascherato gli imbarazzi e gli omertosi equilibrismi di governi e servizi segreti. “È stato un lavoro difficile, sia dal punto di vista professionale che emotivo”, ha detto Fava. “Abbiamo indagato su 21 casi ben documentati di trasferimento straordinario, e parlato direttamente con le vittime, che hanno testimoniato davanti alla commissione. Abbiamo sentito le loro storie dolorose, raccogliendo 200 interviste, e centinaia di ore di registrazione”. Tra il 2001 e il 2005, secondo il rapporto della commissione, sono stati 1341 i voli della CIA, alcuni certamente utilizzati anche per la rendition di detenuti,che avrebbero attraversato lo spazio aereo europeo, e in alcuni casi hanno fatto scalo in aeroporti europei. Un meccanismo ben rodato basato sulla collaborazione dei servizi segreti degli Stati membri e sul beneplacito dei governi. Nonostante l’adesione alla Corte penale internazionale, "diverse nazioni europee hanno permesso che i prigionieri venissero trasferiti verso altri paesi noti per estorcere informazioni sotto tortura” spiega Fava. “Sono colpevoli di un silenzio compiacente”. Tra i paesi coinvolti, Germania, Svezia, Spagna, Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Danimarca, Turchia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia e Romania.

E anche l’Italia si è resa protagonista di una rendition, forse la più clamorosa in territorio europeo: il caso Abu Omar. Egiziano rifugiato politico in Italia, sequestrato in pieno giorno a Milano, portato in un carcere segreto egiziano, e per ventidue mesi interrogato con metodi brutali, dall’elettroshock alla sodomia… Di questo sequestro sono chiamati a rispondere 33 imputati fra cittadini americani, membri della sezione italiana della CIA, 6 dirigenti del SISMI, l’ex direttore Niccolò Pollari. Ed il nodo centrale della questione non è l’innocenza o meno di Abu Omar, che da agitatore probabilmente sarebbe stato anche arrestato con l’accusa di terrorismo, o l’istintiva antipatia che si può provare per un imam dall’iconografia così stereotipata. Il punto è che l’Italia ha lasciato che un suo cittadino rifugiato politico venisse sequestrato e dimenticato in una tomba di un metro per settanta centimetri dall’altra parte del Mediterraneo. Ma anche che i nostri governi nazionali così come anche l’establishement europeo sapevano delle violazioni che si stavano perpetrando a danno di cittadini europei. La commissione del parlamento europeo, pachiderma burocratico, ma che quando c’è da parlare di diritti umani è sempre in prima fila, ha cercato la verità e l’ha portata alla luce, costringendo i governi ad ammettere le proprie responsabilità. Una commissione d’inchiesta da molti inizialmente sottovalutata o volutamente ignorata che invece ha ribadito il primato del diritto internazionale e della dignità degli uomini, dello stato di diritto e del rispetto delle regole. E che Claudio Fava rappresenta al meglio.

Claudia Coppola - febbraio 2008

Per saperne di più:
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