La politica d'asilo dell'UE in un mondo "sicuro"

Il Segretario generale di Amnesty International parla di diritto d'asilo nell'Ue

Irene KahnQuesto mese il Centro politico Europeo (European Policy Centre, gruppo di esperti con sede a Bruxelles), ha organizzato un incontro con Irene Khan Segretario generale di Amnesty International. Tema di discussione: la politica d´asilo dell´UE in un mondo dove la sicurezza è al centro di ogni dibattito.

Asilo, sicurezza e procedure diverse - Come il Segretario generale specifica sin dall´inizio dell´incontro, mentre l´asilo un tempo era considerato un tema umanitario, negli anni il suo significato è stato politicizzato e, attualmente, è direttamente connesso al concetto di sicurezza. Sicurezza che si declina in modi diversi: sicurezza fisica (quando riguarda il fenomeno del terrorismo), economica (considerando la migrazione economica e le sue conseguenze), psicologica (legata alla paura degli "altri"). Per questo la più grande sfida, secondo Irene Khan, è proprio quella di riportare il discorso in ambito umanitario, deragliandolo dal binario della "sicurezza".
Il tentativo di armonizzare la legislazione europea in materia di diritto d´asilo non ha portato a un miglioramento della situazione. Il tema è troppo sensibile per gli Stati membri e gli standard legislativi vengono ridotti al minimo comune denominatore, lasciando la volontà di decidere ai singoli Stati. Di conseguenza esistono procedure differenti da paese e paese e risulta impossibile riconscere una procedura d´asilo comune. Il Segretario Generale cita ad esempio il caso della Germania e della Svezia comparandole alla Gran Bretagna: nei primi due paesi la percentuale di riconoscimento d´asilo ai rifugiati irakeni è di circa l´80% circa, mentre in Gran Bretagna solo del 12%.
Ogni Stato è poi libero di applicare proprie procedure "speciali". Durante il dibattito si è discusso riguardo la procedura di riconoscimento in Germania che viene accelerata se riguarda Irakeni di religione cristiana: è giusto o sbagliato attribuire preferenze a una certa categoria di rifugiati in base alla loro religione? Sbagliato, perchè si tratta pur sempre di una discriminazione, anche se in parte giusto, considerando la maggiore capacità d´integrazione dei rifugiati con la medesima religione. Inoltre dobbiamo tenere conto che la scarsa volontà ad accettare richiedenti asilo dipende anche dalla crescente richiesta di potenziali rifugiati che intendono entrare in Europa attraverso procedure d´asilo in assenza di altri mezzi. Attualmente l´integrazione degli immigrati sta rivestendo grande importanza sul piano politico per gli Stati membri. In generale si opta per un´integrazione più facile e veloce dei Cristiani, e la scelta non sorprende. Viceversa, nel caso in cui la richiesta d’asilo venga respinta, la persona viene considerata un pericolo per la sicurezza del Paese.

Troppe restrizioni - Irene Khan è invece molto scettica riguardo l´introduzione di alcune clausole di sicurezza nelle direttive europee i materia, e anche riguardo alcuni sistemi di protezione come l´ EURODAC (dattiloscopia europea), la base dati europea di impronte digitali per coloro che richiedono asilo politico e che devono essere identificati e inseriti nell´archivio dati. Nel primo caso, l´uso delle clausole "sicurezza" è in eccessiva crescita, nel secondo caso il sistema di archiviazione, non distinguendo semplici richiedenti da criminali, ostacola i potenziali richiedenti, soprattutto in caso di ritorno al Paese d´origine.
Sono insomma eccessive le restrizioni per l´entrata in territorio europeo attuate da Frontex, l´Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri, e dai paesi di transito come il Senegal e gli altri paesi mediterranei, e, tra l ´altro mettono in discussione obblighi internazionali che riguardano l´asilo politico, visto che pare che gli sforzi siano orientati nel respingere i potenziali richiedenti asilo il più lontano possibile dalle frontiere europee.
Attualmente molti richiedenti asilo su territorio europeo vivono sotto la minaccia costante di espulsione in caso di rigetto della richiesta di protezione. Ed è spesso frequente il caso di tortura o di trattamento inumano in caso di ritorno nella terra d´origine. Per questo, secondo il Segretario generale è necessario fare una distinzione tra richiedenti asilo respinti che rischiano torture in caso di rimpatrio, e gli atri, cercando di garantire maggiore protezione ai primi.
Irene Khan ha concluso la conferenza sottolineando che la capacità di gestire i flussi di richiedenti asilo è strettamente connessa alla autorità morale dell´UE. Infatti, mentre essa si impegna a promuovere i diritti umani al di fuori dell’UE, qualche volta ignora i diritti delle persone dentro il proprio territorio, violando anche obblighi internazionali, il che sicuramente danneggia la sua reputazione nel campo dei diritti umani nel mondo.

Halina Sapeha - aprile 2008

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