I limiti dei diritti: i confini orientali dell’ UE

Qual è la situazione delle frontiere a est dell'Unione europea?

famiglia di sfollatiDopo il successo del seminario “I limiti dei diritti”sul diritto d’asilo e le violazioni sui confini settentrionali dell’Unione europea, organizzato dal progetto regionale “Emilia Romagna, terra d’asilo” l’iniziativa è proseguita il 4 dicembre con una conferenza sulla situazione dei confini orientali europei. Nonostante gran parte dell’attenzione sia soprattutto rivolta alla regione mediterranea –le coste nordafricane- i problemi con i richiedenti asilo sono numerosi anche nella zona orientale dell’ Unione europea.

I confini turchi e greci- Per quanto riguarda la zona orientale sono stati considerati due diversi tipi di confini: quelli turchi/greci e quelli con i paesi europei orientali (Moldavia, Ucraina, Bielorussia e Russia). I primi fanno parte della regione mediterranea e qualche volta servono come strada alternativa per potenziali richiedenti asilo provenienti dall’Africa e diretti in Europa, speranzosi che i controlli da questa parte del mare non siano così rigidi. Come specifica Sara Prestianni di Migreurop, esperta di legislazione turca in materia d’asilo, molti africani scelgono la Turchia per recarsi in Europa per una più semplice procedura rispetto ad altri stati europei nell’ottenere il visto. Senza contare le “sorprese”: quando ad esempio la loro meta è l’Italia, ma alla fine del viaggio in mare si ritrovano in Turchia. E la strada turca non è meno difficile e pericolosa. Prima di tutto i potenziali richiedenti asilo devono affrontare non poche difficoltà sul territorio turco come la detenzione in condizioni inumane per periodi indefinibili (in posti sovraffollati con poco cibo) sperando nella prossima espulsione. Quelli che invece hanno la fortuna di non essere catturati dalla polizia turca arrivano in Grecia e, se fermati qui, vengono rimandati in Turchia in base agli accordi di riammissione Grecia-Turchia del 2001. Inoltre i richiedenti asilo sono costantemente mandati indietro in Grecia dagli altri paesi europei secondo il Regolamento Dublino II che prevede che lo stato attraverso il quale il richiedente asilo entra nel territorio europeo sia responsabile della sua richiesta d’asilo.

Considerando che la strada turca-greca è usata soprattutto da persone provenienti dall’Iraq e da altre aree difficili del mondo, l’argomento è stato anche discusso a livello europeo, col risultato della risoluzione del Parlamento del 15 febbraio 2007 sull’Iraq che invita gli stati membri dell’Ue a riconoscere il diritto d’asilo per gli iracheni onde prevenire il loro ritorno in quegli stati dove la loro richiesta d’asilo non sarebbe accolta (come in Grecia). Ma le espulsioni continuano e l’Italia fa proprio parte di quegli stati che la praticano, essendo spesso scelta come meta successiva dei richiedenti asilo che provengono dalla Grecia. In base ai dati forniti da Fortress Europe dall’inizio del 2007 887 persone sono state espulse da Bari in area greca.

I confini orientali- Una parte importante del seminario è stata dedicata ai Paesi dell’Europa orientale. La situazione di questi paesi è stata presentata da Julia Zelvenskaya, del Consiglio europeo dei rifugiati ed esiliati. Per difendere le frontiere europee verso est da paesi terzi, l’Unione europea ha sviluppato una intensa collaborazione con i paesi vicini – Bielorussia, Ucraina, Moldavia e Russia. Nonostante ingenti flussi di rifugiati verso l’Europa provengano da questi quattro paesi, questi sono comunque considerati paesi di transito. Una forma importante di partnership sono gli accordi di riammissione. Nel giugno 2007 è entrato in vigore l’accordo di riammissione tra EU e Russia, ed un simile accordo verrà concluso fra EU ed Ucraina a partire dal 2009. Come contropartita, la Federazione Russa otterrà un accordo con l’UE di semplificazione dei visti e l’Ucraina prevede di risparmiare circa 130 milioni di euro.

L’Unione europea è pronta a fornire compensazioni per respingere i richiedenti di asilo indesiderati, e, allo stesso tempo, a chiudere un occhio sul fatto che nessuno, fra gli Stati confinanti ad est, possa essere considerato un paese sicuro. In primo luogo, questi paesi sono insicuri per alcuni richiedenti di asilo, come i Ceceni e gli Uzbechi. Per esempio, il Governo bielorusso non riconosce ai Ceceni il diritto di asilo, in quanto considera la Russia, suo partner nella Unione, un paese sicuro. L’Ucraina ha una notevole esperienza in fatto di rimpatri di richiedenti asilo. Perciò è impossibile per i Ceceni e gli Ingusci ricevere lo status di rifugiato in Ucraina ed è estremamente difficile entrare nel territorio ucraino, poiché vengono respinti e rimandati indietro. Per esempio, undici uzbechi sono stati espulsi illegalmente dalla Crimea. In Russia, invece, il gruppo più vulnerabile sono i Georgiani ed in particolare gli Uzbechi. Lo scorso anno, in occasione della campagna anti-georgiana, vi furono espulsioni collettive di Georgiani dalla Russia, seguite da diversi decessi causati dal rifiuto di fornire ai profughi dei trattamenti sanitari prima delle deportazioni. Alcuni cittadini uzbechi sono stati deportati nonostante fossero detenuti in Uzbekistan dove hanno subito episodi di torture come, ad esempio, il contatto con olio bollente. Inoltre, i servizi segreti uzbechi e russi collaborano costantemente nella ricerca di richiedenti di asilo uzbechi nel territorio russo.


Un ulteriore problema è l’assenza di programmi di integrazione. Essendo paesi poveri, la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldavia e la Russia non sono in grado di offrire una assistenza economica adeguata e generosa ai rifugiati. Nessuno di questi paesi, infatti, è in grado di garantire ai rifugiati né lavoro né alloggi. In Bielorussia, ad esempio, la sovvenzione per le categorie sociali più vulnerabili ammonta a 20 euro al mese, che non è molto utile quando, nelle grandi città, l’affitto supera i 100 euro al mese. In Ucraina i rifugiati ricevono una copertura sociale mensile di 2 euro. Per quanto riguarda la Moldavia, il paese più povero in Europa, la maggior parte dei rifugiati lo considera solo un paese di passaggio ed in questo paese non presentano neanche domanda di asilo.

Mentre in Bielorussia l’accesso alle procedure di asilo è decisamente semplice, in Russia invece è molto complicato. I richiedenti asilo devono aspettare anche fino a 2 anni per un incontro con le autorità competenti. In ogni caso, non ricevono il permesso di restare nel paese. I servizi russi sulla migrazione emettono un certificato, che però non è equivalente alla registrazione necessaria per restare legalmente in Russia. Poiché è molto difficile ottenere la registrazione necessaria, molti richiedenti asilo restano nel territorio russo illegalmente, restando esposti in qualsiasi momento a degli arresti. Inoltre, dal 1999, non è possibile accedere alle procedure di richiesta asilo presso gli aeroporti internazionali, così i richiedenti asilo sono soggetti a deportazioni ancor prima di poter accedere alle procedure di richiesta asilo.

L’Unione europea rappresenta uno dei sistemi di protezione di diritti umani più avanzato, ma, allo stesso tempo, non concretizza questo alto standard di protezione dei diritti quando si tratta di grandi flussi migratori e di rifugiati. Nel tentativo di proteggere le sue frontiere, l’Unione europea ha raggiunto un accordo con i suoi vicini orientali. Nonostante quest’ultimi non rispettino i diritti dei rifugiati, la cosa importante è il loro contributo a fornire asilo al di fuori dell’UE.

 

(Halina Sapeha)
dicembre 2007

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