Sì è conclusa la COP26, la decisiva Conferenza delle Nazioni Unite sul clima - i risultati e le critiche

Si è conclusa sabato 13 novembre, con un giorno di ritardo, la COP26, la conferenza dell'ONU tra 197 leader mondiali per intraprende nuove misure globali contro il cambiamento climatico e per la sostenibilità ambientale e raggiungere gli obiettivi fissati nell’ Accordo di Parigi nel 2015.

Sono state due settimane caratterizzate da un dibattito molto animato, che ha visto la forte partecipazione e coinvolgimento della società civile e delle parti sociali, spesso impegnate in imponenti cortei e manifestazioni in tutto il mondo a sostegno di prese di posizione decise e dibattiti che hanno mantenuto i riflettori puntati sui decisori mondiali per tutta la durata del summit.

Molte le critiche al Glasgow Climate pact, l'accordo globale firmato da tutte le parti coinvolte, accusato di non contenere decisioni sufficientemente risolutive nella direzione di un cambio di paradigma climatico. Lo stesso segretario dell'ONU Antonio Guterres, che sin dall'inizio della Conferenza si era esposto con dichiarazioni molto decise contro il cambiamento climatico, ha detto che l’accordo finale della COP26 è «un compromesso» e che non dimostra «abbastanza determinazione politica per superare alcune delle sue contraddizioni più profonde». Allo stesso tempo, molti leader riportano l'impossibilità del raggiungimento di un accordo radicale tra quasi 200 soggetti Stati con caratteristiche e interessi così differenti, e difendono i punti fissati nel patto.

Di seguito i punti più rilevanti del documento prodotto a Glasgow condivisi da tutti i partecipanti:

  • Confermata la volontà da parte di tutti gli Stati di perseguire l'obiettivo di contenere l'aumento massimo delle temperature globali entro 1,5°C, come già stabilito dall'Accordo di parigi. Questo obiettivo sarebbe ancora realizzabile ed eviterebbe enormi e irreversibili catastrofi naturali come l'aumento esponenziale di fenomeni metereologici estremi e una incontrollabile accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai;
  • ll primo accordo di questo tipo in cui è indicato esplicitamente un piano per ridurre l’utilizzo del carbone, il combustibile fossile più inquinante e tutti i Paesi hanno sottoscritto l'impegno a tagliare del 45% le emissioni inquinanti entro il 2030;
  • Tutti i Paesi rivedranno annualmente, non più ogni cinque anni, i propri Nationally Determined Contributions (NDC) per la neutralità carbonica, cioè gli impegni presi dai singoli paesi per arrivare alla condizione in cui si emettono tanti gas serra quanti se ne rimuovono dall’atmosfera. In questo modo le strategie di ogni Paese saranno più facilmente monitorabili e non rischieranno di divenire obsolete;
  • Nuovo patto di collaborazione e nuove regole più stringenti per lo scambio e il conteggio univoco e trasparente dei volumi delle emissioni di CO2;
  • Il Glasgow Finalcial Alliance, un gruppo di oltre 450 banche e fondi privati, metterà a disposizione circa 130 mila miliardi di capitali privati per sostenere la transizione a un sistema climaticamente neutro entro il 2050. 

 Inoltre, alcuni paesi hanno aderito ad Accordi specifici per fermare tendenze e dinamiche estremamente pericolose:

  • Oltre 130 Paesi hanno aderito al patto per arrestare la deforestazione entro il 2030 e incentivare pratiche più sostenibili per l’agricoltura e il sostentamento delle popolazioni le cui condizioni di vita dipendono dalle foreste. I Paesi firmatari, che racchiudono circa l'85% delle foreste del pianeta, hanno promesso di stanziare circa 12 miliardi di euro a sostegno di questa sfida;
  • 108 Paesi hanno firmato il patto proposto da Unione Europea e Stati uniti per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030. Tuttavia, gradi produttori di metano come Russia, india e Cina non hanno preso parte all'accordo;
  • 22 paesi hanno concordato che tra il 2035 e il 2040 tutti i nuovi autoveicoli venduti saranno elettrici.

 

Le maggiori critiche hanno riguardato l'assenza di meccanismi sanzionatori strutturati e il fatto che secondo le posizioni politiche attuali l'innalzamento della temperatura arriverebbe a toccare i 2,4°C in pochi anni, rendendo invivibile e irrecuperabile il pianeta. Inoltre, l'accordo non menziona la limitazione dell'estrazione di petrolio e di altri idrocarburi dal sottosuolo e al suo interno le misure contro l'utilizzo del carbone per la produzione di energia sarebbero state notevolmente smussate rispetto al disegno originale, passando da una "eliminazione" del carbone entro il 2030 a un generico "rallentamento" dell'utilizzo di questo. Infine, è rimasta incompiuta la discussione riguardo l'istituzione di un fondo per compensare le nazioni più povere e vulnerabili che sono state danneggiate dagli effetti del cambiamento climatico, largamente provocati dalle attività di paesi più ricchi come Stati Uniti e Cina.

L'UE, che ricopre un ruolo leader nella lotta al cambiamento climatico grazie all'ambiziosa strategia per neutralità climatica e agli enormi contributi  economici che investe per la transizione ecologica - circa 27 mliardi di euro annui, più di un quarto dei finanziamenti globali per il clima -, non si è fatta da parte durante i lavori. La Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen ha dichiarato che anche se gli obiettivi restano lontani, bisogna rimanere fiduciosi e lavorare per implementarti e migliorarli con sempre maggiore convinzione e che l'UE continuerà a essere un modello e ad affiancare tutti i soggetti nel processo di transizione, specialmente quelli vulnerabili. 

Il vice presidente della Commissione Frans Timmermans, delegato alla transizione ecologica, ha concluso il suo ultimo intervento sottolineando l'importanza di un accordo per le generazioni future: «I please implore you, please embrace this text so that we can bring hope to the hearts of our children and grandchildren. They're waiting for us. They will not forgive us if we fail them today.»

 

04/11/2021 - In Corso la COP26, la decisiva Conferenza delle Nazioni Unite sul clima 

È stata inaugurata il 31 ottobre a Glasgow la 26esima Conference of Parties (COP26), l’attesissimo summit tra i 197 firmatari della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ospitata dal Regno Unito con la partnership italiana.

La Conferenza, da molti considerata decisiva nonché tra le ultime opportunità di prendere decisioni efficaci per salvare il pianeta, durerà 12 giorni e vedrà la partecipazione di migliaia di rappresentanti istituzionali, del mondo delle imprese, e dei cittadini per raggiungere un accordo per arrestare il cambiamento climatico implementando e migliorando gli obiettivi fissati nell’ Accordo di Parigi nel 2015. Tale incontro differisce da quelli annuali tra le parti coinvolte perché, come stabilito nella COP21 tenutasi nella Capitale Francese, qui si dovranno decidere nuove misure globali in tema di cambiamento climatico e sostenibilità ambientale sulla base risultati conseguiti negli ultimi sei anni.

Come già risaputo da diverso tempo le politiche attuate in questi anni si sono dimostrate inadatte e ampiamente insufficienti a contenere il riscaldamento medio globale entro 1.5 C° poiché, stando alle misure intraprese nei vari Paesi, in pochi anni l’innalzamento raggiungerà quasi i 3 C°.

Alla luce di questi insoddisfacenti risultati la sfida climatica si conferma una priorità e diviene ancor più evidente quanto sia fondamentale che questa Conferenza prenda delle misure decise e lungimiranti rivolte al bene delle generazioni future.

La COP26 lavorerà su 4 macroaree:

  1. Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C: ad ogni Paese verranno presentati obiettivi ambiziosi in tema di riduzione della deforestazione, accelerazione del processo di fuoriuscita dal carbone, passaggio ai veicoli elettrici, produzione di energia pulita;
  2. Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali: preso atto del fatto che l'ambiente e il clima hanno già subito ripercussioni e cambiamenti a volte irreversibili, bisogna lavorare insieme per difendere gli ecosistemi e dove possibile invertire i meccanismi di danneggiamento di questi costruendo sistemi di protezione sostenibili e resilienti;
  3. Mobilitare i finanziamenti: i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020 e le Istituzioni finanziare e monetarie devono impegnarsi ad investire nei mercati verdi e nelle economie sostenibili;
  4. Collaborare: In un'ottica di cooperazione tutti i partecipanti alla COP26 si impegnano a finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi e ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile.

L'Unione Europea tra i protagonisti 

In questo quadro l’Unione Europea ricopre un ruolo da protagonista grazie ai risultati raggiunti negli ultimi decenni – tra il 1990 e il 2020 le emissioni totali di gas serra dell’UE sono diminuite del 31 % - e al Green Deal Europeo, l’ambiziosa politica europea di transizione ecologica che mira a rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

Tale strategia non comprende solamente il conseguimento e lo sviluppo di politiche di sostenibilità efficaci ma punta a costituire un vero e proprio modello virtuoso che porti tutti i Paesi ad intraprendere la dura lotta al cambiamento climatico. Perciò, come dichiarato nel documento programmatico del Consiglio dedicato alle posizione dell’UE in vista della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’Unione si aspetta che a Glasgow i leader e i ministri mondiali dimostrino il loro costante impegno ad accelerare l’azione per il clima e, come già successo durante la decisiva COP21 che diede vita agli accordi di Parigi, l'UE esigerà da tutti i partecipanti dei grandi obiettivi e alti livelli di responsabilità.

La Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, intervenuta alla conferenza nella mattinata del 2 novembre, ha invitato tutti i partecipanti ad attuare la logica del “whatever it takes” per fermare il cambiamento climatico.

Segui gli aggiornamenti live sulla COP26 sul sito della Commisisone Europea

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