C’è tanta Emilia-Romagna sulle due sponde degli Stati Uniti

La missione del presidente della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo, Matteo Daffadà, tra New York, Fresno e San Francisco: comunità storiche, nuova emigrazione qualificata, istituzioni e università per costruire una rete stabile tra la Regione e gli USA.
C’è tanta Emilia-Romagna sulle due sponde degli Stati Uniti

Un viaggio fitto di incontri tra New York, Fresno e San Francisco che ha messo in luce una rete viva, articolata e spesso poco visibile di emiliano-romagnoli che da decenni – e oggi anche con le nuove generazioni – rappresentano un ponte concreto tra la Regione e gli Stati Uniti.

Una missione non solo istituzionale, ma profondamente relazionale: comunità storiche, nuove emigrazioni qualificate, istituzioni consolari, università, mondo imprenditoriale e associazionismo si sono intrecciati in un racconto che dimostra quanto l’Emilia-Romagna sia presente, radicata e riconosciuta oltreoceano.

New York: il ruolo delle comunità e delle istituzioni

La prima parte della missione si è svolta a New York, dove Daffadà ha incontrato alcuni dei principali riferimenti dell’italianità organizzata.

Il confronto con Riccardo Costa, esponente del Comites New York, è stato centrato sulle attività culturali portate avanti dal Comitato e su un’idea chiave: provare a costruire una nuova associazione capace di accogliere anche la nuova emigrazione, partendo dalle reti già esistenti e dalle relazioni consolidate.

Con Silvana Mangione, originaria di Cento, in provincia di Ferrara, storico membro del CGIE e profonda conoscitrice delle comunità italiane ed emiliano-romagnole a New York, il confronto si è concentrato proprio sul ruolo che queste realtà svolgono nel mantenere vivo il legame con i territori d’origine e sulle prospettive future di collaborazione tra la Consulta e la rete associativa presente nella città.

Il Dinner & Dance è stato uno dei momenti più partecipati e simbolici della tappa newyorkese. Si tratta di un appuntamento tradizionale della comunità parmense negli Stati Uniti, una serata conviviale che unisce cena, musica e ballo e che, da anni, rappresenta un punto di ritrovo identitario per gli emigrati e i loro discendenti.

L’evento ha riunito decine di persone di origine parmense ed emiliano-romagnola in un clima di forte appartenenza, dove il richiamo alle radici passa attraverso la lingua, i racconti, la cucina e le relazioni personali che si tramandano di generazione in generazione. Non è solo un momento di festa, ma un vero e proprio rito comunitario che tiene viva la memoria dei paesi d’origine e consolida i legami all’interno della diaspora.

Per il presidente Matteo Daffadà, la partecipazione al Dinner & Dance ha rappresentato l’occasione per toccare con mano quanto queste comunità siano ancora coese e orgogliose delle proprie radici, ma anche desiderose di mantenere un rapporto vivo e attuale con l’Emilia-Romagna di oggi.

Sempre a New York, accompagnato da Diego Segalini, il presidente ha incontrato Carly Avezzano, responsabile relazioni internazionali del Comune, aprendo un dialogo istituzionale diretto con l’amministrazione cittadina. A seguire, l’incontro con il nuovo Console italiano Giuseppe Pastorelli che ha manifestato grande interesse a lavorare con la Consulta per valorizzare le comunità regionali.

Particolarmente significativo il passaggio alla Columbus Citizens Foundation, interessata a ospitare una rappresentazione degli sbandieratori di Faenza, segno di come le tradizioni storiche emiliano-romagnole possano diventare strumenti di diplomazia culturale.

La sera, la partecipazione al Gala del Festival Verdi ha rinsaldato il legame con la cultura parmense, mentre la mattina successiva Daffadà ha rilasciato una video-intervista a Giampaolo Pioli per La Voce di New York, ribadendo il senso del viaggio e la forza della presenza emiliano-romagnola negli Stati Uniti. Guarda l'intervista su Youtube

Fresno: la “piccola Varsi” in California e il modello agricolo

Il trasferimento in California ha portato la missione a Fresno, dove la dimensione comunitaria si è intrecciata con quella economica e universitaria.

Accompagnato da Mark Wilson, Daffadà ha incontrato diversi membri della comunità parmense, tra cui Elena Corsini, emigrata da 27 anni e titolare del ristorante “Parma”, dove si è svolta una cena con circa quindici persone, per la maggior parte originarie di Varsi. Proprio a Fresno, pochi mesi fa, si è tenuta una reunion che ha richiamato 120 varsigiani: numeri che raccontano una comunità compatta e orgogliosa delle proprie origini.

La visita all’azienda agricola di Jeff Peracchi e alla Trinity, impresa di confezionamento ed esportazione di frutta (pistacchi, mandorle, melograni, prugne, pesche) ha offerto uno spaccato del potenziale di collaborazione nel settore agroalimentare, cuore dell’economia emiliano-romagnola.

Molto importante l’incontro con il sindaco Jerry Dyer, che ha mostrato interesse per possibili relazioni con il territorio regionale, anche attraverso il mondo dello sport: la squadra universitaria di baseball di Fresno è tra le prime negli USA e guarda con attenzione alle realtà emiliano-romagnole dove questa disciplina ha una forte tradizione.

La visita alla California State University Fresno ha evidenziato un altro punto di contatto: la facoltà di agraria e il modello di “food farm” universitario, dove gli studenti coltivano e vendono i prodotti, un’esperienza molto simile a quella dell’Università di Parma.

San Francisco: la nuova emigrazione qualificata e il bisogno di rete

A San Francisco è emerso con forza il tema della nuova emigrazione emiliano-romagnola: insegnanti, ricercatori, startupper, imprenditori, professionisti altamente qualificati.

Durante la tappa californiana della missione, il presidente della Matteo Daffadà, ha visitatoLa Scuola International School, una realtà educativa molto significativa per la comunità italiana di San Francisco e per il legame tra la cultura pedagogica italiana e il contesto internazionale.

Fondata da Valentina Imbeni, bolognese espatriata, La scuola è diventata un punto di riferimento educativo nell’area bay-area per le famiglie italiane e internazionali interessate a un modello formativo di qualità. Ispirata ai principi del metodo Reggio Children, l’istituto promuove un approccio pedagogico che valorizza la creatività, l’espressione individuale, l’apprendimento attivo e il ruolo della comunità educativa, tutti elementi riconosciuti come eccellenze pedagogiche emiliano-romagnole nel mondo.

Il metodo Reggio Children, nato nella città di Reggio Emilia, è considerato un modello educativo all’avanguardia per la prima infanzia e ha influenzato programmi didattici in tutto il mondo proprio per la sua capacità di coniugare apprendimento, espressione e collaborazione tra bambini, famiglie e insegnanti. La Scuola ha saputo incarnare questi valori anche nel contesto statunitense, diventando un esempio concreto di come l’esperienza educativa emiliano-romagnola possa essere declinata con successo oltre confine.

Durante la visita, Daffadà ha potuto osservare direttamente gli spazi e l’approccio didattico utilizzato nella scuola, confrontandosi con insegnanti e dirigenti. Questo incontro ha rappresentato non solo un riconoscimento del valore educativo italiano all’estero, ma anche una testimonianza del ruolo che iniziative di questo tipo possono avere nel costruire legami culturali duraturi e nel valorizzare l’identità educativa emiliano-romagnola in un contesto internazionale.

Tra loro insegnanti coinvolti in scambi con il Liceo Ulivi di Parma, fondatori di start-up, docenti universitari, ricercatori. Presente anche Paola Tonelli, 80 anni, punto di riferimento per l’internazionalizzazione delle imprese.

L’incontro con Angelo Spagnoli, parmense e capo istruttori della polizia di San Francisco, ha dato ulteriore testimonianza di quanto gli emiliano-romagnoli siano inseriti in ruoli chiave nella società americana.

La mattina successiva, grazie a Laura Fantone di Anzola, docente alla University of California Berkeley, il presidente ha incontrato il Console italiano a San Francisco, molto interessato a sviluppare relazioni strutturate tra California ed Emilia-Romagna, anche valorizzando la rete degli emiliano-romagnoli presenti nella Bay Area e il sistema regionale per l’internazionalizzazione.

Una missione che apre prospettive

Dagli incontri emerge un filo rosso chiaro: esistono comunità storiche fortemente identitarie, ma anche una nuova generazione di emiliano-romagnoli altamente qualificati che chiedono strumenti, connessioni, occasioni di rete.

La missione di Matteo Daffadà ha avuto proprio questo obiettivo: ascoltare, riconnettere, mettere in relazione. Tra associazionismo, istituzioni, università, imprese e cultura, prende forma l’idea di una presenza emiliano-romagnola negli USA non solo come memoria dell’emigrazione, ma come leva per il futuro.

Perché, come ha sottolineato lo stesso presidente, «C’è tanta Emilia-Romagna sulle due sponde degli Stati Uniti». E ora questa presenza chiede di essere messa a sistema.