Dai partigiani della storia ai partigiani dell’ambiente: il cuore di Casteldebole tra memoria e futuro
A Bologna, tra le aule della succursale Casteldebole dell’I.C. 14, la memoria ha smesso di essere una data sui libri per farsi voce, immagine e impegno civile. Nell’ambito del progetto presentato al percorso Concittadini dall’Associazione AIPI, il laboratorio dal titolo “La memoria, la storia, il territorio” ha trasformato il ricordo della Resistenza in una prassi quotidiana di pace e cura delle relazioni.
Il progetto: un’antologia di speranza
Il percorso nasce per dare continuità all'esperienza di “Antologia di Castel River”. Ispirandosi alla celebre opera di Spoon River, gli studenti hanno approfondito il tema della Resistenza al nazifascismo, con un’attenzione particolare agli ideali di Pace e Libertà per cui lottarono i partigiani.
Il progetto non guarda solo al passato: connette il sacrificio dei testimoni storici alla figura dei “partigiani ambientali”. In un territorio ferito dalle recenti inondazioni, la manutenzione e la cura della natura diventano un atto di resistenza moderna. Attraverso le parole di grandi pensatori come Tolstoy, Gandhi, M.L. King, Capitini e Dolci, la Pace è stata trasmessa come una scelta concreta e quotidiana. Il percorso culminerà nella produzione di un audiovisivo basato sui testi realizzati dalle classi, frutto di una didattica ludica e partecipata.
Le voci della 3 H: gli “Alberi Partigiani” di Casteldebole
Il cuore pulsante di questa esperienza è racchiuso nei testi scritti dalla classe 3 H, dedicati alla drammatica Battaglia di Casteldebole dell'ottobre 1944. I ragazzi hanno dato parola a quei giovani — molti dei quali sedicenni — che caddero sulle rive del fiume Reno.
Nelle loro poesie, il fiume diventa un custode che trasporta "i ricordi e il sangue delle vittime". Gli studenti descrivono un "ottobre gelido", il battito del cuore che accelera durante l'ultima corsa, il profumo del camino di casa che sfuma nel fragore degli spari. Potente è la metafora degli “alberi partigiani”: i caduti che restano piantati nella terra, trasformandosi in elementi della natura che oggi ci proteggono e ci chiedono di "seminare il ricordo".
"Avevo 16 anni... la mia anima se ne andò nel vento quando la battaglia fu perduta, ma oggi siamo ancora là come alberi partigiani." (Arianna).
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Fragilità: una forma diversa di forza
In un ponte ideale tra il dolore della guerra e il vissuto degli adolescenti di oggi, la classe ha esplorato il senso di smarrimento e la solitudine.
Una riflessione collettiva in cui la fragilità non è vista come debolezza, bensì come "una forma diversa di forza", preziosa come l'ossigeno. Come i partigiani di ottant'anni fa hanno lottato contro l'ombra delle catene, i giovani di oggi rivendicano il diritto di essere fragili, cercando braccia che accolgano per far sì che il mondo non faccia più paura.
Questo progetto dimostra che quando la scuola incontra il territorio e il percorso Concittadini, la storia diventa un dialogo vivo che insegna ai nostri giovani a trasformare la memoria in vita nuova.
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