Donne invisibili. Volontariato e diritti oltre le sbarre

Incontro con: Maurizio Fabbri, Presidente dell’Assemblea legislativa; Elena Carletti Presidente Commissione assembleare Parità, Diritti delle Persone e Cultura; Roberto Cavalieri Garante regionale dei detenuti; Giulia Fabini Presidente Antigone Emilia-Romagna; Alba Piolanti Udi (Unione Donne in Italia) Bologna.
In Italia le donne detenute rappresentano una minoranza che si attesta da anni attorno al 4–4,3% della popolazione carceraria. Al 31 dicembre 2025 risultano 2.754 le donne presenti negli istituti penitenziari, e circa l’80% vive in sezioni femminili all’interno di carceri maschili. Questa collocazione marginale in strutture e programmi pensati prevalentemente per uomini, si traduce in una minore attenzione ai loro bisogni specifici: salute, benessere psicologico, spazi adeguati, percorsi trattamentali e formativi, sostegno alla genitorialità.
Le donne detenute risultano inoltre più esposte a sofferenza emotiva, atti autolesivi, povertà, precarietà abitativa, fragilità familiare e a un forte doppio stigma: per il reato commesso e per la trasgressione dei ruoli associati alla femminilità e alla maternità.
In questo contesto, il volontariato svolge un ruolo determinante, offrendo ascolto, supporto emotivo, opportunità culturali e possibilità di crescita personale.
Il ruolo del volontariato
La Regione Emilia-Romagna ospita una rete di realtà impegnate stabilmente in percorsi di sostegno, mediazione, formazione e reinserimento. Tra le esperienze più significative figurano l’operato dell’Unione Donne in Italia (UDI) Bologna, i laboratori e i progetti di reinserimento delle cooperative sociali, e il lavoro delle volontarie impegnate nel supporto psicologico e culturale. Il volontariato si dimostra decisivo per ridurre la recidiva, sostenere la dignità delle persone e ricostruire reti di supporto spesso assenti.

