“Perché in fin dei conti da vicino nessuno è normale…”

Intervista a Psicoradio

redazione psicoradioSi chiama Psicoradio e i suoi redattori sono pazienti psichiatrici. Ha sede a Bologna e va in onda su rete locale e nazionale e anche sul web. Tratta temi legati alla salute mentale, ma… attenzione non è una radio di vissuti. “E’ una radio di discussioni, di dibattito, di informazione. Solo di vissuti confermerebbe lo stereotipo della malattia mentale che blocca e impedisce di fare cose normali…” spiega Cristina Lasagni, direttrice della redazione, la prima a credere fortemente nel progetto e a vederlo nascere.

La sfida di Psicoradio- Il progetto è nato grazie a “Arte e salute onlus”, un’associazione che lavora in collaborazione con i dipartimenti di salute mentale ormai da 10 anni. Il primo progetto attivato è stata una compagnia teatrale, e 2 anni fa è nata anche una radio, Psicoradio appunto. “Abbiamo pensato che fosse meglio usare come mezzo la radio perché l’audio è uno strumento più agile per le persone che devono realizzarlo e ascoltarlo, e anche più adatto a descrivere e ribaltare gli stereotipi. Ci piace ad esempio sorprendere chi ci ascolta e che spesso ci chiede – ma sono davvero pazienti psichiatrici? In effetti con il solo fatto di esistere come redazione giornalistica e di fare programmi che vanno regolarmente in onda, sfatiamo l’idea che una persona con disturbi psichici sia per questo un incapace o non sia in grado di produrre nulla di interessante”.
Ed è iniziato con questo obiettivo un grande progetto. “Abbiamo cominciato nel 2006 con i corsi di formazione. Dopo 6 mesi la prima trasmissione: il giovedì e la domenica su Radio Città del Capo e poi più avanti anche su rete Popolare Network sempre il giovedì”.
I corsi di formazione però non si sono arrestati, continuano anche ora: 3 incontri la settimana presso la sede della redazione che, per una sorta di giustizia poetica, è l’ex manicomio Roncati. Le lezioni e la preparazione del “pezzo” procedono in contemporanea, si intrecciano, mentre si imposta un’intervista si pensa a chi e come farla, se si fa un’inchiesta si studiano gli strumenti e le possibilità per realizzarla. Una sfida continua in una realtà che è in continuo divenire. Da quest’anno ad esempio la redazione si è allargata: ai 6 redattori “storici” si sono aggiunte 7 nuove voci e questo comporta la necessità di amalgamare le competenze e adeguare i livelli delle conoscenze e delle tecniche, una nuova sfida che Psicoradio ha raccolto con entusiasmo. Mentre docenti e tutor sono impegnati a trasmettere i saperi utili a “fare la radio”, i redattori più esperti di Psicoradio lavorano fianco a fianco con le nuove leve, pronti a condividere quello che hanno imparato nei primi due anni di corso.
Come i primi redattori di Psicoradio 2 anni fa, anche i nuovi stanno vivendo sulla loro pelle tutti i disagi e le novità dell’esperienza inedita. “Perché ancora non hanno vissuto il grande cambiamento che gli altri hanno fatto” spiega Eleonora, tutor e collaboratrice del progetto, “quello di riposizionare la loro identità da paziente psichiatrico a operatore radiofonico”. Dotati certo di una sensibilità “diversa” i pazienti qui sono prima di tutto corsisti e redattori radiofonici, Cristina non vuole che vengano considerati soggetti difficili e quindi in un certo senso trattati con condiscendenza o “facilitati”, per questo non transige quando si tratta di impegno, perché sa che possono farcela.
“Noi puntiamo in alto” spiega Cristina “non l’intervistina su come ci sente, come si è… ecc… Facciamo inchieste, reportage, interviste a esperti, artisti, psichiatri sui temi della salute mentale e dello psi. C’è dietro un grande lavoro”. E come chiariscono gli stessi corsisti “confrontandoci l’uno con l’altro, con i nostri docenti e con le esigenze del corso, gradualmente abbiamo formato una vera redazione. Qui le nostre competenze e preferenze si sono mixate producendo idee e tentando di produrre programmi originali”.

Le interviste- E in effetti basta dare un’occhiata al sito dove sono scaricabili tutte le puntate per vedere che si tratta di prodotti di alta qualità. Interviste ad Alessandro Bergonzoni, Claudio Albanese, Simone Cristicchi, persino la celebre scrittrice Amélie Nothomb. “E’ stata una della interviste sicuramente più emozionanti” spiega Angela, una delle tutor “Abbiamo scoperto che Amélie era in Italia, a Ferrara. Abbiamo contattato l’ufficio stampa e abbiamo concordato l’intervista telefonica. Noi ci credevamo poco e invece ci hanno chiamato loro. Beh, prima avevamo fatto tutto un lavoro di preparazione, di introduzione alla persona con i ragazzi della redazione e le domande sono scaturite da questo lavoro”.
In effetti funziona così: prima si studia il personaggio e poi si riflette insieme.
“Per esempio” spiega Cristina “oggi dovevamo fare l’intervista alla cantante Diamanda Galas che nessuno di noi conosceva. Una delle nuove redattrici ce l’aveva segnalata. Abbiamo sentito la sua musica insieme, letto la sua autobiografia scoprendo che è stata in carcere, in manicomio, insomma ha avuto una vita intensa, abbiamo ragionato insieme sulle domande che potevano far venire fuori gli aspetti più adatti alla nostra linea editoriale, in questo caso meno improntati sulla musica, ma più sul rapporto di questa cantante con la follia. E l’abbiamo fatto collettivamente, ognuno ha detto cosa avrebbe voluto sapere da lei. E poi alcuni dei corsisti, hanno concretamente realizzato l’intervista dando voce alle domande di tutti”. L’unica corale è stata l’intervista fatta ad Elio (quello “delle storie tese”) perché tutti volevano assolutamente avere l’occasione di parlare con lui.
Proprio grazie a questo intenso lavoro di preparazione le domande sono curiose e stimolanti. Indagano su aspetti interessanti della persona intervistata, aspetti che ci riguardano un po’ tutti. Come dice un attore professionista, molto amato dalla redazione e da Cristina in particolare, un artista che si definisce matto e ha cominciato a recitare nell’ospedale psichiatrico di Trieste ai tempi di Basaglia, “in fin dei conti da vicino nessuno è normale”.
E Psicoradio si basa sul principio secondo cui una buona radio deve dar voce a punti di vista diversi e permettere il confronto. Perché il confronto relativizza i problemi. “La radio permette alle persone di riflettere su temi vicini ponendosi in un’ottica di distanza che deriva dal fatto di poter colloquiare di quello specifico tema. Non è come parlare con lo psichiatra al quale, ad esempio, racconti che senti le voci e ti viene spiegato perché e vieni curato con una tale medicina. Noi invece raccogliamo l’opinione di diversi psichiatri in merito, e poi intervistiamo persone che sentono le voci e che magari nonostante ciò fanno una vita piena, e scopriamo poi che anche Amelie Nothomb le sente. Non solo. Quando si discute si scopre che pure la tua compagna di corso le sente e ne è contenta perché così è meno sola, e che l’educatore che conosci da tempo le sente e le ha messe a bada da anni e così.. si relativizza il problema. Con tanti punti di vista uno non è più solo, modera la paura”.
Si aprono nuove prospettive, nuovi spiragli che non si immaginavano, specialmente per persone che devono affrontare quotidianamente il problema della malattia mentale.
E questo aiuta moltissimo soprattutto i pazienti psichiatrici-redattori, ma non solo. Anche chi li ascolta ha l’opportunità di confrontarsi con punti di vista diversi e questo aiuta a porsi in un’ottica diversa, più aperta, meno incentrata su di sé.
Ogni intervista si conclude poi con il gioco delle libere associazioni. L’operatore dice una parola e l’intervistato deve rispondere con la prima cosa che gli viene in mente. Elio alla parola “pazzo” ha risposto “pizza”, Bergonzoni alla parola “salute mentale” ha risposto con uno starnuto, Simone Cristicchi alla richiesta di un sinonimo per la parola “matto” ha replicato “amico”.
Oltre a Cristina e ai 13 corsisti –vecchi e nuovi- ci sono i tutor, Eleonora, Angela e Luca, che affiancano e aiutano durante le lezioni di giornalismo e montaggio, oltre a giornalisti e docenti di psichiatria che forniscono spunti per le varie inchieste. “Perché non facciamo solo interviste, ma anche inchieste, reportage. L’idea è che loro imparino generi e format diversi. Ora ci stiamo occupando di questo reportage sul sentire le voci. E poi abbiamo appena fatto un’inchiesta sulla definizione di matto. Abbiamo mescolato un po’ i loro punti di vista con i commenti della gente che loro stessi hanno intervistato per strada e… è venuta fuori una cosa interessante...”.

Da paziente ad operatore - Il momento più difficile forse è stato proprio all’inizio, quando Cristina ha dovuto selezionare tra i vari pazienti psichiatrici i futuri corsisti insieme al dottor Renda, responsabile del progetto Arte e Salute per il dipartimento di salute mentale dell’Ausl e a Gabriella, la psicologa che lavora con la redazione. “Abbiamo presentato il progetto in tutti i dipartimenti anche in quelli della provincia, chiedendo agli psichiatri chi tra i loro pazienti poteva essere in grado di partecipare. In base a queste segnalazioni abbiamo dovuto fare una selezione tra i vari pazienti. Non è stato semplice: con un solo colloquio bisognava capire se poteva andare bene o meno e molti di loro erano intimiditi. Da molto tempo erano fermi e avevano difficoltà a comunicare”.
Ora però sono cambiati moltissimo rispetto a 2 anni fa. “Sono più sicuri di sé, sono riusciti finalmente a riposizionare la loro identità: da pazienti a operatori. C’è un nostro redattore che è stato dichiarato ormai guarito. Prima non aveva rapporti con la moglie e il figlio, aveva perso il lavoro, viveva con una pensione di invalidità. Quando è venuto da noi era polemico, aggressivo. Lo faceva per difendersi, perché aveva paura. Ora è rinato, ha ripreso i rapporti con il figlio, e continua a lavorare con noi. Perché è così che funziona: se si ha qualcosa da scambiare, il rapporto con gli altri diventa più semplice”. E come ha affermato lui stesso “la radio è diventata per me un vero veicolo di espressione e quindi di cura e vi posso assicurare che è una grande gioia”.
L’obiettivo è proprio quello di riconquistare la propria autostima non solo grazie ad un lavoro interiore, ma soprattutto attraverso un’apertura nei confronti del mondo che ci circonda. La peculiarità della radio, rispetto agli altri progetti, è proprio quella di permettere, anzi di richiedere, il confronto con l’esterno.
“Da noi spesso in radio non si riconosce chi è il paziente e chi no. E comunque mentre si lavora questo aspetto non è più rilevante. Io mi dimentico che sono pazienti. Si crea un rapporto di lavoro, di amicizia”.
Vedere per credere. Se qualcuno fosse interessato a osservare il lavoro della redazione dietro le quinte può farlo sul sito di Idee radio (www.ideeradio.it ). Il sito, curato da Vincenzo Anzalone, storico regista di Radio Rai, ospita diverse esperienze radiofoniche e l’autore ha espressamente chiesto a Psicoradio di gestire in autonomia uno spazio fisso chiamato “lo Psicodiario”. Periodicamente viene pubblicato uno scorcio di vita della redazione –audio e scritto- dove gli operatori parlano di loro, dei loro interessi, spiegano i problemi sorti durante le trasmissioni, commentano le varie riunioni. E’ il backstage di Psicoradio.

Le voci della redazione- Ma anche ascoltando le varie puntate si imparano a conoscere e riconoscere tutti i vari redattori, con le singole peculiarità, passioni e competenze.
C’è chi ha una passione viscerale per la musica e intanto si sta specializzando in semiotica, come Vincenzo, c’è Giovanna che canta in un coro polifonico e scrive musical, e poi Marco che studia la storia nella profonda convinzione che solo ragionando sul passato si può capire il presente e costruire un buon futuro, Massimo, fine conoscitore dell’universo calcistico e abilissimo nel montaggio, e Fabio soprannominato da tutti “il presidente” per la sua autorevolezza. Gabriele invece è un mago del karaoke e i computer per lui non hanno segreti, Gino studia per diventare Dj e porta alla radio i suoi ritmi, Andrea gestisce un’edicola e discorre con semplicità di economia, musica inglese e attualità politica, Morena ha un’anima poetica e luminosa che vuole condividere, Maria Luisa che ha sempre insegnato è pronta a imparare nuovi mezzi per esprimere la sua arte e le sue emozioni, Massimo vuole rimettersi in gioco e mette a disposizione tutta la sua cultura, Vincenzo vive di cinema e sogna la radio.
La cosa importante è, come insegnano i “vecchi” redattori alle new entries, “non pensare ai propri problemi”. Perché ora ci sono altre cose e c’è il lavoro in radio. Non vale la pena di concentrarsi troppo su di sé.
“Prima erano pazienti psichiatrici. Ora sono persone che sono tenute insieme non dalla malattia, ma da un progetto. Un progetto che li aiuta a pensare a un futuro” racconta Eleonora “Uno di loro una volta mi ha detto Se vogliamo possiamo dimenticarci di esser malati”.
Prendo spunto dalle loro idee per concludere l’intervista a Cristina, Angela ed Eleonora.
Voci?

Tante

Sentirle

Conoscerle.

(Francesca Mezzadri)
maggio 2008

 

Psicoradio
Email: psicoradio@gmail.com
Tel:051 6584204
Cel: 333 7620044
www.psicoradio.it

Azioni sul documento

Il microfono della pace

Tutte le interviste realizzate dalla nostra redazione

microfono

Diritti Si Nasce

e-learning per scuole

 

 

 

Scopri il percorso per studenti e insegnanti sulla Carta dei diritti dell'Ue

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?