L'incomprensibilie dualismo sui "Diritti dell'infanzia"

La disputa sulla stesura del Rapporto dei "Diritti dell'Infanzia"

bimbo scriveIl contrasto in atto fra il Parlamento Europeo ed il Consiglio d’Europa ha come motivo il riconoscimento comunitario della validità giuridica dei "Diritti dell’Infanzia". Nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue del 2000 se ne era avuta una loro esplicita menzione ma, non rivestendo essa una base vincolante, si è dovuto attendere la formalizzazione del nuovo Trattato di Lisbona per vedere accresciuta la loro rilevanza. La Commissione aveva già affrontato il problema emanando una comunicazione sull’implementazione della Strategia Europea per i diritti dell’infanzia ma fino alla fine del 2007 non era riuscita a raggiungere i risultati sperati.

Ciò ha condotto i membri del Parlamento Europeo ad affrontare nuovamente la questione riuscendo in poco tempo a stilare un “Rapporto” votato dalla maggioranza assoluta del consesso nel gennaio 2008. Mettendo in evidenza la carenza dal punto di vista della traduzione in termini pratici delle tutele che formalmente vengono accordate ai minori, nel “Rapporto” sono ricompresi tutti gli enunciati giuridici sui quali si ritiene di aver fallito.
Il contrasto con il Consiglio d’Europa attiene principalmente al fatto che tale organismo, avendo svolto in merito lavori analoghi precedenti, non ha ottenuto sin da subito l’adesione da parte dei MEP (Membri del Parlamento Europeo), suscitando conseguentemente preoccupazioni e sconcerto. La comunanza di obiettivi che si coglie dalla lettura dei documenti dei due organismi (per il Consiglio d’Europa si fa riferimento in particolare alle "Convenzioni sull’esercizio dei diritti dell’infanzia, sull’adozione o sullo sfruttamento sessuale e sulla criminalità nelle reti informatiche", mentre per il Parlamento si allude al summenzionato "Rapporto sulla Strategia europea per i diritti dell’infanzia") rende ancor più incomprensibile tale atteggiamento.
Del resto l’universalizzazione dei diritti dell’infanzia ed il fatto di renderne obbligatorio il rispetto nella sottoscrizione di accordi con Paesi non-UE che violano costantemente con pratiche brutali la sensibilità dei bambini, già di per sé, non dovrebbe ammettere disattenzioni o distinguo di parte.
Un urgente chiarimento sulla faccenda è pertanto obbligatoriamente doveroso.

Carlo Diana - aprile 2008

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