Il premio Sacharov 2007 a Salih Mahmud Osman

Il premio Sacharov per gli uomini che si sono distinti nella lotta per il rispetto dei diritti umani, quest'anno va a...

salih osmanIl premio Sacharov, che da 20 anni il Parlamento europeo assegna agli uomini e donne che si sono distinti nella lotta per il rispetto dei diritti umani e della libertà di pensiero, è stato vinto quest’anno da Salih Mahmud Osman, che da anni sostiene le vittime del conflitto del Darfur. Il vincitore è stato votato unanimemente dalla Conferenza dei Presidenti delle Commissioni parlamentari dopo una proposta sostenuta da un ampio numero di deputati provenienti da diversi gruppi politici, ma tutti egualmente solidali nel sostenere la causa del Darfur.

L’impegno di Osman- Il Darfur, regione situata ad ovest del Sudan, è troppo spesso citato a caso e poco sostenuto. Il conflitto che imperversa dal 2003 tra i gruppi miliziani islamici e le tribù della regione ha causato 400.000 morti e più di 2,5 milioni di sfollati. E oltre ai media che parlano di pulizia etnica e genocidio, oltre ai caschi blu dell’Onu e alle ONG che si impegnano per lenire le sofferenze della popolazione, anche una singola persona come Osman può impegnarsi per garantire il rispetto dei diritti umani.
Osman è un avvocato sudanese che da anni difende le vittime di tortura, i condannati a morte, i rifugiati, le persone condannate arbitrariamente e le vittime di violenze sessuali. Come ha spiegato il Presidente del Parlamento europeo Hans Gert Pöttering durante la cerimonia di assegnazione del premio, Osman “dà a questi uomini e a queste donne indifese, vulnerabili, intimidite e ignorate, il riconoscimento della loro sofferenza, l’assicurazione che questa non sarà dimenticata e la speranza di un ritorno alla vita normale”. L’avvocato si batte ogni giorno affinché i colpevoli dei crimini di guerra si assumano la responsabilità a livello nazionale e internazionale; anche per questo è stato imprigionato e torturato insieme ad alcuni membri della sua famiglia. Nonostante tutto, continua nella sua battaglia, non solo legale –dal 2005 è membro dell’opposizione al parlamento sudanese- e non si lascia intimidire.
Dal 2004 gestisce anche un centro di riabilitazione a Nyala per chi ha subito violenze e abusi sessuali: Amal –ovvero Speranza- è il suo nome.

Protezione e giustizia- E la speranza per il vincitore è proprio quella di avere l’appoggio dell’Unione europea e il coinvolgimento delle forze internazionali per la protezione dei civili innocenti. “Questa protezione- come spiega lui stesso- è possibile solo attraverso lo spiegamento di forze ibride ONU/Unione africana. Il coinvolgimento delle forze europee è imperativo anche se il governo sudanese potrebbe essere riluttante ad accettarlo. L’Europa ha un ruolo importante da svolgere per convincere il governo sudanese ad essere aiutato. In Darfur non ci sarà pace se non vi è protezione”.
Non potrà esserci pace neanche senza giustizia. Il sistema giudiziario sudanese viene definito da Osman “incompetente, incapace e riluttante”. Nessuna delle vittime può tornare nella propria casa a causa di una mancanza assoluta di sicurezza per gli attacchi delle milizie e per i bombardamenti dello stesso governo. E nessuno dei responsabili è stato incriminato, né portato di fronte alla giustizia. La Corte Penale internazionale ha già ottenuto qualche successo, ma ancora la strada è lunga e “il ciclo dell’impunità non è stato ancora spezzato”.

Un futuro per il Darfur- Osman si dichiara molto onorato di ricevere il premio dal Parlamento europeo, premio che in precedenza era stato assegnato anche a Nelson Mandela e che gli dà la forza di proseguire nella sua battaglia. L’avvocato ricorda come il Darfur non sia l’unica regione nel Sudan dove i diritti umani, che i popoli europei danno per acquisiti, siano violati. In proposito rivolge un appello all’Europa affinché promuova lo stato di diritto in Sudan, auspicando che le elezioni del 2009 si svolgano equamente.
“Ho rappresentato migliaia di persone che avevano bisogno del mio aiuto in tribunale; ho visto migliaia di persone che sono state torturate e centinaia di donne e ragazze vittime di abusi sessuali; ho visto 4 milioni di persone obbligate a lasciare le proprie case e 2,5 milioni di persone confinate in campi profughi.”(…) Il fatto che ora molte persone verranno a conoscenza di quel che ho fatto mi dà coraggio e determinazione: la gente ha cominciato a capire che questo premio non è solo per me, ma anche per il Darfur, il Sudan e l’Africa intera.”

(Francesca Mezzadri)
gennaio 2008

 

Per saperne di più:
http://www.europarl.europa.eu/sakharov_2007_package/module_it.htm

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