Il 2011 Anno europeo del Volontariato

Una proposta del Parlamento europeo, supportata dalla società civile.

maniNella giornata dell’8 luglio il Parlamento Europeo ha approvato, con 416 firme dei membri del consesso, una raccomandazione con cui richiede formalmente alla Commissione Europea di proclamare il 2011 “Anno europeo del Volontariato”. Seppur non vincolante, la dichiarazione scritta, votata da un numero di gran lunga maggiore di membri rispetto al necessario (393 firme di parlamentari erano, infatti, già sufficienti) rappresenta la prima iniziativa, di tal portata, promossa e supportata dalla società civile.

Una richiesta che parte dalla società civile - E’ stato infatti il Centro europeo per il Volontariato (CEV) a lanciare per primo la discussione sull’argomento in una conferenza indetta nella giornata internazionale del Volontariato, il 5 dicembre 2007, alla quale hanno preso parte tutte le Organizzazioni Non Governative coinvolte in attività di volontariato. Il documento finale scaturito da quell’appuntamento è stato presentato il 13 febbraio 2008 dinanzi alla plenaria del Parlamento Europeo, nell’audizione dedicata appositamente ai gruppi di interessi che si occupano di volontariato, riscontrando consenso pressoché unanime. La richiesta formalizzata l’8 Luglio dal Parlamento Europeo sottolinea dunque l’importanza rivestita da questo settore di attività che coinvolge, secondo i dati di Eurobarometro, 3 cittadini su 10 dell’Unione europea, per un totale complessivo di 100 milioni di persone.
Nel documento approvato vengono elencati tanto i risultati raggiunti dalle attività di volontariato in questi anni, quanto le motivazioni che dovrebbero indurre la Commissione Europea a propendere per l’accettazione della proposta formulata. Non è mai esistito, prima d’ora, un procedimento standard per l’indizione di un Anno europeo dedicato ad una materia specifica e quindi il risultato ottenuto l’8 luglio con il supporto vastissimo della società civile e delle ONG impegnate nel settore, lascia presagire un esito finale di quasi sicuro successo.

Perché il volontariato - Il volontariato viene definito, nello stesso documento, un tipo di attività capace di concretizzare i valori e gli obiettivi dell’Unione Europea, quali quelli consacrati nei Trattati, attraverso un’azione di solidarietà e di ascolto degli altri che contribuisce a migliorare sensibilmente le nostre società. L’attività si rileva inoltre fondamentale per una vasta gamma di Politiche europee, nonché capace di contribuire a generare il 5% del Prodotto interno lordo (PIL) delle nostre economie nazionali. Inclusione sociale, promozione dei valori europei presso i giovani, life learning programme quale canale di crescita culturale per tutti, dialogo intergenerazionale ed interculturale, protezione civile, aiuti umanitari ed aiuti allo sviluppo, integrazione dei migranti, promozione dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente e crescita dell’occupazione: questi risultano essere gli ambiti in vario modo influenzati positivamente dall’azione intrapresa dai tanti volontari coinvolti. Giovani, meno giovani, occupati e non occupati, appartenenti a differenti etnie e credo religiosi: i volontari sono la testimonianza vivente di come sia possibile abbattere quotidianamente barriere sociali, culturali, religiose ed etniche. E in questo modo, mostrare anche quale sia il vero spirito di quell’identità europea che tanti dubbiosi ancora faticano a riconoscere nella realtà dell’UE.

Accrescere la consapevolezza - Ecco uno dei motivi per cui il 2011 dovrebbe essere dedicato al volontariato. Se 3 cittadini su 10 sono coinvolti in attività di volontariato, 7 su 10 sono quelli che non hanno mai provato alcuna esperienza di questo tipo. In effetti prevale scetticismo presso l’opinione pubblica che, secondo i dati di Eurobarometro, viene influenzata negativamente dall’idea del volontariato quale “dovere obbligatorio”. E’ probabile che la maggioranza non sia infatti consapevole dei cambiamenti che si sono determinate nel corso degli anni grazie a questa attività di solidarietà, impegno responsabile, ascolto di chi non ha voce, degli emarginati sociali e dei più bisognosi.

Per questo sarebbe utile accrescere presso le nostre società la consapevolezza riguardo il valore e l’impatto del volontariato, ma servirebbe anche un miglioramento delle capacità organizzative, una maggiore diffusione delle migliori pratiche e strutture di supporto adeguate. Il 2011 è inoltre l’anno in cui ricade il 10° anniversario dell’Anno internazionale del Volontariato delle Nazioni Unite, tenutosi nel 2001. Già in quell’occasione l’alto livello di attenzione pubblica e le sinergie poste in campo avevano contribuito a far sì che i governi collaborassero più attivamente ed adottassero un’azione precisa su questo piano. Il 2011 potrebbe essere quindi l’anno giusto per rilanciare la sfida e puntare tanto all’eliminazione definitiva di falsi luoghi comuni, quanto alla concretizzazione di una strategia, ancora assente sul piano europeo, che impegni, oltre alle associazioni di settore, i governi, i grandi apparati economici ed il mondo delle imprese operanti ad ogni livello: dal locale al regionale, dal nazionale al continentale.

Carlo Diana - luglio 2008

Dal sito del Parlamento Europeo

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