Next Generation EU: la Commissione europea colloca il primo bond da 20 miliardi

A seguito del completamento delle ratifiche da parte degli Stati membri, la Commissione europea ha emesso sul mercato il suo primo bond di debito comune del piano Next Generation EU, per finanziare la ripresa dell'Europa dalla crisi del Covid-19 e dalle sue conseguenze. Al suo esordio come grande emittente di debito sovrano, la Commissione ha raccolto 20 miliardi di euro tramite un'obbligazione a 10 anni con scadenza il 4 luglio 2031.

Il portafoglio ordini finale ha superato 142 miliardi di €, il che significa che le richieste di sottoscrizione sono state 7 volte superiori all'offerta. L'obbligazione ha suscitato un forte interesse da parte degli investitori in Europa e nel mondo, il che ha permesso alla Commissione di ottenere condizioni di prezzo assai favorevoli, analogamente a quanto avvenuto con le successive emissioni, dagli ottimi risultati, nell'ambito del programma SURE. La Commissione sarà così in grado di finanziare, nella seconda metà dell'anno, la totalità delle sovvenzioni e dei prestiti previsti per gli Stati membri nell'ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, oltre a soddisfare le esigenze delle politiche dell'UE che beneficiano di finanziamenti a titolo di NextGenerationEU.

Per finanziare NextGenerationEU, la Commissione europea reperirà sui mercati dei capitali, per conto dell'UE, fino a circa 800 miliardi di € entro la fine del 2026: 407,5 miliardi di € disponibili per sovvenzioni (nell'ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza e di altri programmi di bilancio dell'UE) e 386 miliardi di € per prestiti. Ciò si tradurrà in un volume di prestiti pari in media a circa 150 miliardi di euro all'anno. Una volta istituito il sistema di aste, la Commissione organizzerà regolarmente sindacati e aste di Eu-Bond e di EU-Bills, i cui dettagli sulle date dell'asta e sulla struttura dell'intero programma EU-Bill.

La presidentessa della Commissione Ursula von der Leyen dovrebbe recarsi a Roma il 22 giugno per valutare il Piano di ripresa e resilienza italiano, come parte del tour delle capitali europee che inizierà mercoledì 16 in Spagna e Portogallo e proseguirà nei giorni successivi con Grecia, Danimarca e Lussemburgo.

La Commissione europea valuta i piani nazionali sulla base di 11 criteri, per ognuno dei quali viene assegnato un voto: A, B o C. Ogni piano deve aggiudicarsi otto A tra cui quattro relativamente alla capacità del piano di contribuire in larga misura all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, alla transizione verde (almeno il 37% delle risorse) e alla transizione digitale (20% delle risorse). Non è consentita nessuna C, voto che indica una capacità ridotta di raggiungere gli obbiettivi.

Poi toccherà al Consiglio europeo, nel mese di luglio, dare l’ok definitivo che aprirà la strada ai primi anticipi di risorse per gli Stati membri. Per l’Italia l’anticipo è di 25 miliardi di euro.

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