I dati dell’Eurobarometro regionale e locale di ottobre

La pandemia ha colpito duramente l’Italia e l'Europa e questo si riflette anche sulle amministrazioni locali, come emerge dalle stime del «barometro» annuale presentato dal Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, nella settimana dedicata agli enti locali europei.

 

 

Un taglio di 180 miliardi di euro mette a rischio le finanze regionali e locali

Nel 2020 gli enti locali e regionali di tutta Europa hanno registrato un aumento delle spese di circa 125 miliardi di euro - a causa delle misure legate alla pandemia - e un calo delle entrate di 55 miliardi di euro - dovuto in gran parte alla diminuzione delle attività economiche, delle entrate fiscali, tariffarie e dei diritti. Questo ''effetto forbice'' si traduce in un gap di circa 180 miliardi di euro nelle finanze, con 130 miliardi persi a livello regionale e intermedio, e 50 miliardi a livello comunale. Gli enti locali e regionali tedeschi sono di gran lunga i più colpiti in termini assoluti (-111 miliardi), seguiti da quelli italiani (-22,7) e spagnoli (-12,3). Le perdite in percentuale delle entrate totali sono state più alte per gli enti regionali e locali di Cipro (-25%), Bulgaria (-15,3%) e Lussemburgo (-13,5%).

 

Ignorare la dimensione territoriale della crisi sanitaria mette a rischio delle vite 

Il Barometro evidenzia profonde differenze nel modo in cui la pandemia ha colpito la salute delle nostre comunità. La regione Severovýchod della Repubblica Ceca è stata la regione con il maggior numero di casi, ma la Valle d'Aosta ha registrato il maggior numero di morti per 100.000 abitanti. La Comunidad de Madrid è stata la regione con la quota più alta di eccesso di mortalità nel 2020 rispetto alla media dei decessi nei quattro anni precedenti. In generale, nel 2020 era più sicuro vivere in campagna che in città. I centri urbani sono meglio dotati per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, ma le regioni rurali hanno registrato tassi più bassi di eccesso di mortalità e hanno dimostrato un maggiore livello di adattamento al cambiamento.

 

Le regioni vengono ignorate nei piani nazionali di recupero, mettendo a rischio gli obiettivi verdi e di recupero dell'UE

Solo una minoranza di autorità locali e regionali in tutta Europa sono state consultate dai loro Stati membri nella preparazione del Piano nazionale di resilienza e recupero (PNRR). All'interno di questa minoranza, solo alcuni di loro hanno visto il loro contributo preso in considerazione nel relativo PNRR. Mentre la Germania, il Belgio e la Polonia hanno avuto un approccio inclusivo nei confronti delle autorità regionali e locali, l'Italia, la Spagna, la Francia e la Croazia non hanno ottenuto risultati altrettanto positivi. In alcuni paesi, gli stanziamenti di bilancio complessivi per le politiche verdi e la transizione verde assorbono in media il 41% del bilancio nei PNR. Ma un'analisi più ampia dei piani nazionali mostra che dovrebbero essere meglio allineati con il Green Deal europeo, poiché molti di essi rischiano di mancare l'obiettivo del 37% di spesa per il clima. La scarsa consultazione delle città - una delle forze trainanti nella lotta al cambiamento climatico - solleva grandi preoccupazioni sulla capacità dei piani di affrontare i problemi più urgenti sul terreno.

 

Il divario digitale urbano-rurale può mettere a rischio la ripresa: è urgente il sostegno alla ''coesione digitale”

La pandemia ha messo in luce un drammatico divario tra le autorità locali e regionali che sono già in grado di sfruttare tutto il potenziale della trasformazione digitale per sostenere le imprese a crescere e innovare, nonché per servire i loro cittadini, e quelle non ancora completamente digitalizzate. La copertura totale delle famiglie dell'UE con reti digitali ad altissima capacità è del 44% nelle aree urbane, rispetto al 20% nelle aree rurali. Il divario urbano-rurale in termini di persone che usano Internet quotidianamente è particolarmente ampio in Bulgaria, Romania, Grecia e Portogallo. D'altra parte, Svezia, Finlandia e Danimarca mostrano i risultati più coesivi. Gli sforzi messi in atto a livello europeo e nazionale sono ancora insufficienti: solo Germania, Svezia, Paesi Bassi e Belgio stanno attualmente arginando il divario urbano-rurale, mentre è significativo in tutti gli altri Stati membri dell'UE.

 

La povertà COVID sta diventando una realtà. Il rischio di una generazione persa a causa del COVID aumenta

La crisi ha avuto un impatto catastrofico sull'occupazione e sulla dimensione sociale, con i giovani e le persone poco qualificate i più colpiti. L'occupazione dei giovani ha subito un calo particolarmente forte nel 2020. La disoccupazione giovanile è di 10 punti percentuali superiore a quella della popolazione generale. Anche l'occupazione temporanea e l'occupazione a tempo parziale hanno registrato un calo significativo. Le persone che vivono in condizioni disagiate, le persone con disabilità e gli anziani hanno subito un peggioramento delle loro condizioni di vita. La pandemia ha ulteriormente evidenziato disuguaglianze di genere di lunga data e rischi occupazionali legati al genere.

 

I politici regionali e locali pensano di non contare abbastanza nell'UE e vogliono avere più influenza sulle politiche

I 1,15 milioni di europei che lavorano nei consigli locali e regionali sono stati in prima linea nella pandemia. L'insoddisfazione per lo status quo è evidente. Nove su dieci ritengono che sia (molto) importante che le città e le regioni abbiano più influenza sulle politiche nazionali. Nove su dieci vogliono un accesso più facile ai fondi europei. Quattro su cinque pensano che i governi subnazionali abbiano bisogno di maggiore influenza sulla politica dell'UE. Sette su dieci gradirebbero il sostegno dell'UE nel loro lavoro di definizione delle politiche.

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