Green Deal europeo. Un'Europa più verde ci può aiutare a salvare il mondo?

Green Deal europeo. Un'Europa più verde ci può aiutare a salvare il mondo?

La prima e più importante sfida che gli europei hanno di fronte è la lotta al cambiamento climatico. Sappiamo che non abbiamo più scelta, la nostra terra soffre e non è più in grado di sostenere le ferite prodotte dal sistema di sviluppo che l'umanità le ha inflitto.

 

Ma il mondo non sembra pronto per affrontare questo obiettivo con responsabilità.

E, in ogni caso, affrontarlo significa dover mettere in conto cambiamenti importanti nella produzione e nello stile di vita cui siamo abituati. E' possibile che qualcuno resti indietro, che a pagare il prezzo della transizione siano solo alcuni.

L'Unione europea non può abdicare alla sua prima ambizione, essere il luogo nel mondo dove si protegge un sistema sociale e democratico che ancora è il migliore del mondo e che andrebbe addirittura  rilanciato, dove si pensa al domani sforzandosi di non aumentare gli squilibri e le diseguaglianze. La seconda ambizione è quella di riuscire a portare dalla parte della Terra anche il resto del mondo, il quale - come abbiamo avuto modo di vedere al recente COP25 di Parigi - non è pronto a prendersi responsabilità tanto importanti per le future generazioni.

Il New Green deal europeo è la risposta della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. Presuppone uno sforzo unitario di tutti i paesi dell'Unione europea per sostenere e finanziare un cambio di paradigma dello sviluppo e della società europea nel suo complesso.

Sappiamo che in altre occasioni le grandi strategie europee hanno avuto dai Paesi membri un sostegno a macchia di leopardo, con alcuni paesi d'accordo solo a parole ma non nei fatti. Speriamo davvero che questa volta sarà diverso, perché la posta in gioco è davvero troppo alta per sottrarsi agli impegni.

Cosa prevede in estrema sintesi il Green deal europeo?

L'UE deve dare l'esempio al mondo e quindi non può accontentarsi degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell'agenda 2030 dell'ONU: è in grado di farlo, e quindi si darà l'obiettivo ambizioso di diventare il primo continente a impatto climatico zero nel 2050. Per farlo è necessario estendere ad altri settori il sistema di scambio di quote di emissione che già aiuta l'UE a ridurre le emissioni dei settori energetico e industriale. Lo sviluppo di fonti di energia più pulite e di tecnologie verdi ci consentirebbe di produrre, viaggiare, consumare e vivere rispettando di più l'ambiente. Occorre sviluppare un'economia realmente circolare e proteggere la biodiversità. Tutto ciò potrebbe causare sacche di disoccupazione in settori obsoleti e la marginalizzazione di interi settori della società che non hanno gli strumenti , da soli, per stare al passo dei tempi. Perciò il Green Deal europeo prevede un percorso per una transizione giusta e socialmente equa. È concepito in modo da non lasciare indietro nessun individuo e nessuna regione in questa grande trasformazione.

Per fare questo non bastano le belle parole. Occorre in Unione europea un ingente investimento sia pubblico che privato. Occorre focalizzare su questo obiettivo tutte le conoscenze, occorre sviluppare nuove conoscenze e tecnologie. Occorre un uso delle tecnologie, di quelle già conosciute e di quelle che arriveranno, al servizio del futuro dei popoli europei.

E tutto ciò, come ben sappiamo, fatto in fretta: il calendario della Commissione europea, guidato dal Commissario Timmermans prevede un percorso a tappe forzate da marzo 2020 fino alla fine del 2020 per rafforzare la legislazione europea e consentire di raggiungere insieme tali obiettivi.

Approfondisci sul sito della commissione europea dedicato al GREEN DEAL EUROPEO

Guarda il video di presentazione (1,23 min)

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