Guerra aperta in Europa alle fake news

La Commissione europea e l’Europarlamento di Strasburgo stanno avviando iniziative esplicitamente indirizzate a contrastare bugie, mezze verità, notizie distorte o incomplete relative al processo di integrazione europea ed alle politiche europee in generale.

Perché una attenzione così forte e perché proprio ora? Perché “le false informazioni” in ambito politico “minacciano la stessa democrazia”, ha spiegato la Commissaria europea per l'economia e la società digitali Mariya Gabriel.

La Commissione europea

A novembre 2017 la Commissione Ue ha annunciato la costituzione di un “gruppo di esperti di alto livello” per analizzare ogni aspetto delle fake news, accompagnata da una consultazione pubblica on line (aperta fino al 23 febbraio) e da un sondaggio di Eurobarometro previsto a marzo 2018.

Il gruppo alto livello, conosciuto oramai come Task force europea contro le 'fake news', si è riunito per la prima volta lo scorso 15 gennaio a Bruxelles. Tra i 39 esperti del Gruppo di alto livello, anche quattro italiani: la dirigente di Mediaset Gina Nieri, il vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini, l'ex direttore del Tg1 Gianni Riotta, e il docente di diritto dell'università Bocconi Oreste Pollicino.

Il compito della task force, composta da rappresentanti della società civile, delle piattaforme social, delle aziende editoriali, da giornalisti e accademici, e presieduta dalla professoressa Madeleine de Cock Buning, docente dell'università di Utrecht specializzata in Proprietà intellettuale, sarà quello di definire cosa è fake news e fornire alla Commissione europea opzioni per contrastarle. La Commissione europea intende infatti preparare una strategia europea per contrastare la diffusione di false informazioni, e presentarla entro aprile 2018.

La commissaria bulgara Mariya Gabriel ha illustrato l’iniziativa accanto a Madeleine de Cock Buning, presidente del gruppo di esperti . Le “fake news si propagano oggi a un ritmo inquietante, minacciano la reputazione dei media, lo stato della democrazia e i valori democratici”, ha affermato Gabriel. Senza voler “costringere i cittadini a credere o meno all’informazione”, senza voler “limitare i diritti dei media e della comunicazione”, si tratta a suo avviso di lavorare per “favorire la trasparenza, la diversità e la credibilità delle fonti di informazione”.

“Le tecnologie digitali hanno profondamente modificato il mondo in cui i cittadini accendono all’informazione” e hanno “un’enorme potenziale per aumentare il pluralismo dei media”, ha affermato ancora Gabriel. Ma queste tecnologie devono essere usate bene perché “i cittadini hanno bisogno di informazioni credibili per fare scelte informate”, e le fake news inquinano questo processo e bisogna agire in fretta. “Dobbiamo elaborare meccanismi per identificare le fake news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, il rischio grande è che la situazione si avveleni”, ha avvertito la commissaria.

La questione delle fake news si è imposta progressivamente negli ultimi anni in parallelo alla crescita dei social. Chiunque infatti può mettere in rete ciò che pensa, ritiene vero e giusto, senza nessuna possibilità per chi le legge di verificarne la veridicità. Negli ultimi anni si è inoltre rilevata una tendenza ad inserire in rete notizie false con scopi dolosi. E’ il caso della propaganda terrorista dell’Isis, ma anche della sempre più diffusa propaganda razzista. Analoghi problemi si sono rivelati nella loro pericolosità in occasione di recenti campagne elettorali in paesi democratici, come nel caso delle ultime elezioni americane e da altri episodi di incitazione all’odio verso personaggi politici di diversi paesi europei e non solo.

Ma il problema delle notizie false non riguarda solo la grande politica, secondo Madeleine de Cock Buning, le fake news tendono a modificare anche i comportamenti nelle elezioni locali. Si è parlato infatti di hacker e fake news anche per le elezioni in Catalogna, per la brexit in UK o per elezioni comunali e regionali in tutta Europa. “La nostra preoccupazione riguarda l’argomento in generale, e quello delle campagne elettorali in Europa sarà sicuramente un aspetto di cui ci occuperemo” ha dichiarato, ma “non ci concentreremo su una situazione specifica, cercheremo piuttosto di affrontare il fenomeno in modo multi-dimensionale, cercando di essere al tempo stesso concreti”. Tale fenomeno fra l’altro, si rivolge spesso anche contro semplici cittadini, che ne pagano le conseguenze senza avere sufficienti strumenti per difendersi.

Il Parlamento europeo

Sempre il 15 gennaio, nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo, il direttore generale della comunicazione, Jaume Duch, ha annunciato la costituzione di una specifica unità che si occuperà di mettere in rilievo, confutare e contrastare le fake news che riguardano il lavoro del Parlamento europeo e dei suoi parlamentari. Il nome del nuovo ufficio è “Spokespersons and rebuttal unit” alla cui testa è stata posta Marjory Van DenBroeke, che vanta una lunga esperienza nel settore dei media al Parlamento Ue. L’unità sarà lo strumento più importante “per rispondere alle domande dei media non direttamente connesse al lavoro legislativo del Parlamento europeo e per replicare a false o errate informazioni a proposito del Parlamento, dalla prevenzione al rilevamento alla reazione”.

Il Consiglio d’Europa

Anche il Consiglio d’Europa, istituzione che non fa parte dell’Unione europea ma comprende 47 Stati del continente e si occupa della difesa dei diritti umani, si sta preoccupando da tempo della ricaduta di tale fenomeno per i cittadini del continente.

Il 25 gennaio il Consiglio d'Europa ha approvato il rapporto 'Media online e giornalismo: sfide e responsabilità'. La vicepresidente, Adele Gambaro ha dichiarato  “quello che il Consiglio d'Europa chiede ai 47 Stati membri, è disciplinare l'informazione online come avviene per quella offline, usando gli strumenti già a disposizione negli ordinamenti giuridici nazionali, le leggi contro le informazioni false, illegali e lesive della dignità personale per contrastare la diffusione di notizie distorte, che quotidianamente inondano internet, consentendo per esempio ai colossi della rete l'uso di selettori software per rimuovere i contenuti falsi, tendenziosi, pedopornografici o violenti".

Inoltre il Consiglio d’Europa ha portato il suo contributo al Forum per la Governance di Internet 2017 , concentrandosi sugli “effetti della digitalizzazione dell’informazione sulla politica, la fiducia del pubblico e la democrazia”, e sottolineando “l’importanza di un’alfabetizzazione digitale durevole nel tempo per contrastarne gli effetti negativi”.

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