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IN PROSPETTIVA STORICA, Strumenti e Fonti per le migrazioni contemporanee

Un seminario a conclusione di un progetto sostenuto dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, promosso dal Laboratorio di Storia delle Migrazioni – Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma
IN PROSPETTIVA STORICA, Strumenti e Fonti per le migrazioni contemporanee

Seminario

 

PRESENTAZIONE DEL SEMINARIO

In un contesto internazionale permeato dalla percezione crescente di precarietà esistenziale, le classi anagrafiche comprese sociologicamente tra i “giovani adulti” (18-39) hanno reagito inserendo nel paniere della crisi una risposta non attesa dalle generazioni adulte e tuttora incompresa, o banalmente stigmatizzata, dal sistema paese: il viaggio all’estero come opportunità a tutto tondo, formativa e lavorativa. Questo fenomeno è stato in un primo momento narrato come “fuga dei cervelli”, poi ristretto alla “generazione Erasmus”; tuttavia i numeri dell’espatrio, negli ultimi cinque anni, sono diventati esponenziali. Oggi si parte per l’estero da laureati, diplomati e persino con la sola scuola dell’obbligo; moltissime sono ragazze, e non secondo tradizione per “ricongiungimento familiare”; e si parte più numerosi dalle regioni considerate più attrattive, in modo cospicuo dall’Emilia-Romagna.

Questa la premessa che sostiene “In prospettiva storica”, il progetto presentato nel 2019 nel mondo dal Laboratorio di Storia delle Migrazioni attivo presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e riconosciuto degno di sostegno dalla Consulta degli emiliano-romagnoli. L’indicazione metodologica, di questo come dei progetti precedenti cui abbiamo lavorato, è di guardare al fenomeno della mobilità migratoria in prospettiva storica. Si tratta di andare, finalmente, al di là degli stereotipi che infestano volentieri le rappresentazioni dei fenomeni migratori. Sin dal primo convegno del 2009, dedicato all’emigrazione del dopoguerra nelle miniere del Belgio, perseguiamo una metodologia storiografica che contempla la ricerca-azione sul campo. Interpelliamo pertanto in prima persona i protagonisti della mobilità migratoria, al fine di restituirne la lingua distinta della memoria e la trama soggettiva delle relazioni translocali e intergenerazionali.

Veniamo al seminario cui siete invitati a partecipare. Nel corso della realizzazione del progetto siamo “inciampati” - diciamolo in modo non drammatico - nel virus che tuttora ci costringe a condurre questo seminario a distanza. Ci eravamo proposti - secondo nostra consuetudine - una serie di azioni sul campo, ora, fuori d’Italia siamo riusciti a svolgere una sola, pur articolata, missione a Madrid in stretta collaborazione con As.Er.Es, l’associazione degli emiliano-romagnoli in Spagna riconosciuta dalla Consulta. Perciò viene dedicata, opportunamente, una sessione del seminario alla Spagna; cui viene affiancata una sessione dedicata agli emiliano romagnoli in Argentina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma che ha curato ugualmente una ricerca-azione nella regione di Jujuy.

Il seminario verrà animato, nella prima sessione, dalla presentazione ufficiale del Portale degli italiani mobili, uno strumento “public” creato appositamente nell’ambito del progetto. La quarta e ultima sessione contempla una riflessione a tutto tondo sulla mobilità migratoria, a partire da tre esperienze soggettive, di italiane e italiani all’estero, nonché di scienziati sociali. 

Laboratorio di Storia delle Migrazioni

PIM - PORTALE DEGLI ITALIANI MOBILI

Il Portale degli Italiani Mobili (PIM) è una pagina Instagram curata dal Laboratorio di Storia delle Migrazioni Unimore con due principali finalità: diffondere contenuti sulla storia contemporanea delle migrazioni; raccontare geostorie di italiani mobili che partecipano alle ricerche del Laboratorio.

Uno strumento public che ambisce alla co-autorialità e alla divulgazione, inserendosi in un social largamente usato dagli expat e sempre più percorso da istituti di ricerca ed enti culturali. PIM vuole essere al contempo un osservatorio, un luogo di produzione e uno spazio di rilancio di fonti per le migrazioni contemporanee.

In occasione dellincontro del 20 novembre presenteremo quanto finora prodotto, argomentando la metodologia, proponendo alcune storie di emiliano-romagnoli nel mondo ed estraendo temi storiografici. Con uno sguardo rivolto alle potenzialità di sviluppo.

Giulia Zitelli Conti

APPRODO A NORD-EST. STORIE DI MIGRANTI EMILIANO- ROMAGNOLI

 

Il docufilm “Approdo a nord – ovest. Storie di migranti emiliano-romagnoli” si propone di offrire un riconoscimento ai migranti emiliano-romagnoli che abitano nel nord-ovest argentino, nonché di fornire un contributo alla riflessione sulle modalità con cui si costruiscono i sensi di appartenenza nei processi migratori.

La scelta di un'area transfrontaliera come luogo di destinazione ha permesso di affrontare questo argomento con uno sguardo aperto alle diverse tipologie di migrazioni. L’aspetto prescelto è quello dell'autorappresentazione degli/delle intervistati/e: il docufilm dà conto di una seconda e terza generazione che si riconosce in una dimensione transnazionale e si è rafforzata attraverso la consapevolezza della propria multiappartenenza. Si sentono argentini, ma hanno ereditato i colori, gli odori, i sapori dell'infanzia in una famiglia italiana e, soprattutto, hanno fatto propri i valori dei loro genitori o nonni: il lavoro, la capacità di adattamento alle situazioni avverse, la propensione al risparmio, la solidarietà tra pari. Strumenti che sembrano consentire loro di confrontarsi con la globalizzazione e le sue crisi. Il docufilm accosta le diverse autorappresentazioni e proveremo a capire quanto e quali di queste rappresentazioni siano condivise con i migranti provenienti da altre regioni dell’Italia o del mondo.

Quando ascoltiamo gli/le intervistati/e ci rendiamo conto che i ricordi sono legati ai diversi paesi di origine e al mondo familiare, ma quando si vuole fare riferimento alla memoria collettiva parlano degli italiani e, a volte, dei migranti europei. Mentre la dimensione regionale ha una presenza importante attraverso il cibo.

Vorrei anche sottolineare che, quando è stata fatta la presentazione di questo documentario a Jujuy, non erano presenti soltanto gli emiliano-romagnoli o gli italiani, c’erano anche i rappresentanti delle altre associazioni attive nella provincia. Possiamo quindi azzardarci ad affermare che questo documentario abbia anche contribuito a rinsaldare i legami tra i migranti. In particolare gli emiliano-romagnoli di Jujuy hanno ritrovato le energie per fare i primi passi verso la ricostruzione della loro associazione.

Nora Sigman

 

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