Comunicati di giovedì 11 marzo - pomeriggio

Causa guasto ai server di Cronaca bianca, sito giornalistico online dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, i comunicati riguardanti gli atti dei consiglieri e i lavori delle commissioni sono inviati tramite il sito istituzionale dell’Assemblea in formato newsletter due volte al giorno: al termine dei lavori della mattina (13.30-14.30) e al termine dei lavori pomeridiani (16.30-17). Confidiamo in una rapida soluzione del problema

Inceneritore Forlì. Gibertoni (Misto): impianti come questo, a basso rendimento ed energivori, vanno chiusi

La consigliera lamenta, come affermato anche dalle associazioni ambientaliste locali, poca chiarezza da parte dei gestori nell’esposizione dei dati sull’impianto e sollecita all’esecutivo regionale uno studio per comprendere l’entità delle emissioni climalteranti prodotte dall’inceneritore

 

Giulia Gibertoni (Misto), con un’interrogazione rivolta al governo regionale, sollecita “uno studio che renda conto ai cittadini delle emissioni climalteranti prodotte dall’inceneritore di Forlì e in generale da ciascun inceneritore dell’Emilia-Romagna”. La consigliera vuole poi sapere dall’esecutivo regionale “quale sia la data, certa, di spegnimento dell’inceneritore di Forlì”.

I rappresentanti della società Herambiente, spiega la capogruppo, “avrebbero dichiarato, nel corso di un’audizione in una seduta di commissione consiliare del Comune di Forlì (lo scorso 23 febbraio), che nel 2019 le emissioni di CO2 (anidride carbonica, ndr) di origine fossile provenienti dall’impianto di incenerimento sarebbero state pari a 20.100 tonnellate, su un totale di circa 150.000 tonnellate emesse, e che le emissioni evitate, grazie alla produzione di energia, sarebbero state pari a 57.300 tonnellate, con un risparmio netto di 37.200 tonnellate”. Dati però, rimarca la consigliera, “contestati dal Tavolo delle associazioni ambientaliste di Forlì (TAAF), che riferisce di numeri molto più alti”. A Forlì poi, sottolinea, “nonostante i miglioramenti nella raccolta differenziata, risulta aumentata la quantità di rifiuti bruciati nell’inceneritore”.

Anche a livello comunitario, evidenzia Giulia Gibertoni, “si è ormai concordi nel ritenere l’incenerimento dannoso, un fattore che, tra l’altro, contribuisce all’alterazione del clima e che va quindi superato, tanto che negli ultimi mesi si è deciso di escludere il procedimento di incenerimento dei rifiuti da tutti i finanziamenti europei (come il Next Generation Ue)”. Nel regolamento collegato al Next Generation Ue, prosegue, “si cita esplicitamente l’incenerimento dei rifiuti come esempio negativo (una tecnologia che provoca danno all’economia circolare e all’ambiente)”.

La consigliera chiede quindi alla Giunta un parere sui dati forniti dai rappresentanti della società HERAmbiente, sollecitando anche la stessa Regione Emilia-Romagna all’abbandono di questi tipi di impianti (impianti, per Gibertoni, “inefficienti, a basso rendimento ed energivori”).

(Cristian Casali)

Covid Imola. Marchetti (Lega): vaccinazioni domiciliare per gli anziani

 

In un’interrogazione il Carroccio chiede di trovare soluzione per chi non può o fa molta fatica ad uscire di casa

 

È prevista una modalità domiciliare di somministrazione del vaccino per quelle persone che sono impossibilitate, per motivi di salute, a recarsi presso il punto vaccinale di Imola? A chiederlo, in un’interrogazione, è Daniele Marchetti (Lega), che ricorda come “sia iniziata presso l’Ausl di Imola la fase vaccinale contro il Covid per le persone più anziane: ad oggi, i cittadini anziani vaccinati si devono recare presso il punto vaccinale predisposto presso l’Osservanza di Imola, ma- sottolinea l’esponente del Carroccio- ci sono alcune categorie di anziani che non possono spostarsi, il più delle volte perché alcune patologie necessitano di cure a casa e risultano diverse segnalazioni di cittadini imolesi anziani che per l’impossibilità allo spostamento verso il punto vaccinale di Imola non hanno ricevuto la somministrazione del vaccino”.

 

(Luca Molinari)

Covid Imola. Marchetti (Lega): “Aprire un punto vaccinale nella Valle del Santerno” 

Nell’interrogazione, il consigliere ricorda che la Regione parla di punti per 40-60mila persone “un obiettivo ancora lontano nell’imolese” 

Aprire un punto vaccinale nella Vallata del Santerno, nell’imolese. La richiesta è del consigliere Daniele Marchetti (Lega) che, in un’interrogazione, chiede alla Regione anche di conoscere “quali sono i punti vaccinali previsti nel territorio di competenza dell’Ausl di Imola”. 

Con la campagna vaccinale nazionale in fase di potenziamento, oggi “tutte le vaccinazioni del Circondario imolese si stanno concentrando nel punto attivo all'Osservanza di Imola” scrive il consigliere. Il piano regionale parla di aprire punti vaccinali per coprire dai 40mila ai 60mila abitanti: “Un obiettivo ancora molto lontano- afferma Marchetti- per il raggiungimento del quale occorre aprire un punto vaccinale nella Vallata del Santerno, che comprende i comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio, in cui vive una popolazione prevalentemente anziana e che oggi, paradossalmente, è costretta a spostarsi per vaccinarsi pur essendo la fascia più a rischio contagio”. 

Nel Circondario imolese siamo molto in ritardo, evidenzia il consigliere, che porta ad esempio la provincia di Ravenna, dove nel comune di Casola Valsenio, “grazie alle forze messe in campo da farmacisti, medici di medicina generale e volontari è stato individuato un luogo, autorizzato dall'Ausl, in cui aprire un punto vaccinale. È necessario che la Vallata del Santerno segua la strada tracciata nel ravennate”.

(Gianfranco Salvatori)

Sanità. Lega: “Le Ausl riconoscano agli infermieri il buono pasto perché tanti non riescono ad andare in mensa” 

“Risulterebbero violazioni del Contratto di lavoro. In alternativa si garantiscano forme di compensazione” 

Provvedere ai buoni pasto, o ad altre forme di compensazione, per gli infermieri, che lamentano la mancata fruizione del servizio mensa quando prestano servizio in turni superiori alle sei ore. A chiederlo è Daniele Marchetti (Lega), in una interrogazione firmata anche dai colleghi di gruppo Simone Pelloni, Valentina Stragliati e Fabio Bergamini. Un violazione - si legge nell’atto ispettivo – si potrebbe riscontrare all’articolo 29 del Contratto nazionale integrativo del Comparto sanità, che recita: “le aziende sanitarie, in relazione al proprio assetto organizzativo, possono istituire mense di servizio o in alternativa garantire l’esercizio del diritto di mensa con modalità sostitutive”. 

Molti infermieri, riportano i leghisti, si lamentano perché non riescono a usufruire della mensa e “le aziende sanitarie non garantirebbero ai citati professionisti neppure il buono pasto, che non ha comunque natura retributiva, assolvendo a una funzione di carattere assistenziale”. Un diritto riconosciuto anche in una recente sentenza della Cassazione civile.

(Gianfranco Salvatori)

Imprese. Facci (Lega): “Fare chiarezza sulla possibilità per gli esercizi pubblici di fornire pasti ai lavoratori di ditte convenzionate” 

 

“Si può fornire il cibo solo se c’è un contratto, come stabilito dal governo. Ma alcuni Comuni chiedono un’autorizzazione in più che non è prevista: una vessazione burocratica” 

 

La Regione faccia chiarezza sulla possibilità per gli esercizi pubblici di fornire pasti ai lavoratori di quelle aziende con cui hanno stipulato un contratto. La possibilità è data da un’interpretazione di alcuni articoli dell’ultimo Dpcm, del 2 marzo, che consentono una deroga per questi esercizi. Alcuni Comuni, infatti, hanno previsto un’ulteriore autorizzazione, un appesantimento burocratico che, però, non è previsto né nel documento del governo né in quello delle Regioni. Un carico improponibile per le imprese della ristorazione, in sofferenza da un anno. La richiesta alla Giunta è di Michele Facci (Lega), che ha presentato un’interrogazione firmata anche da altri otto consiglieri del Carroccio.

 

Il Dpcm, in deroga alle disposizioni restrittive vigenti per le zone “arancioni” e “rosse”, consente attività di somministrazione di cibi e bevande al personale lavoratore dipendente di aziende con le quali sussiste un’apposita convenzione, senza la previsione di ulteriori adempimenti e/o procedure se non l’osservanza delle disposizioni antiCovid. Facci, quindi, chiede chiarezza “anche per evitare un’indebita disparità di trattamento all’interno della categoria dei ristoratori, tale da alterare l’equilibrio nella concorrenza fra imprenditori”. Il consigliere, poi, ricorda che sul piano giuridico, la Regione – che prima non riteneva possibile la deroga – ha consentito, successivamente, la ristorazione dopo la risposta data dal governo a un quesito delle prefetture del Friuli-Venezia Giulia e, in ultimo, della prefettura di Latina. Il ministero, rispondendo ai quesiti, aveva anche tolto i riferimenti ai codici Ateco, prima necessari per poter somministrare i pasti. Alcuni Comuni, però, hanno aggiunto un’autorizzazione, non prevista da governo o Regioni, richiedendo il codice Ateco agli esercizi pubblici, gravandoli così di un atto burocratico. Una scelta che “appare del tutto illogica, ingiustamente vessatoria nei confronti di un settore ampiamente in difficoltà e in contrasto con lo stesso spirito della norma”.

 

L’atto ispettivo è stato firmato anche da Gabriele Delmonte, Andrea Liverani, Matteo Montevecchi, Maura Catellani, Stefano Bargi, Massimiliano Pompignoli, Fabio Rainieri, Matteo Rancan.

 

(Gianfranco Salvatori)

 

Parità. L’allarme di Cgil, Cisl e Uil in commissione: il Coronavirus ha colpito soprattutto il lavoro femminile

Presentanti i dati 2020: molte donne rinunciano anche a cercare una nuova occupazione. I sindacati: servono nuove politiche per evitare una tragedia occupazionale e risolvere la piaga del precariato femminile. Serrato dibattito tra le forze politiche.

Il Coronavirus ha fatto aumentare del 2% il numero di disoccupati nei primi nove mesi del 2020. Il dato è emerso nel corso dell’audizione dei rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil nel corso della seduta della commissione Parità presieduta da Federico Alessandro Amico,per il quale “questa Commissione vuole promuovere ulteriori audizioni finalizzate ad affrontare temi e problemi di grande rilevanza”. 

Quando da un dato complessivo si passa ad analizzare quello di genere si scopre che la disoccupazione maschile è cresciuta del 5,9%, mentre quella femminile è calata dell’1,1%, ma non è un dato positivo visto che il calo non è dovuto a un aumento di occupazione, ma semplicemente dal fatto che è in crescita la quota di donne che non lavorano e non cercano lavoro. Da segnalare, inoltre, come sia in crescita il part time involontario, ovvero quello imposto dal datore di lavoro, e non come libera scelta delle persone, tanto che in dieci anni è aumentato del 53%, facendo crollare l’Emilia-Romagna al pari del resto d’Italia. Gli effetti economici della pandemia hanno colpito duramente soprattutto l’industria e il commercio, cancellando molti posti di lavoro soprattutto femminili. E anche i timidi segnali di ripresa avvenuti fra le varie ondate del Covid non fanno sorridere: per le donne si è trattato in gran parte di contratti a termine e di bassa qualità sia come stipendio, sia come garanzie contrattuali. Venendo all’identikit delle persone più colpite, si scopre che le donne sono giovani, con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni e si segnala che il 64% delle cessazioni dei rapporti di lavoro sono contratti a tempo determinato non rinnovati. Il calo dell’occupazione è stato uguale sia nel lavoro dipendente, sia in quello autonomo, a dimostrazione della gravità della situazione. Una panoramica anche sulla tipologia delle nuove assunzioni del 2020: già in forte calo rispetto al 2019, le nuove assunzioni femminili sono crollate di oltre il 50% rispetto al 2019, così come sono calate di quasi il 60% del donne giovani neoassunte rispetto ai dodici mesi precedenti.

“Le diseguaglianze di genere non sono certo una novità del lockdown, ma durante la pandemia si sono rafforzate: le donne hanno pagato e stanno pagando sia in termini di perdita di posti di lavoro, sia di aumento del part time involontario sia come calo di stipendio”, spiega Fiorella Prodi (Cgil Emilia-Romagna), per la quale “il precariato femminile è una piaga: se non si invertono le scelte di politica pubblica ci saranno effetti drammatici non solo per le donne, ma per tutto il Paese”. Prodi ha anche invitato a combattere ogni forma di discriminazione e di sessismo: “Per certi versi il lavoro femminile è ancora considerato accessorio al reddito famigliare, prodotto in primo luogo dall’uomo: peccato che- spiega la rappresentante regionale della Cgil- la mappa demografica racconti un’altra storia. Bisogna rafforzare i servizi sociali e per l’infanzia e rendere obbligatori i congedi parentali per i padri”.

Sulla stessa linea Orietta Ruccolo (Cisl Emilia-Romagna), per la quale “le donne e i giovani sono le persone che stanno pagando il prezzo maggiore della crisi: l’occupazione femminile è fonte di preoccupazione in questo momento ancora più che in passato e servono scelte e politiche pubbliche che invertano la situazione. Con il Patto regionale per il lavoro e per il clima ci siamo tutti impegnati a lavorare insieme per un nuovo Women New Deal”. Per una vera ripresa del lavoro in generale e di quello femminile in particolare, la rappresentante regionale della Cisl ha chiesto una nuova stagione di investimenti e un maggiore impegno per la formazione professionale (anche permanente) in modo da specializzare sempre di più il personale femminile. “Il lavoro e l’indipendenza economica che ne deriva sono un punto di forza nella lotta alla violenza contro le donne e alla discriminazione: il venire meno del lavoro rende le donne- spiega Ruccolo- sempre più ostaggio delle disparità e del ricatto”.

Dal canto suo Giuseppina Morolli (Uil Emilia-Romagna) ha ribadito la necessità di maggiori politiche pubbliche per la formazione e il lavoro. “Voglio ringraziare tutte quelle donne che in questo anno di pandemia si sono prese cura di noi: dal socio sanitario ai trasporti, alle imprese che sono cambiate e si sono adattate alle nuove produzioni come mascherine e abiti sanitari”, spiega la rappresentante regionale della Uil, per la quale “i dati sull’occupazione femminile sono implacabili: la recrudescenza del Covid ha gravi effetti su un mondo del lavoro in cui la disparità di genere era già un’emergenza prima della pandemia”. Morolli ha voluto anche sottolineare il dramma dei femminicidi che, già nei primi mesi del 2021, hanno visto vittime troppe donne: “Serve insegnare fin dalle prime classi di scuola una cultura del rispetto”, spiega la sindacalista, che è stata netta sul tema “scuole in zone rosse”: “La Regione e le Istituzioni devono dare risposte certe al problema dei bambini e ragazzi che hanno entrambi i genitori impiegati nel comparto sanitario: come fare con le scuole chiuse? Serve pragmatismo, serve una risposta chiara: l’8 marzo tutti si sono riempiti la bocca, ma servono fatti”.

Le tre relazioni delle sindacaliste hanno suscitato un animato dibattito fra le forze politiche.

Per Silvia Zamboni (Europa Verde), che ha puntato il dito contro “precariato, femminicidi, stereotipi di genere, disparità salariale e sessismo, la situazione è molto dura e da troppi anni chiediamo risposte: è da decenni che si chiede di adeguare gli orari di lavoro e di vita, ma ancora non ci sono soluzioni. Oltre a investimenti servono provvedimenti”. In questo senso Zamboni ha rilanciato le sue proposte in merito alla valutazione dell’impatto di genere delle politiche pubbliche per arrivare a un riequilibrio. Zamboni ha anche criticato il presidente del Consiglio Mario Draghi per la poca rappresentanza femminile nel suo governo: “Pur avendo respirato per anni l’aria del Nord Europa dove questi temi sono molto curati, il presidente Draghi ha composto un governo a scarsa presenza femminile”.

Per Roberta Mori (Pd) occorre un salto qualitativo per imporre ancora di più il tema dell’occupazione femminile sia a livello nazionale, sia europeo. “Bisogna proporre e promuovere azioni sul tema, ma queste azioni non saranno mai sufficienti se tutti gli attori- spiega Mori- non agiranno in maniera coordinata”. La consigliera ha sottolineato anche l’importanza del Women New Deal: “Dobbiamo declinarlo insieme per uno scatto in avanti: la trasformazione del mondo del lavoro non può diventare occasione di segregazione femminile, ma deve essere un momento di miglioramento delle condizioni di lavoro femminile. Il gap vero, quello che manca, è un’Autorità garante dell’eguaglianza sostanziale che verifichi l’attuazione delle norme paritarie, che ci sono ma non vengono applicate in modo sistematico e integrato”.

 

“Il Coronavirus ha portato incertezze non solo occupazionali per le donne: nel terzo trimestre dello scorso anno c’era stata un po’ di ripresa, ma negli altri trimestri, causa anche le varie chiusure, c’è stato un grave contraccolpo sull’occupazionale femminile”, spiega Simone Pelloni (Lega), che invita a “comunicazioni tempestive sulle misure antiCovid perché non è possibile che una famiglia impari alla sera che il giorno dopo non c’è l’asilo”. L’esponente del Carroccio ha chiesto politiche per la natalità finalizzate a evitare che le donne debbano scegliere tra lavoro e famiglia.

 

“Dobbiamo tutti lavorare per fare ulteriori passi in avanti in un momento di profonda difficoltà”, spiega Palma Costi (Pd) che ricorda come “la pandemia costituisca uno stravolgimento epocale di assetti economici e occupazionali nonché di condizioni e stili di vita”.

(Luca Molinari)

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