Comunicati di giovedì 11 marzo - mattina

Causa guasto ai server di Cronaca bianca, sito giornalistico online dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, i comunicati riguardanti gli atti dei consiglieri e i lavori delle commissioni sono inviati tramite il sito istituzionale dell’Assemblea in formato newsletter due volte al giorno: al termine dei lavori della mattina (13.30-14.30) e al termine dei lavori pomeridiani (16.30-17). Confidiamo in una rapida soluzione del problema

Economia. Audizione Abi e Federcasse su nuove regole sul default bancario: troppe rigidità

 

Diventa fondamentale, per evitare la classificazione a default, onorare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente e rispettare il piano di rimborso dei propri debiti, non trascurando anche importi di modesta entità

Audizioni di Abi e Federcasse in commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli, in seduta congiunta con la commissione Politiche economiche, presieduta da Manuela Rontini, sulla nuova disciplina bancaria in materia di classificazione dei debitori in default.

Con il nuovo regolamento (valido da gennaio) le banche definiscono automaticamente come inadempiente il cliente che presenta un arretrato, da oltre 90 giorni, il cui importo risulti, per i privati e per le piccole e medie imprese, superiore ai 100 euro e superiore all’1 per cento del totale delle esposizioni verso il gruppo bancario nonché, per le grandi imprese, superiore ai 500 euro e superiore all’1 per cento del totale delle esposizioni. Diventa quindi fondamentale, per evitare la classificazione a default, onorare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente e rispettare il piano di rimborso dei propri debiti, non trascurando anche importi di modesta entit

Per Abi è intervenuto il vicedirettore generale, Gianfranco Torriero, mentre per Federcasse sono intervenuti il direttore generale, Sergio Gatti, e il presidente per l’Emilia-Romagna, Mauro Fabretti. I rappresentanti del mondo bancario hanno ribadito che con la nuova normativa aumentano le rigidità e il rischio è che vengano classificate come inadempienti imprese comunque sane (stesso problema per le famiglie). Queste imprese e queste famiglie perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa (in particolare in questa fase emergenziale). Al contrario, gli istituti di credito avrebbero tutto l’interesse a ristrutturare queste posizioni e ad aiutare famiglie e imprese.

Gianni Bessi (Pd) ha infatti spiegato che “molte imprese potrebbero improvvisamente ritrovarsi in una condizione di forte difficoltà”. Un problema in più in questo periodo di grave crisi. “Oltre il 50 per cento delle 450mila imprese registrate sul territorio- ha sottolineato il consigliere- opera tramite il sistema di liquidità a breve con il sistema bancario e potrebbero, quindi, essere soggette a una situazione di rischio”. Non va poi sottovalutato, ha aggiunto, “l’allarme lanciato dal presidente di Abi, Antonio Patuelli, per il quale questa eccessiva rigidità di norme costringerà le banche a stringere i cordoni della borsa”. Lo stesso Bessi ha presentato una risoluzione (sottoscritta anche dai colleghi dem Pillati, Bulbi, Caliandro, Montalti, Rossi, Sabattini, Costi, Fabbri, Zappaterra, Mori, Rontini, Daffadà e Tarasconi), approvata in commissione Bilancio a inizio febbraio, per chiedere all’esecutivo di intervenire, nelle sedi dovute, per favorire la risoluzione di questi problemi.

“È importante sentire tutti i soggetti interessati per capire l’impatto che la nuova regolamentazione avrà su una regione produttiva come la nostra”, ha dichiarato Stefano Bargi (Lega), che ha poi riferito che “il nodo da sciogliere è quello delle limitazioni collegate alla possibilità di allungare il credito”.

Mentre per Luca Sabattini (Pd) “vanno considerati con la giusta attenzione tutti quegli elementi, negativi, che potrebbero creare problemi a famiglie e imprese, in questa fase ma anche nella fase che verrà dopo l’emergenza sanitaria”. È quindi fondamentale, ha sottolineato, “contrastare le diseguaglianze e le disparità, che con il Covid si sono ulteriormente acuite”.

 

(Cristian Casali)

 

Covid. Tagliaferri (Fdi):”Che fine fanno le dosi residue dei vaccini?”

In un’interrogazione il consigliere chiede chiarezza sulla gestione della campagna vaccinale al fine di evitare dispersioni di fiale del siero antiCovid

Fare chiarezza sulle dosi residue dei vaccini antiCoronavirus. A chiederlo, in un’interrogazione, è Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che ricorda come “quotidianamente ci sono dosi residuali di vaccino non somministrate e si sono già verificate situazioni in cui le suddette dosi sono state utilizzate in modo illegittimo (somministrazioni fraudolente di vaccino attraverso residui delle fiale) e inoculate a persone non convocate ufficialmente”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere dall’esecutivo regionale “quali siano i protocolli standard per lo smaltimento delle dosi residue dei vaccini antiCovid, quale sia quello adottato dalla Regione, e quante dosi siano state smaltite, suddivise per produttore; se sia a conoscenza di un uso illegittimo di dosi residue al termine delle giornate vaccinali e quali azioni di controllo e verifica siano state attivate per prevenire eventuali abusi”.

 

(Luca Molinari)

 

Covid. Castaldini (Fi): “La campagna vaccinale si estenda anche alle aziende” 

“Stipulare un protocollo d’intesa con le tante aziende della regione che si sono dette disponibili” 

Estendere la campagna vaccinale anti-Covid stipulando un idoneo protocollo d’intesa e avvalendosi della collaborazione di aziende che manifestino la propria disponibilità. Lo chiede alla Giunta, in un’interrogazione, la consigliera Valentina Castaldini (Forza Italia). 

“Diverse aziende della regione hanno chiesto di poter essere parte attiva nel processo vaccinale dei propri dipendenti”, scrive Castaldini, e “la proposta è quella di poter organizzare la logistica e farsi carico dei costi della somministrazione del vaccino anti-Covid in collaborazione con il sistema sanitario nazionale”.

Vaccinare nelle imprese sarebbe un canale che si affianca a quello per la gestione delle priorità e a quello per la vaccinazione massiva. L’azienda, continua la consigliera azzurra, “si farebbe carico della disponibilità del medico competente e l’adesione del lavoratore alla campagna vaccinale sarebbe facoltativa”. Vaccinare i lavoratori sarebbe un’operazione “subordinata alla disponibilità dei vaccini da parte del servizio sanitario regionale”. Andrebbero garantiti, poi, spazi adeguati, standard minimi di sicurezza, accesso alla rete informatica per le prenotazioni e chi si occupa delle vaccinazioni “dovrebbe avere accesso al corso previsto dall’Istituto Superiore di Sanità”.

 

(Gianfranco Salvatori)

 

Cultura. La commissione approva il piano regionale per il sostegno al settore. “Digitale e streaming sono stati la svolta”

 

I consiglieri chiedono che “la cultura sia sempre meno elitaria”

Sostegno al settore musicale, alle scuole e tutela dei lavoratori (anche di coloro che lavorano dietro le quinte) al centro del Programma regionale per lo sviluppo del settore musicale, presentato dall’assessore alla Cultura Mauro Felicori e approvato dalla commissione Cultura, presieduta da Francesca Marchetti.

Un 2019 che doveva essere l’anno di inizio dei lavori di programmazione e sostegno, un 2020 che ha fatto registrare forti sofferenze per il settore e un 2021 che non vede all’orizzonte una situazione favorevole. Ma nonostante questo, la Regione cerca di dare boccate d’ossigeno al mondo musicale. “Per ciò che riguarda l’offerta di spettacoli musicali, nel 2019 l’Emilia-Romagna si colloca al secondo posto fra le regioni italiane per numero di concerti, con una differenza per comparti: il 54% dei concerti rientra nel comparto della musica leggera, il 31% nei concerti classici e il 15% nei concerti jazz. Per quanto riguarda l’occupazione, i lavoratori dello spettacolo che hanno operato in Emilia-Romagna nel 2019 sono complessivamente 11.840, confermando la tendenza in crescita rispetto agli anni precedenti del 6% su base annua. La base occupazionale è rappresentata soprattutto dalle figure artistiche (7.659, pari al 64,7%, mentre tecnici e addetti ai servizi sono pari a 2.970 e gli addetti all’amministrazione 1.211), il 56,0% degli occupati hanno 35 anni e oltre ma va evidenziata, però, la crescita della percentuale di giovani, gli under 29, che rappresentano ben il 31,5% nel 2019. Infine, il lavoro alle dipendenze interessa il 68,6% dei lavoratori, quota in aumento rispetto al 2018, ma comunque importante la quota di lavoratori autonomi, pari a 3.718 unità. Nel triennio concluso sono stati sostenuti progetti di qualificazione dell'alfabetizzazione musicale proposti dalle scuole di musica e dalle formazioni di tipo bandistico e corale e mirati a promuovere una cultura musicale diffusa, differenziata e inclusiva e a favorire il dialogo interculturale.

Se c’è una grossa novità, quella riguarda lo streaming. “Il vettore principale di questa crescita, nonostante la crisi- ha sottolineato l’assessore Felicori- è lo streaming, a cui tanti conservatori del mondo culturale guardano con sufficienza, quando invece è la condizioni per portare la musica nel mondo e a classi sociali che non frequentano i teatri d’opera”. E proprio il digitale, secondo l’assessore, “deve essere considerato il nostro alleato più prezioso nella crescita. Quando si parla di nuove povertà non bisogna separare la dimensione sociale da quella culturale”. E vista la ricchezza e la primazia dell’Emilia-Romagna nel mondo musicale, “dobbiamo dimostrare a Roma e Milano quanto valiamo: ogni mattina si devono svegliare pensando a cosa si sta inventando l’EmiliaRomagna”.

“Un programma importante- secondo la consigliera del Partito democratico Marilena Pillati- che purtroppo non ha potuto dimostrare i risultati reali che si potrebbero ottenere, visto il periodo che stiamo vivendo. Ma ritengo importante che sia chiaro che la cultura è anche educazione, per questo non deve essere elitaria”.

Per Stefania Bondavalli (lista Bonaccini) è importante anche considerare “le bande musicali: speriamo che al più presto possano tornare attive visto il loro ruolo fondamentale anche nella socialità”.

Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) ha rimarcato come “il 37,4% della popolazione italiana non abbia fruito della cultura, percentuale che sale al 50% per le fasce più fragili economicamente. Un errore, dovuto soprattutto al passato governo, non rendere l’accesso alla cultura attraverso lo streaming gratuito, perché torna il tema delle diseguaglianze”.

Infine, Silvia Zamboni (Europa Verde) ha sottolineato come “la musica colta non debba essere un privilegio, chiedendo attenzione per un mondo che non riguarda solo gli interpreti ma anche le professionalità che lavorano nell’ombra e che sono state pesantemente colpite dalla pandemia”.

 

(Margherita Giacchi)

Sanità Bologna. Ausl Imola, Marchetti (Lega): “Segnalate disattenzioni nello screening di lavoratori esterni” 

“La Giunta spieghi come è gestita l’attività di controllo per queste persone e quanti tamponi sono stati fatti” 

La richiesta alla Giunta è quella di sapere “come viene gestita l'attività di screening sul personale ‘esterno’ operativo all'interno delle strutture dell'Ausl di Imola e quanti sono stati i tamponi e con quale frequenza sono stati effettuati nonché se questi lavoratori vengono gestiti come tutti gli altri operatori interni”. 

Sono le domande poste dal consigliere Daniele Marchetti (Lega) in un’interrogazione. Molte persone che lavorano nell’Ausl di Imola, afferma il consigliere, sono dipendenti di aziende o cooperative esterne. E per combattere la pandemia “si rende quindi necessario uno screening continuo, sicuro ed efficace a tutti gli operatori che frequentano saltuariamente o quotidianamente gli ambienti sanitari”. Marchetti evidenzia alcune segnalazioni su “una certa disattenzione nello screening a operatori di una società che opera presso l’Ausl di Imola. Se le segnalazioni si dimostrassero fondate, ci troveremmo davanti a fatti di assoluta gravità”. 

(Gianfranco Salvatori)

Sanità. Lega: potenziare le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)

 

Un’interrogazione del Carroccio chiede alla Giunta di spiegare come intenda dare seguito all’approvazione di una risoluzione da parte dell’Assemblea in cui si invitava, appuntato, a potenziare le Usca

Come pensa la Regione di dare seguito alla risoluzione approvata sul ruolo delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) nel corso dell’ultima seduta dell’Assemblea legislativa? Quali soggetti si pensa di coinvolgere? A chiederlo è un’interrogazione della Lega, a prima firma di Marchetti Daniele, e sottoscritta anche dai consiglieri Fabio Bergamini, Valentina Stragliati e Simone Pelloni, in cui si ricorda che “la risoluzione approvata impegna la Giunta regionale “ad approvare un piano regionale per sostenere e potenziare le USCA delle Aziende sanitarie del nostro territorio, sia dal punto di vista dell’organico che della strumentazione” e “a verificare, coinvolgendo i professionisti sanitari della regione, se occorra rivedere i protocolli di cura domiciliare dei sintomi da Covid alla luce delle scoperte scientifiche fatte negli ultimi mesi e delle terapie che si sono dimostrate efficaci durante la prima fase di questa pandemia”.

 

(Luca Molinari)

 

Ambiente Ravenna. Zamboni (Europa Verde): “Perché la Regione ha cambiato la classificazione della Pialassa della Baiona e della Foce del Reno?”

 

Un’interrogazione della consigliera sottolinea i rischi e i problemi che potrebbero derivare da questa scelta della Regione

Quali sono i motivi che hanno portato la Regione a cambiare la classificazione della zona umida “Pialassa della Baiona” e dell’area marina “Foce del Fiume Reno", ubicate nel comune di Ravenna?

A chiederlo, in un’interrogazione, è la consigliera Silvia Zamboni (Europa Verde), per la quale “la modifica della classificazione della zona umida “Pialassa della Baiona” da semplice area di raccolta dei giacimenti naturali di molluschi bivalvi ad area di allevamento potrebbe comportare una drastica variazione della destinazione d’uso dell’area, che potrebbe provocare possibili interferenze tra i fruitori dell’area e la coltivazione della alloctona “falsa vongola verace” delle Filippine (Ruditapes philippinarum), peraltro in contrasto con le misure di conservazione dell’area protetta che vietano l’introduzione di specie aliene, che, come già riscontrato in altre zone d’Italia, è stata introdotta per motivi commerciali e sta soppiantando la vongola verace autoctona Tapes decussatus, con conseguenze ambientali, ecologiche e paesaggistiche che ne deriverebbe”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere i motivi della decisione della Giunta e “se il Comune di Ravenna sia stato coinvolto e informato della decisione assunta con la determinazione regionale in questione e se il cambio della classificazione della zona umida oggetto della presente interrogazione abbia seguito le normali procedure previste dalla legge, che riguardano tutte le attività che ricadono all’interno di aree protette, quali la valutazione d’incidenza, la verifica della conformità ai piani e alle norme e misure di conservazione”.

(Luca Molinari)

 

Caso Lara Lugli. Roberta Mori, coordinatrice nazionale commissioni Parità: “Inconcepibile che la maternità sia una colpa”

 

In una lettera alla ministra Bonetti e al presidente del CONI Malagò le presidenti delle Commissioni Pari opportunità regionali condannano il comportamento della Pordenone Volley e chiedono diritti e tutele per tutte le atlete

“Le donne dello Sport aspettano da troppo tempo di essere equiparate agli uomini, i passi fatti sinora sono insufficienti e casi aberranti come quello di Lara Lugli rispecchiano l’iniquità di un sistema da cambiare subito”. Così dichiara la coordinatrice nazionale delle Commissioni Parità di Regioni e Province Autonome, Roberta Mori.

In una lettera inviata alla Ministra PPOO Elena Bonetti, al presidente CONI Giovanni Malagò e alla Consigliera nazionale di Parità (competente per le discriminazioni sul lavoro) Franca Cipriani, la coordinatrice non le manda a dire: “In questo Paese le atlete degli sport di squadra o individuali, non appena incinte, si vedono annullare i contratti e rimanere senza alcun diritto e alcuna tutela- scrive nella lettera- ma soprattutto non hanno alternativa, perché oltre alla riforma dello Sport manca ancora oggi la volontà delle federazioni di affermare uno status paritario alle proprie tesserate, nonostante la promozione del professionismo femminile contenuta nella legge di Bilancio 2020”.

Il Coordinamento chiede con urgenza l’applicazione del professionismo femminile nello Sport, l’estensione alle donne di tutti i diritti e tutele contrattuali di cui godono gli uomini, l’impegno per un sostegno concreto alla maternità delle atlete. “Perché nessuna donna, non solo in ambito sportivo, deve essere mai più costretta a scegliere tra il lavoro e i figli, è davvero inconcepibile, oltre la vergogna, che nel 2021 rimanere incinta sia considerata una colpa” conclude Roberta Mori.

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