Dal silenzio operoso dei luoghi simbolo dell'antimafia a Palermo al palcoscenico di Sassuolo per la Festa della Repubblica, i giovani dell'IIS Elsa Morante connettono memoria civile e consumo critico, restituendo alla città un percorso di profonda responsabilità e cittadinanza attiva. Si è concluso con successo e grande partecipazione il progetto “Legalità e Sostenibilità in Azione: dai Luoghi della Memoria all’Impegno del Presente”, curato dall'Istituto di Istruzione Superiore "Elsa Morante" di Sassuolo. Il percorso ha saputo legare in modo innovativo la tutela dei diritti umani e la salvaguardia ambientale, trasformando lo studio teorico in una concreta assunzione di responsabilità sociale.

Il cuore pulsante del progetto è stato il viaggio-studio a Palermo, svoltosi dal 20 al 23 maggio scorsi. Una delegazione di 29 studenti ha vissuto un'esperienza intensa e toccante, visitando i luoghi simbolo della resistenza civile alla criminalità organizzata. Tappe fondamentali sono state la Casa Memoria Peppino Impastato a Cinisi, il Giardino della Memoria a Capaci, il casolare "NO MAFIA", via d'Amelio, l'Aula Bunker dell'Ucciardone – dove il gruppo è stato accolto dal Presidente del Tribunale – e il No Mafia Memorial. Le trasferte si sono concluse con la commemorazione presso l'Albero di Falcone il 23 maggio, giornata in cui i ragazzi hanno preso parte attiva alle manifestazioni civiche della città.

Il culmine del progetto si è concretizzato lo scorso 2 giugno, all'interno del programma ufficiale delle celebrazioni istituzionali del Comune di Sassuolo per la Festa della Repubblica. Presso la Biblioteca Cionini si è tenuto l'incontro pubblico “Il Filo della Legalità: dal consumo etico alla memoria attiva. I ragazzi dell'IIS Elsa Morante restituiscono alla città il loro percorso da Sassuolo a Palermo. Dopo la proiezione dei video realizzati dagli studenti, la serata è entrata nel vivo con la toccante performance teatrale “Voci per la Giustizia. Divisi in coppie, gli alunni hanno messo in scena un dialogo ideale tra i testimoni della lotta alla mafia e le vittime dello sfruttamento legato alla Fast Fashion.

Le parole recitate sul palco hanno lasciato il segno, affiancando drammi locali a ingiustizie globali. Le dichiarazioni di Paolo Borsellino: "Ero un giudice. Ho sacrificato la mia vita per liberare la mia terra dalla mafia e dalla paura" si sono alternate alle denunce delle sarte di Dacca; la voce di Peppino Impastato, che urlava "che la mafia è una montagna di merda", ha dialogato con quella dei fiumi inquinati dai coloranti tossici; mentre il ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso a dodici anni, ha trovato uno specchio nei bambini sfruttati nei campi di cotone. Giovanni Falcone è stato idealmente accostato alle vittime del crollo del Rana Plaza per ricordare che "la vita umana deve valere infinitamente di più di qualsiasi profitto". La rappresentazione si è chiusa coralmente unendo tutta la classe nel richiamo agli Articoli 1 e 41 della Costituzione Italiana, lasciando alla cittadinanza un messaggio chiaro: scegliere la legalità è un impegno quotidiano, nelle parole, nelle azioni e persino in ciò che si sceglie di indossare.