"Alberi Partigiani": a Casteldebole la memoria fiorisce attraverso la poesia
Ci sono luoghi in cui la storia non è solo un capitolo di un libro, ma un'eco che risuona sulle rive di un fiume. A Casteldebole, grazie al progetto “La memoria del presente per una lingua del futuro” promosso dall'Associazione Interculturale Polo Interetnico (A.I.P.I.) e parte della rete di Concittadini, la memoria della Seconda guerra mondiale e della Resistenza è diventata linfa vitale per una nuova generazione di cittadini consapevoli.
Dalla battaglia di Casteldebole alla "Spoon River" emiliana
Il percorso, guidato da Roberto Pasquali di A.I.P.I., ha adottato una metodologia ludica e partecipata, prendendo ispirazione dalla celebre Antologia di Spoon River. Gli studenti della classe 3H hanno esplorato i temi della guerra e della violenza, collegando gli eventi del passato ai conflitti attuali. Il cuore del lavoro è stata la rielaborazione della battaglia di Casteldebole: i ragazzi si sono immedesimati nei giovani partigiani caduti in quel "gelido ottobre", scrivendo testi carichi di emozione.
Tra questi spicca il lavoro di Sara Sampaolo, vincitrice del concorso ANED, che ha dato voce a chi, a soli sedici anni, non sapeva di dover morire così giovane. I testi dipingono i caduti non come eroi distanti, ma come "alberi partigiani" le cui radici affondano nella terra vicino al fiume, portando con sé ricordi che non svaniscono.
La fragilità come forza
Oltre alla memoria storica, il progetto ha toccato le corde più intime degli studenti. Uno degli elaborati più suggestivi è un testo collettivo sulla "Fragilità", nato da un collage delle loro parole. In un mondo che chiede di essere sempre all'altezza, i ragazzi hanno descritto la fragilità non come una debolezza, ma come un "corpo di vetro" prezioso come l'ossigeno, un’altalena di emozioni che ci distingue l'uno dall'altro. È in questa comprensione del limite umano che risiede il rifiuto della violenza e il rispetto profondo sancito dall'Articolo 11 della nostra Costituzione.
Tre anni di crescita: un regalo inaspettato
Il progetto giunge a conclusione dopo un triennio intenso. A testimonianza del legame profondo creato, gli studenti hanno dedicato a Roberto Pasquali e a Roberto Paganelli (associazione OTTOmani) testi colmi di gratitudine: "Grazie per averci insegnato a fermarci, a riflettere e a usare le parole per dare voce alle emozioni".
Questi tre anni di lavoro hanno superato ogni aspettativa, dimostrando che quando si offre ai giovani il tempo e lo spazio per esprimersi, la "lingua del futuro" che ne deriva è una lingua di pace, empatia e partecipazione attiva.

