Dalla poesia alla cittadinanza: le voci dell'IC 10 Besta sui diritti negati

Le parole dei bambini hanno il potere di trasformare il rumore della guerra in un canto di speranza e consapevolezza. Il progetto “I diritti dei bambini in tempo di pace e di guerra”, curato dall’IC 10 “Besta” di Bologna, ha vissuto una tappa fondamentale lo scorso 20 marzo, in occasione della Settimana della Legalità presso l'Assemblea legislativa. Gli alunni, guidati in un percorso di cittadinanza globale sulla Convenzione ONU del 1989, hanno dimostrato come l'educazione civica possa diventare un linguaggio vivo, capace di dare voce a chi, in molti angoli del mondo, si vede privato dei diritti fondamentali.

La forza della "sintesi poetica"

Tra gli aggiornamenti più significativi del progetto spiccano i componimenti realizzati dalla classe 3D, coordinata dalla Prof.ssa Stefania Cocca. Gli studenti hanno scelto la forma poetica per rielaborare concetti complessi come la libertà, l’istruzione e la sicurezza. Attraverso i loro scritti, figure simbolo come Malala Yousafzai o Iqbal Masih non sono più solo nomi sui libri, ma esempi di coraggio che interpellano direttamente il presente dei ragazzi. I testi colpiscono per la maturità con cui denunciano come, in tempo di conflitto, il gioco e la scuola vengano sostituiti da "mitraglie e razzi".

Versi che interrogano il presente

Alcuni passaggi delle poesie prodotte rappresentano il cuore pulsante di questo percorso. Colpisce la riflessione di un alunno che scrive: "Il gioco è collaborazione e creatività, concetti che però vengono affrontati in cattività", evidenziando il paradosso di chi è costretto a usare l'ingegno per la distruzione invece che per il divertimento. Altrettanto potente è l'appello finale di un altro studente: "Io sono un essere umano, ho una voce... serve educazione e non distruzione". Questi versi non sono solo compiti scolastici, ma veri e propri manifesti di solidarietà attiva e consapevolezza critica.

Verso la performance finale

Il cammino dell'IC Besta non si ferma alla scrittura. Queste riflessioni e i linguaggi esplorati durante l'anno confluiranno in una performance teatrale finale, intesa come momento collettivo di immedesimazione e partecipazione. Il teatro diventerà lo strumento privilegiato per restituire alla cittadinanza il lavoro svolto, permettendo ai più giovani di farsi ambasciatori di un messaggio universale: ogni parola giovane è capace di cambiare l'esito della storia, trasformando la cultura del conflitto in una cultura di pace.

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