Immagini dal silenzio

La mostra fotografica dedicata alla Shoah realizzata nel 1955 dal Comune di Carpi che l’Assemblea ha riproposto per la Giornata della Memoria 2017

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Le foto, un po’ sbiadite, ma non per questo meno intense, raccontano l’orrore dei campi di concentramento nazisti. Le tavolette di duro cartone che fan loro da cornice narrano la fatica di chi, nell’Italia degli anni ’50 divisa in due dalla Guerra Fredda, smise di ignorare le colpe e le complicità italiane nella Shoah e cominciò a raccontare, realizzando la prima mostra fotografica in Italia dedicata alle responsabilità italiane nella deportazione degli ebrei nei lager nazisti.

Da questo matrimonio è nata “Immagini dal silenzio”, la mostra fotografica dedicata alla Shoah, realizzata nel 1955 dal Comune di Carpi e che l’Assemblea legislativa regionale ha deciso di riproporre al pubblico in occasione della Giornata della Memoria 2017. La mostra è stata aperta dal  24 gennaio al 24 febbraio 2017.

“Abbiamo voluto non solo ricordare la tragedia della Shoah e rinnovare la più ferma condanna dell’antisemitismo, ma anche rendere merito a quanti nel 1955 ebbero il coraggio di aprire una pagina nuova nella storia della coscienza collettiva di noi italiani”, ha spiegato la presidente Simonetta Saliera, che ha ricordato, nel giorno dell'inaugurazione dell'esposizione, come la storia di “Immagini dal silenzio” parli da sola: in un’Italia molto indulgente con il proprio passato recente, l’8 dicembre 1955 l’amministrazione comunale di Carpi andò controcorrente e, in virtù della presenza sul suo territorio del campo di concentramento di Fossoli, mise in mostra le testimonianze della tragedia della Shoah, allestendo il primo appuntamento pubblico sul tema in Italia.

Fu un avvenimento di grande risonanza, ben oltre la dimensione locale visto che la mostra compì un tour per l’Italia, vide la partecipazione di circa 40.000 persone e di oltre 20 delegazioni straniere. “Immagini dal silenzio” sulla società italiana ebbe l’effetto di una scossa ed ebbe il merito di sollevare il velo su un fenomeno, la deportazione, che nel dopoguerra era stato per tanti motivi rimosso, come se l’antisemitismo fosse stato un problema solo tedesco e che tanto il Regno d’Italia, quanto la Repubblica sociale italiana ne fossero stati immuni.

Ne seguì un dibattito pubblico molto intenso che culminò, sulle colonne de “La Stampa”, nel carteggio tra la figlia di un gerarca fascista e Primo Levi, al termine del quale Levi asserì che per i “sopravvissuti ai lager” era ormai giunto il tempo di raccontare quanto sofferto. Il resto è storia nota: cominciarono a essere pubblicati i diari dei “sopravvissuti”. Primo tra gli altri “Se questo è un uomo” dello stesso Primo Levi, e negli anni successivi, proprio a Bologna, si tennero i primi convegni nazionali di studio sulla Shoah, sull’antisemitismo, sulle leggi razziali varate dal Regno d’Italia e dal regime fascista.

“Immagini dal silenzio” ebbe il coraggio di essere il primo passo verso il superamento dello stereotipo buonista per cui durante il Secondo conflitto mondiale gli Italiani erano stati “brava gente” e gli orrori della guerra erano tutti da addossare ai tedeschi.

“Abbiamo accolto molto volentieri l’invito della Fondazione Fossoli a riproporre la mostra perché– ha sottolineato Saliera– oggi come ieri, è importante ricordare e fare memoria, specialmente per le giovani generazioni ormai orfane di testimoni diretti di quella tragedia che ha insanguinato il mondo, consapevoli del pericolo che l’umanità potrebbe correre se prevalesse l’indifferenza verso ciò che accadde ad altri esseri umani. Abbiamo deciso di riproporre questo atto di verità ben sapendo che chi dimentica la propria storia è condannato a riviverne le pagine peggiori”.

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