I risultati del questionario sull'allargamento dell'Unione europea

Il questionario sull’allargamento dell’Unione europea, promosso dal Centro Europe Direct Emilia-Romagna tra marzo e settembre 2025 e compilato da 90 persone, restituisce il profilo di un campione fortemente orientato ai temi europei, composto in larga parte da studenti e dipendenti pubblici e concentrato soprattutto tra Bologna e Piacenza, dove il questionario è stato diffuso anche durante la Notte europea dei Ricercatori. Questo profilo spiega l’elevato livello di conoscenza che emerge dalle risposte: il 93% dei partecipanti dichiara di sapere che l’UE è impegnata in un processo di allargamento e il 91% conosce l’esistenza delle procedure formali di valutazione dei paesi candidati. Infatti, la maggioranza del campione (71%) si considera in grado di esprimere un’opinione informata sull’allargamento, soprattutto grazie all’interesse personale per il tema, mentre tra chi non si sente sufficientemente informato pesano soprattutto lo scarso interesse e la percezione di informazioni complesse o poco accessibili. Infine, sugli effetti dell’allargamento in termini di sicurezza e stabilità europea prevale l’incertezza: il 68% ritiene che tali esiti dipendano dal contesto geopolitico e dai paesi coinvolti, a conferma di un atteggiamento complessivamente favorevole ma realistico e prudente.

Sul piano valutativo, l’atteggiamento verso l’allargamento è complessivamente positivo ma non privo di cautela. La maggioranza dei rispondenti condivide l’idea che l’allargamento produca benefici socioeconomici, politici e di sicurezza, ma soprattutto in modo moderato: il 53% si dice “abbastanza” d’accordo, mentre solo il 19% si dichiara “molto” d’accordo, a fronte di un 23% complessivo che esprime scetticismo o dissenso. Coerentemente con questo quadro prudente, quando si chiede quali siano i criteri più importanti per valutare l’adesione di un nuovo paese, l’87% indica correttamente le riforme giuridiche, la lotta alla corruzione, la stabilità politica e il rispetto dello Stato di diritto come fattori decisivi, segnalando una forte consapevolezza delle condizioni politiche e istituzionali poste dall’UE.

I principali timori legati all’allargamento riguardano soprattutto il funzionamento dell’Unione: oltre la metà dei rispondenti individua come rischio principale le maggiori difficoltà nel processo decisionale, seguite dai problemi legati allo Stato di diritto nei nuovi Stati membri e dall’aumento delle divergenze tra paesi. I costi economici e l’indebolimento delle politiche di sicurezza sono percepiti come rischi secondari. Nonostante ciò, il 66% ritiene che l’ingresso di nuovi Stati potrebbe rafforzare il peso geopolitico ed economico dell’UE di fronte alle sfide globali, anche se una quota consistente teme una perdita di coesione interna.

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