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Turismo. Condhotel: inizia l’esame del progetto di legge in commissione

Rossi (Pd): “possibile ristrutturare alberghi e colonie prevedendo la compresenza di camere classiche e alloggi privati”. Interventi di Pompignoli (Ln), Bertani (M5s) e Zappaterra (Pd)

06/03/2019 17:35

In commissione Politiche economiche, presieduta da Luciana Serri, è iniziato l’esame del progetto di legge “Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie”, che detta regole e requisiti per avviare e gestire questa nuova tipologia di struttura: una formula ricettiva mista che prevede, nelle stesse strutture alberghiere, la compresenza di camere classiche e alloggi privati. Nadia Rossi (Pd) e Andrea Liverani (Ln) sono stati nominati relatori, rispettivamente di maggioranza e di minoranza, del progetto di legge.

La proposta di legge – ha spiegato la relatrice dem Nadia Rossi – ha l’obiettivo di riqualificare e migliorare la qualità delle strutture ricettive, favorire gli accorpamenti, fidelizzare la clientela internazionale e diversificare l’offerta turistica. Il tutto per far crescere ancora di più un settore che, con quasi 60 milioni di presenze registrate in Emilia-Romagna nel 2018, ha segnato per il secondo anno consecutivo numeri da record. Il progetto di legge disciplina i requisiti e le condizioni di esercizio che le strutture devono avere per diventare condhotel, armonizzando la normativa regionale con quella statale in materia di strutture ricettive ed edilizia. In particolare, le strutture dopo gli interventi di riqualificazione, devono essere aperte al pubblico, avere un gestore unico, un minimo di sette camere, servizi accessori ed eventualmente vitto oltre a unità abitative residenziali private con cucina.

Nel merito della proposta di legge – ha evidenziato la consigliera – gli albergatori potranno destinare fino a un 40% della superficie delle camere alla realizzazione di alloggi da vendere a privati, a condizione che le risorse ricavate dalla vendita siano destinate alla riqualificazione degli edifici e al miglioramento dei servizi e dello standard di qualità. Gli interventi che possono essere realizzati puntano sia alla crescita degli standard di qualità sia alla sicurezza, prevedendo, ad esempio per gli edifici che non possiedono i requisiti sismici, anche interventi di demolizione e ricostruzione con eventuale ampliamento limitatamente alle eventuali premialità di superficie previste dagli strumenti urbanistici comunali. Il gestore della struttura si impegna a garantire, ai proprietari delle unità abitative, i servizi alberghieri a partire dalla portineria unica sia per gli ospiti dell’hotel che per i proprietari delle abitazioni. I proprietari delle nuove unità abitative si impegnano a loro volta a rispettare le modalità di conduzione del Condhotel, a garantire gli standard e l’omogeneità estetica dell’immobile in caso di interventi edilizi. Ogni proprietario può utilizzare in via esclusiva le proprie singole unità abitative per l’intero o per un limitato periodo di apertura effettiva dell’intera struttura turistico-ricettiva. Nei periodi in cui le unità abitative non sono riservate dal proprietario, l’alloggio residenziale potrà essere dato in disponibilità al gestore unico della struttura, affinché siano assegnate alla clientela per il servizio ricettivo alberghiero.

La possibilità della trasformazione in condhotel – ha sottolineato Nadia Rossi – è stata estesa anche alle colonie marittime e montane: una misura antidegrado che tiene conto della specificità della regione, dove questi edifici sono molto diffusi, e che permetterà il pieno recupero di importanti complessi immobiliari, risparmiando, allo stesso tempo, suolo pubblico. La proposta – ha precisato la relatrice – si applica alle strutture ricettive esistenti, intendendosi a tal fine gli immobili esistenti alla data di entrata in vigore della legge regionale con destinazione ricettiva alberghiera, indipendentemente dal fatto che l’attività alberghiera sia avviata, sospesa o cessata.

Per Massimiliano Pompignoli (Ln) il progetto di legge presenta talune criticità, in particolare riguardo alla gestione degli appartamenti da parte dei proprietari, in quanto non è chiaro se e in che misura si faccia riferimento alle norme condominiali classiche, ad esempio per quanto attiene alle spese ordinarie e straordinarie. Inoltre, il leghista ha obiettato che l’offerta dei nuovi alloggi inseriti nei condhotel si misurerà con un mercato immobiliare che presenta una quota rilevante di invenduto. Infine, l’esponente del Carroccio ha chiesto chiarimenti in merito alla cubatura premiale prevista per la ristrutturazione di colonie che, dato lo stato di totale abbandono, dovranno prima essere demolite. Da ultimo, Pompignoli ha espresso dubbi riguardo al funzionamento dei servizi ricettivi nei condhotel, che la proposta legislativa prevede debbano essere garantiti per tutto l’anno, di fronte a un’offerta turistica, specie nella costa, prevalentemente calibrata su base stagionale.

Rilievi critici sono pervenuti anche da Andrea Bertani (M5s), in particolare in merito all’impossibilità del cambio di destinazione d’uso delle superfici dei condhotel, sulla compatibilità della gestione tra alberghiero e residenziale e sul calcolo del 40% della superficie da destinare a residenza privata in caso di ristrutturazione di colonie.

Per Marcella Zappaterra (Pd) la proposta di legge è uno strumento importante per riqualificare aree degradate, anche se emerge una certa disparità di condizioni tra chi sfrutterà la nuova norma e chi ha fatto investimenti in ristrutturazioni alberghiere negli ultimi anni. Specie nel litorale ferrarese, caratterizzato da ampie zone di degrado, sarebbe opportuno verificare la possibilità di estendere l’opportunità di realizzare condhotel anche a chi ha ristrutturato da poco il proprio albergo.

Ha concluso i lavori la presidente Serri, comunicando che il 20 marzo prossimo si terrà l’udienza conoscitiva degli stakeholders.

(Luca Govoni)

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