L'Europa nel nuovo ordine mondiale: tra crisi sistemiche e scelta strategica
Introduzione
Giovedì 5 febbraio si è aperta la nuova edizione della rassegna “Ragioniamo d’Europa”, un ciclo di cinque incontri dedicato alle principali sfide che coinvolgono oggi l’Unione Europea. Il primo appuntamento, intitolato “L’Europa nel nuovo ordine mondiale”, ha offerto una riflessione complessiva sul ruolo dell’UE in un periodo di rapido mutamento globale.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha affrontato una serie di crisi profonde e tra loro interconnesse che ne hanno messo alla prova la coesione interna, ma che, allo stesso tempo, hanno evidenziato una capacità di risposta spesso sottovalutata. Dalla gestione della pandemia alla guerra in Ucraina, passando per la cooperazione sanitaria e il rilancio delle relazioni con l’Africa, l’UE ha mostrato di non essere un semplice spettatore della competizione globale, ma un attore che, entro determinati margini, può ancora compiere scelte strategiche.
Un contesto globale in trasformazione
L’ordine mondiale che ha caratterizzato gli ultimi decenni è oggi attraversato da tensioni crescenti: competizione tra potenze, crisi commerciali e una diffusa sfiducia nei confronti dei processi di integrazione. In questo scenario, l’Europa è chiamata a rafforzare la cooperazione internazionale, la solidarietà e nuove forme di alleanze, includendo con maggiore determinazione la dimensione sociale nelle proprie politiche per affermare con forza i suoi valori fondanti: democrazia, libertà, stato di diritto, rispetto della dignità umana.
La transizione in corso non rappresenta una semplice fase di aggiustamento, ma un cambiamento strutturale. Il vecchio ordine internazionale non è più in grado di garantire stabilità, mentre il nuovo non si è ancora definito pienamente. L’UE si muove così in un quadro caratterizzato dal declino del multilateralismo e dal ritorno di logiche di potenza che complicano ulteriormente l’elaborazione di una strategia coerente.
Le tre crisi della “tempesta perfetta” europea
1. Crisi economico‑commerciale
La politicizzazione del commercio internazionale, il ritorno dei dazi e la fragilità degli accordi bilaterali mettono in difficoltà un’Unione europea storicamente orientata a un mercato aperto e regolato.
2. Crisi tecnologica
Nella competizione globale sulle tecnologie emergenti, dall’intelligenza artificiale alle materie prime critiche, dominano Stati Uniti e Cina. L’Europa interviene soprattutto attraverso la regolazione (come il Digital Markets Act e il Digital Services Act), ma spesso senza un peso industriale equivalente, con conseguenti vulnerabilità in settori strategici.
3. Crisi di sicurezza
La guerra in Ucraina ha trasformato radicalmente il quadro strategico europeo e rimesso in discussione gli equilibri del rapporto transatlantico. Pur sostenendo Kiev in modo deciso, l’Unione si trova a fare i conti con l’incertezza della politica statunitense, che rende più urgente il dibattito sull’autonomia strategica europea.
Una crisi ideologica di fondo
Accanto alle crisi economiche, tecnologiche e militari, si registra anche una crisi ideologica. In alcune aree della politica statunitense prende forma una narrativa ostile nei confronti dell’UE, descritta come un attore debole o dipendente. Questa dinamica riflette trasformazioni strutturali più profonde: il crescente orientamento strategico degli Stati Uniti verso l’Indo-Pacifico, considerato l’epicentro geopolitico del XXI secolo, tende infatti a ridimensionare la centralità europea.
Difesa, autonomia strategica e limiti istituzionali
Ragionare su un’Europa capace di incidere realmente negli equilibri globali richiede di affrontare con decisione il tema della difesa comune. L’aumento della spesa militare non riguarda solo le percentuali di PIL, ma rappresenta un segnale di consapevolezza: senza capacità autonome credibili, l’Europa rischia di rimanere marginale in un sistema internazionale dominato dalla forza.
La difesa comune, però, non è prevista dagli attuali Trattati. Per tal ragione, la NATO rimane il principale riferimento militare dell’Unione. Una possibile evoluzione potrebbe consistere in un rafforzamento del coordinamento tra Unione europea e Alleanza Atlantica, combinando gli obiettivi fissati dalla NATO con gli strumenti finanziari e progettuali dell’Unione.
Opinione pubblica, frammentazione politica e la necessità di una scelta
La capacità dell’UE di agire dipende anche dalle dinamiche politiche interne. Il Parlamento europeo appare oggi più frammentato e spostato a destra, con maggioranze variabili su temi quali sicurezza e migrazioni.
Secondo l’ultimo Eurobarometro pubblicato a febbraio, nell’Autunno 2025, l’opinione pubblica europea, in particolare quella italiana, attribuisce grande importanza alla prevenzione dei conflitti, alla lotta al terrorismo e alla gestione dei flussi migratori. Tuttavia, questa domanda di sicurezza non sempre coincide con un sostegno chiaro e condiviso all’integrazione europea. Resta centrale la questione della forma politica che l’Unione dovrebbe assumere per essere un attore internazionale efficace: federazione, confederazione o una struttura ibrida?
La risposta non riguarda soltanto le istituzioni, ma il progetto culturale e identitario dell’Europa. L’Unione, infatti, vive una crisi di identità influenzata dai mutamenti generazionali, dalle trasformazioni dei media e da una prospettiva ancora troppo eurocentrica, che limita la capacità di comprendere e dialogare con contesti diversi.
Conclusione
Il nuovo ordine mondiale è ancora in fase di definizione, ma una consapevolezza appare chiara: l’Europa non può restare spettatrice. Le crisi recenti hanno dimostrato che esistono margini di azione significativi, come nel caso del Next Generation EU, ma il contesto attuale richiede una svolta più profonda e strutturale. Per consolidare la propria autonomia strategica, l’UE dovrà accettare nuove responsabilità e compiere scelte politiche impegnative, decidendo se essere soggetto o oggetto del cambiamento globale. Resta attuale l’intuizione di Jean Monnet: “L’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per superarle.”





