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Sanità. Gibertoni (M5s): rivedere l’accordo Stato-Regioni per riaprire i punti nascita di montagna

Le richieste della pentastellata arrivano dopo le dichiarazioni del presidente Bonaccini sulla riconsiderazione della loro chiusura

07/12/2018 12:26

Giulia Gibertoni torna a chiedere un ripensamento sui punti nascita di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma) dopo che il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha annunciato una riconsiderazione sulla loro chiusura. Proprio per questa apertura da parte del numero uno di viale Aldo Moro, la consigliera del Movimento 5 stelle, con una risoluzione, invita l’esecutivo a “interloquire con il ministero della Sanità per rivisitare i contenuti dell’accordo Stato-Regioni del 2010 perché siano riaperti i punti nascita- scrive nell’atto- e per il futuro non ci sia il rischio di chiusura per altri”.

Una richiesta che poggia anche sull’idea che “la chiusura dei punti nascita ha prodotto- sottolinea nelle premesse dell’atto d’indirizzo la Cinque stelle- una perdita di credibilità da parte dei cittadini nei confronti della politica regionale che, dopo aver supportato una richiesta di deroga, sulla base del fatto che c’erano e ci sono i motivi per tenere attivi tali punti nascita, ha ceduto allineandosi ad una valutazione tecnica. La scelta di accettare il parere del Comitato nazionale percorso nascite ha ingenerato nei cittadini dei territori interessati- continua Gibertoni- la convinzione di una riduzione del livello di assistenza sanitaria sul proprio territorio”.

E per recuperare questa situazione di sfiducia Gibertoni chiede l’impegno dell’esecutivo a “valutare di avanzare un’ulteriore richiesta di deroga al Comitato nazionale percorso nascite, motivata e supportata da impegni su investimenti che garantiscano standard operativi, tecnologici e di sicurezza, per la riapertura dei punti nascita di montagna”. Anche perché, ricorda nell’atto, “il Comitato nazionale percorso nascite esprime pareri tecnici sulla scorta della documentazione fornita dalle Regioni e un suo parere negativo rilasciato non è decisivo ai fini del mantenimento dei punti nascita, sempre che s’intenda superare le criticità riscontrate con i dovuti investimenti”. Non solo, chiosa la pentastellata: “Lo stesso Comitato può essere investito da parte del Ministero e su richiesta della Regione di una ulteriore valutazione, sulla base di ulteriore documentazione e di motivazioni inerenti la necessità di tenere aperti i punti nascita”.

(Andrea Perini)

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