Presentato a Bologna il progetto “Religioni per la cittadinanza” sul rapporto tra fede e detenzione

25.10.2019

Presentato a Bologna il progetto “Religioni per la cittadinanza” sul rapporto tra fede e detenzione

Un progetto realizzato all’interno della casa circondariale “Dozza”, Religioni per la cittadinanza è un’iniziativa sul dialogo multiculturale rivolto agli studenti del Centro per l’istruzione degli adulti metropolitano di Bologna (Cpia), realizzato nel biennio 2018-2019 con la collaborazione dell’ufficio del Garante regionale dei detenuti e della direzione del carcere. Al programma educativo hanno partecipato 34 detenuti (italiani, tunisini, marocchini, pakistani, romeni, algerini, bosniaci, colombiani, ghanesi, nigeriani e portoghesi), che si sono confrontati con esperti di religione, costituzionalisti, sociologi, antropologi e psicologi sociali.

I dieci temi proposti nelle quattordici conversazioni con i detenuti, ha spiegato il Garante regionale delle persone private della libertà personale Marcello Marighelli, “hanno introdotto quesiti cruciali, dalla libertà di coscienza al rapporto tra la legge di Dio e quella degli uomini, dall’influenza della religione sulle relazioni sociali alla discussione del rapporto tra credo religioso e violenza”. Un progetto, ha poi aggiunto, “sui detenuti, sulle loro diverse provenienze, situazioni personali, fedi e culture, persone che ora si pongono e ci pongono un quesito centrale: può la religione svolgere un ruolo nel percorso educativo e risocializzante delle persone detenute?”. Questa esperienza, ha rimarcato quindi il Garante, “rivela come l’interrogarsi insieme sulle contraddizioni del rapporto con l’altro in una comunità plurale di fedi e di culture sia il modo migliore per cercare la cooperazione delle persone a un progetto educativo, che aiuti a superare la rottura con la legalità e l’adesione a comportamenti criminali”. La partecipazione al progetto Religioni per la cittadinanza, ha concluso, “mi fa sperare in un carcere che, tenendo in considerazione la soggettività di tutti, possa costituire una ‘formazione sociale’ capace di promuovere iniziative concrete come questa e capace di modificare la realtà esistente e di rimettere le persone nella società”.

Il report di questa esperienza (edito dalla Regione Emilia-Romagna) è stato presentato questa mattina a Bologna dai curatori del progetto Ignazio De Francesco e Maria Caterina Bombarda. Sono poi stati proiettati estratti del docufilm Nel bene nel male. Dio in carcere, sempre sull’attività della classe, realizzato dal documentarista Lorenzo Stanzani.

L’importanza di intervenire in questo campo è segnalata dalle cifre: da un censimento del 2018 si rileva che in Italia sul totale dei circa 58 mila detenuti quasi 20 mila sono stranieri, di cui oltre 12 mila provengono da paesi tradizionalmente di religione musulmana, di questi almeno 7 mila sarebbero praticanti.

Durante l’incontro è arrivato anche il messaggio dell’Arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi: “La privazione della libertà pone la persona in una condizione di piccolezza oggettiva, di dipendenza quasi assoluta dalla volontà altrui. È una grande umiliazione. Gesù ha dichiarato di volersi immedesimare anche in questa umiliazione. Accostarsi ai detenuti è così accostarsi a una delle luci del mistero di Gesù, che si identifica con i carcerati, senza indicare qualifiche o senza mettere condizioni. Ero carcerato e siete venuti a visitarmi. Di questo mistero credo faccia parte il recupero, da parte di un gran numero di detenuti, della dimensione spirituale, che può aiutare a sostenere il peso della cella, illuminare gli sbagli commessi, incoraggiare a costruire un futuro pulito. Con la massima delicatezza e il massimo rispetto per la libertà di coscienza di ciascuno, credo che spiritualità e religioni possano davvero essere partner efficaci del progetto educativo. Senza omettere le criticità, che non si concentrano soltanto, a mio avviso, nel pericolo della radicalizzazione islamica, di cui tanto si è parlato negli ultimi anni. E’ per questo che la riscoperta dell’esperienza religiosa va accompagnata da una riscoperta dei valori della cittadinanza, quella che fa spazio a tutte le fedi e a tutte le culture, ma che richiede di impegnarsi, e mai estraniarsi, dal corpo sociale, nella ricchezza di tutte le sue componenti. Mi sembra che in questo stia il valore specifico del progetto realizzato alla casa circondariale ‘Rocco d’Amato’ che oggi viene presentato. S’intitola Religioni per la cittadinanza, dunque ‘per’, cioè a favore della cittadinanza nei suoi molti significati, mai ‘contro’ o ‘senza’ di essa”.

I lavori sono stati aperti dal provveditore dell’Amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna e delle Marche Gloria Manzelli, del direttore dell’Ufficio scolastico di Bologna Giovanni Schiavone e della direttrice della casa circondariale di Bologna Claudia Clementi. Al termine della mattinata, per le conclusioni sono invece intervenuti, oltre allo stesso Marighelli, il dirigente scolastico del Cpia metropolitano di Bologna Emilio Porcaro, il presidente nazionale dell’Unione delle comunità islamiche (Ucoii) Yassine Lafram, il teologo Piero Stefani, la psichiatra del carcere di Parma Maria Inglese, il cappellano della “Dozza” Marcello Matté e il direttore dell’area educativa Massimo Ziccone.

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