Hikikomori. Garavini: “reti umane per aiutare i ragazzi e combattere il narcisismo della società”

12.03.2019

“Ho due figli di 26 anni, gemelli, che all’ultimo anno delle superiori hanno mollato tutto. Compreso lo sport. Delusi dalla vita, dalla separazione dei genitori. Sono diventati ‘hikikomori’. Poco tempo dopo hanno lasciato anche il lavoro. Sono assenti. Come lo sono i servizi sociali, che non mi hanno dato alcun aiuto. Senza considerare che sono stata costretta a denunciare i miei figli: quando provavo a staccare loro la connessione internet mi picchiavano”. Questa storia drammatica, raccontata in lacrime da una madre, la grande attenzione di una sala gremitissima, danno l’idea di quanto il tema dei cosiddetti ‘eremiti sociali’ (346 in Emilia-Romagna, secondo l’analisi dell’Ufficio scolastico regionale), diventato di uso comune attraverso un appellativo giapponese, sia sentito nel mondo della scuola e non solo.

Nel primo incontro del ciclo ‘Le sfide dell’adolescenza. Il fenomeno degli ‘Hikikomori’, organizzato dall’istituzione “G.F. Minguzzi” della Città Metropolitana di Bologna, presieduta da Bruna Zani, a cui ha partecipato anche la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenzaClede Maria Garavini, è stata offerta un’analisi multidisciplinare sul tema, che ha abbracciato sanità, scuola, tutela dei minori e universo sociologico. Al convegno sono intervenuti anche Angelo Fioritti, direttore Dipartimento salute mentale e delle dipendenze dell’Ausl Bologna, Stefano Versari, direttore generale ufficio scolastico regionale e Rita Casadei, pedagogista dell’Alma Mater.

Secondo la Garante Garavini, “lo spiccato individualismo presente nella nostra società, la ricerca del successo a qualsiasi costo e la competitività estrema, portano molti ragazzi a non sentirsi all’altezza delle aspettative, provocando in loro un senso di frustrazione che può sfociare nella ricerca di zone di protezione, come la casa e la propria camera. E la mancanza di prospettive, anche lavorative- ha continuato- non fa che accentuare questi disagi. Gli adulti, a loro volta disorientati, devono provare a dare risposte, offrendo ai ragazzi una figura forte, a cui i ragazzi possono aggrapparsi per estrarre la loro ricchezza”. Sulle modalità di intervento Garavini è chiara. “Le risposte vanno date guardando ai singoli casi- ha detto la Garante- adeguando ai ragazzi le metodologie. Bisogna entrare nei loro spazi per attivare in loro pensieri ed emozioni. E per farlo occorre costruire una rete umana, da affiancare alla rete digitale. Si tratterebbe di una delle più alte operazioni culturali nell’epoca del narcisismo”.

Il dottor Fioritti, focalizzandosi nell’ambito sanitario, ha chiarito le cause che pregiudicano una buona salute mentale nei giovani: “La demografia attuale, la distanza inter-generazionale, lo stress nella transizione studio-lavoro, le disuguaglianze aumentate in modo spaventoso, soprattutto tra giovani e anziani, descrivono una situazione che spiega il perché negli ultimi anni i giovani che hanno richiesto l’accesso ai servizi sanitari siano sempre di più. Il dato è internazionale, ma riguarda anche noi: in Emilia-Romagna, negli ultimi anni, si è registrato un aumento del 43% dei giovani tra i 14 e i 17 anni ricorsi alle cure neuropsichiatriche”. Il dottor Versari ha elencato i numeri degli hikikomori raccolti dall’ufficio scolastico in tutte le 687 scuole emiliano-romagnole, sia statali che paritarie. “Non parliamo di ragazzi ‘malati di social’- ha detto- semmai lo diventano dopo, in quanto tramite internet mantengono un contatto uni-direzionale col mondo. I cosiddetti ragazzi d’oro sono coloro che più somigliano agli hikiikomori giapponesi. Ragazzi che all’improvviso si spezzano e vanno in frantumi”. Nel tentativo di affrontare il fenomeno, Versari ha elencato le soluzioni pensate dalla scuola: “Interventi personalizzati, quali, ad esempio, l’accompagnamento del percorso scolastico a casa o anche rapporti che gli istituti scolastici dovrebbero intrattenere tramite i social”.

Infine, la professoressa Casadei ha proposto di guardare al fenomeno hikikomori da una prospettiva ribaltata: “Quella dei ragazzi che scelgono di isolarsi, perché non più motivati, che quindi fuggono da un mondo che ritengono fallito”. Il silenzio – secondo la professoressa – “sarebbe una scelta naturale, seppur espressa in modo negativo, di fronte alla distrazione e all’assenza della nostra società”.

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