Diritti. Garante Garavini: le comunità devono tutelare e proteggere i minori stranieri soli

15.02.2019

“I minori stranieri non accompagnati sono ragazzi soli, che si trovano senza riferimenti - con diritti limitati quando non decisamente negati - in un paese non loro, straniero. Hanno avuto un percorso migratorio durissimo, arrivano con i segni evidenti della sofferenza che hanno vissuto e qui incontrano altre difficoltà. È in questo frangente che deve entrare in gioco la comunità, intesa come istituzioni, enti, associazioni e privati cittadini”. Lo ha affermato la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Clede Maria Garavini, intervenuta lo scorso mercoledì al convegno “Infanzia migrante: capire, narrare, accogliere”, promosso dalla biblioteca del dipartimento di Scienze dell’educazione nell’ambito di “Terre promesse. Migrazioni e appartenenze”, il festival della rete delle biblioteche specializzate di Bologna, “Specialmente in biblioteca”.

“Quello che inizia nel nostro paese è un nuovo capitolo della loro storia - ha continuato Garavini parlando dei minori non accompagnati - che deve svolgersi all’interno di una comunità accogliente, che li aiuti a lenire le ferite. Queste comunità devono assumere le responsabilità di tutela e protezione nei confronti dei bambini e dei ragazzi soli”. La Garante ha poi parlato della legge 47 del 2017 - che reca le disposizioni in materia di protezione dei msna - come di una traduzione operativa della convenzione Onu sui diritti dei bambini e degli adolescenti.  “Questi ragazzi - il 95% dei msna ha un’età compresa tra i 16 e i 17 anni - arrivano con idee, sogni, progetti. Hanno delle incredibili risorse che occorre aiutare a sviluppare: questo è uno dei compiti del tutore volontario. Costruire una relazione con un giovane adulto, mettendo in atto quella forma di genitorialità sociale, di collaborazione, di cittadinanza attiva e di solidarietà che è la tutela”.

Ma chi è il tutore volontario emiliano-romagnolo? Garavini, in chiusura, ne ha tracciato l’identikit: donna (il 73% di coloro che hanno fatto domanda è di sesso femminile), laureata (62,7%) e con alle spalle diverse esperienze di assistenza o di accompagnamento di minori stranieri all’interno di associazioni di volontariato o culturali (90,6%). Inoltre, 158 di loro hanno già concluso il percorso di formazione e confermato nei colloqui individuali la disponibilità a svolgere le funzioni di tutore, per gli altri stanno iniziando i corsi organizzati in collaborazione con le amministrazioni comunali e le associazioni di volontariato territoriali.

Azioni sul documento

archiviato sotto: