Il Garante nazionale

Con legge 21 febbraio 2014, n. 10 di conversione del decreto-Legge 23 dicembre 2013, n. 146 “Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria” il Parlamento italiano ha previsto l’istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e l’emanazione di un apposito regolamento, assolvendo così ad obblighi di carattere internazionale, naturale coronamento e riconoscimento del percorso intrapreso in via di sperimentazione a livello territoriale con i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale a livello comunale, provinciale e regionale, che rappresenta la vera novità degli ultimi anni in materia penitenziaria.

Il Garante nazionale è costituito da un collegio, composto dal presidente e due membri - nominati dal Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri - i quali restano in carica cinque anni non prorogabili. I componenti sono scelti tra persone, non dipendenti delle Pubblica amministrazione, che assicurino indipendenza e competenza nelle discipline afferenti la tutela dei diritti umani. All'inizio del 2016 Mauro Palma è stato eletto Presidente, Emilia Rossi e Daniela De Robert sono invece gli altri due componenti.

Con decreto ministeriale n. 36 del 11 marzo 2015 (entrato in vigore il 15 aprile 2015) è stato emanato il regolamento recante la struttura e la composizione dell'ufficio del Garante nazionale che ne definisce la sede presso il Ministero della Giustizia e un organico di venticinque unità. 
Nel 2016 il Garante ha adottato il Codice di Autoregolamentazione che ne chiarisce compiti, funzioni e principi guida.

Il Garante definisce gli obiettivi da realizzare e si occupa del coordinamento con i Garanti territoriali che hanno competenza per tutti i luoghi di privazione della libertà, compresi i Cie e le comunità terapeutiche, e possono contribuire, attraverso incontri strutturati, sia a individuare gli aspetti sistemici di non funzionamento, sia alla redazione di raccomandazioni da inviare alle relative autorità nazionali o regionali. 

Pur ritenendo importante l’istituzione del Garante nazionale, molti tra i garanti regionali e territoriali, hanno espresso preoccupazione in merito alla nomina che non promana dal Parlamento e per la sua collocazione presso il Ministero di Giustizia, apparendo, almeno in parte in violazione del Protocollo opzionale alla Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984, fatto a New York il 18.12.2002, delineando la figura di un Garante non del tutto autonomo e non terzo.

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