Cosa fa

Vigila sulle condizioni di vita delle persone detenute, al fine di garantirne il rispetto della dignità e dei diritti, con particolare riguardo alla presenza di trattamenti inumani e degradanti e alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi di privazione della libertà personale e sull’adempimento del dettato costituzionale relativo alla finalità rieducativa della pena.

Può visitare senza necessità di preventiva autorizzazione gli istituti penitenziari che insistono sul territorio di competenza, compresi l’ospedale psichiatrico giudiziario e l’istituto penale per i minori. La competenza è estesa anche agli altri luoghi di privazione della libertà personale quali le camere di sicurezza delle Questure, delle caserme dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale, nonché i reparti ospedalieri dove si attuano i trattamenti sanitari obbligatori, i CIE – Centri di identificazione ed Espulsione - e le comunità terapeutiche.

Il Parlamento italiano ha provveduto con la legge n°195/2012 ad autorizzare la ratifica e ad adottare l’ordine di esecuzione al Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti stipulato a New York il 18 dicembre 2002, così che dal 20 novembre 2012 il testo del Protocollo costituisce norma vigente. Ai sensi del comma 2 dell’articolo 4 del Protocollo, per “privazione della libertà” s’intende “ogni forma di detenzione o imprigionamento o collocazione di una persona in un luogo sotto custodia che non le sia consentito lasciare volontariamente, su ordine di un'autorità giudiziaria, amministrativa o di altro tipo”. Tra le altre norme il Protocollo prevede un sistema di visite periodiche nei luoghi in cui si trovano persone private della libertà personale, effettuate da organismi indipendenti internazionali e nazionali, con la previsione che ogni Stato Parte a livello nazionale istituisca, designi o gestisca uno o più organi con poteri di visita incaricati di prevenire la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti entro un anno dalla ratifica, riconoscendo all’art.17 che possono essere qualificati quali meccanismi nazionali di prevenzione anche organismi istituiti a livello locale, purché rispondano ai requisiti richiesti dal Protocollo.

Può effettuare colloqui riservati con le persone detenute (anche in forma collettiva), anche al fine di compiere atti giuridici.

Si attivaquando viene segnalata una situazione che comporti la compressione di undiritto o il suo mancato esercizio, intervenendo presso le istituzioni competenti al fine di sollecitare ogni utile intervento.

Svolge attività di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani e sulla finalitàrieducativa della pena, attraverso iniziative pubbliche, avvicinando le comunità locali al carcere.

Si attiva al fine di ridurre il pericolo di recidiva nelle persone condannate, contribuendo a migliorare le condizioni generali di sicurezza sociale.

Svolge attività di formazione e collabora con l’Università.

Azioni sul documento