Terzo settore fuori e dentro dal carcere

16.02.2015

Terzo settore fuori e dentro dal carcere

In Emilia-Romagna, sono 170 i soggetti non profit che ogni giorno operano al recupero di persone detenute o ex detenute: 60 associazioni, 80 cooperative sociali e 30 parrocchie. Il censimento su Terzo settore e carceri è stato presentato dall'Ufficio del Garante regionale delle persone private della libertà personale. Si tratta di una approfondita ricognizione sulle dimensioni e le potenzialità del no profit nella presa in carico di adulti che provengono dal circuito penale: detenuti, internati, persone sottoposte a misure alternative.

Promossa in collaborazione con il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna, la ricerca - al centro di un incontro giovedì 12 nella Biblioteca dell'Assemblea legislativa regionale - analizza le attività realizzate da questi soggetti, le risorse messe in campo da volontariato, associazionismo e cooperazione sociale, cercando di valutare i risultati finora raggiunti. A discuterne, la Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, la presidente della Commissione Parità e diritti, Roberta Mori, e Giulia Cella, dell’Università di Bologna.

Ai 170 soggetti non profit, si aggiungono le aziende che effettuano inserimenti lavorativi di persone provenienti dal circuito penale. Da più parti si auspica un maggiore coordinamento fra le attività realizzate, che appaiono significative sia dal punto di vista quantitativo (3.500 persone potenzialmente interessate), che per la differenziazione qualitativa dell’offerta.

L’Emilia-Romagna esprime forti potenzialità nella presa in carico dei soggetti devianti, anche nel caso di persone con problemi di tossicodipendenza e psichiatrici. Ma per poter esprimere tutte le proprie potenzialità, occorrerebbe un lavoro di rete, un costante, reciproco scambio. Come favorirlo, attraverso quali strumenti concretizzarlo, come monitorare le azioni del cosiddetto “privato sociale” in tema di reinserimento dei devianti, sono questioni che la ricerca individua e lascia in gran parte aperte.

Ove possibile, vengono forniti dati precisi sul numero di persone prese in carico. Di rado, invece, viene effettuato un monitoraggio dopo la conclusione dell’intervento realizzato: questa osservazione riguarda sia il volontariato penitenziario (che sviluppa le sue attività in favore dei detenuti rinchiusi presso gli istituti) sia la cooperazione (impegnata soprattutto nella fase che segue la fuoriuscita dai penitenziari).

Emerge invece chiaramente la conferma della difficoltà in cui il Terzo settore si trova ad operare. Nel caso di alcune cooperative, le attività realizzate con persone provenienti dal carcere sono state interrotte perché economicamente insostenibili.

Le 170 realtà censite sono state raggruppate a seconda della provincia in cui operano; di ognuna è stata data descrizione, spesso ricorrendo alle fonti reperite on line che costituiscono una miniera preziosa di informazioni e in molti casi restituiscono il senso dello stile perseguito nelle attività realizzate.

Un approfondimento relativo alla cosiddetta “recidiva” spinge a non eccedere negli entusiasmi: a fronte di risultati estremamente positivi laddove la presa in carico si è tradotta in un’esecuzione della pena alternativa al carcere, se il giudizio per meritare “altro” dal carcere si fonda prevalentemente su valutazioni di affidabilità situazionale, la concreta facoltà di accesso alle reti offerte dal territorio continua a costituire il punto dolente della questione.

Dalla ricerca presentata dall’Ufficio del Garante dei detenuti, emerge la convinzione che un maggiore ricorso alle misure alternative - sostenute da azioni e da reti adeguate - possa garantire un più elevato grado di successo statistico. E che fino a quando l’accesso a tali misure sarà consentito solo a una “clientela selezionata”, i dati relativi alla loro efficacia risulteranno inevitabilmente falsati.

 

Scarica la ricerca:  Presa in carico dei soggetti devianti (detenuti, internati, persone sottoposte a misure alternative) e terzo settore : lo stato attuale nel territorio regionale dell’Emilia-Romagna” (Pdf 2,4 Mb) 

 

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