Europa e Emilia-Romagna: stiamo cambiando aria?

Dallo stato della qualità dell’aria in Europa ai dati dell’Emilia-Romagna

 Il Rapporto “Air Quality in Europe”, pubblicato in Ottobre 2018 dall’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA), riporta una panoramica sullo stato della qualità dell’aria in Europa e il suo impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente nel periodo 2000-2016.

Nonostante siano stati evidenziati miglioramenti rispetto ai valori guida per la tutela della salute umana, presentati nelle due Direttive europee sulla Qualità dell'Aria e nelle linee guida (AQG) dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS o WHO), tali miglioramenti non sono sufficienti a garantire un’adeguata protezione della salute umana.

Quali sono i principali trend che possiamo vedere in Europa? Come si inserisce l’Emilia-Romagna in questa panoramica?

Alcuni dati: i monitoraggi in Europa e in Emilia-Romagna

In Europa vengono monitorati vari inquinanti e collezionati i dati relativi al loro impatto sulla salute umana in circa 2.900 stazioni, collocate in 39 Stati.

Si riportano brevemente i valori relativi agli inquinanti principali:

-      per quanto riguarda il particolato aerodisperso (l’insieme eterogeneo di sostanze di diversa natura, particelle solide e liquide sospese indicato nel complesso come PTS, PM10, PM2.5 a seconda delle dimensioni) è stato rilevato un trend in diminuzione significativo, specialmente nelle stazioni di traffico delle aree urbane. Tuttavia, risultano ancora importanti i superamenti dei valori limite in molte zone: di quasi il 50% per il PM10 in 25 Stati membri e di quasi il 70% per il PM2.5 nelle stazioni di 24 Stati membri;

Concentrazione annuale di PM10 e PM2.5 nel 2016 © European Environment Agency, Air quality in Europe – 2018 report

-      una diminuzione è visibile anche nelle concentrazioni di picco dell’Ozono (O3) - diminuzione non significativa invece nelle concentrazioni medie annue - anche se nel 2016 sono state comunque registrate concentrazioni superiori al valore guida;

Concentrazione di Ozono nel 2016 © European Environment Agency, Air quality in Europe – 2018 report

-      anche nel caso delle concentrazioni medie di Biossido di azoto (NO2), nonostante queste mostrino un trend in discesa in tutte le stazioni, il valore limite annuale continua ad essere ampiamente superato.

Concentrazione di Biossido di azoto nel 2016 © European Environment Agency, Air quality in Europe – 2018 report

Come si può evincere dai dati sopra riportati, l’area che corrisponde alla Pianura Padana risulta essere un hot spot, una tra le aree con maggiori criticità rispetto ai valori soglia degli inquinanti con effetti a breve termine sulla salute umana.

Importanti sono anche gli impatti negativi che possono influire sugli ecosistemi europei (soprattutto dovuti a Ozono, Ammoniaca e Ossidi di azoto); questi vanno ad incidere sulla vegetazione e sulla fauna, sulla qualità dell’acqua e sui servizi ecosistemici ad essi connessi, andando così a colpire indirettamente ancora una volta l’uomo stesso. Questi dati corrispondono appieno con i risultati che emergono nel rapporto tematico di ARPAELa qualità dell’aria in Emilia-Romagna - Edizione 2018” relativo al periodo 2008-2017 nel quale si presentano le problematiche principali e i dati ambientali derivanti dall’attività di monitoraggio dello stato qualitativo della matrice aria, rilevati dalle 47 stazioni della Rete Regionale di monitoraggio della Qualità dell’Aria (RRQA). In questo report vengono descritte anche le attività, i piani, i programmi attuati e/o in via di attuazione per migliorare lo stato di qualità della matrice aria nella Regione, concludendo con la descrizione del progetto europeo Life PREPAIR.  

Non solo inquinanti

Ritornando all'ambito europeo, nonostante si assista ad una considerevole riduzione delle emissioni, risulta ancora difficile rilevare un apprezzabile miglioramento nei dati di monitoraggio sulla qualità dell’aria. A questo si aggiunge il fatto che a influire sui dati relativi alle concentrazioni e all’ammontare degli inquinanti sono anche le condizioni atmosferiche e climatiche (ad esempio il vento può determinare la diffusione degli inquinanti) oltre che le reazioni chimiche che avvengono nell’atmosfera in seguito alle emissioni vere e proprie. Nel caso specifico della Pianura Padana, queste criticità sono favorite anche dalla particolare conformazione orografica della zona.

Nel report dell’Agenzia europea dell’Ambiente è stato dedicato inoltre un apposito capitolo alla concentrazione di Ozono dell’area del Mediterraneo, connessa principalmente alle emissioni dei suoi inquinanti precursori. Tali elementi (come ad esempio gli Ossidi di azoto e i composti volatili emessi dalle industrie e dai veicoli) si combinano in atmosfera sotto all’influenza delle temperature e a livelli di radiazione solare elevati. Per questo le politiche europee spingono sull’uso di nuove tecnologie che determinino la mitigazione e la riduzione delle emissioni di tali precursori.

Obiettivi per il futuro

Il quadro per il clima e l’energia 2030, adottato dai leader dell’Unione europea nel 2014, fissa tra i suoi obiettivi una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990) ed il raggiungimento di almeno il 27% di energia prodotta da fonti rinnovabili. A tali obiettivi segue l’identificazione da parte della Commissione europea di una tabella di marcia verso un’economia a basse emissioni di carbonio che, con una visione a lungo termine fino al 2050, prevede la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'80%. Per raggiungere un tale ambizioso traguardo, è necessario che tutti i settori (dall’industria all’edilizia, dai trasporti all’agricoltura, …) diano il loro contributo a patto che la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio sia fattibile ed economicamente abbordabile. I risultati dimostrano che gli Stati membri hanno intrapreso la giusta direzione, ma la velocità di tali miglioramenti non è ancora sufficiente a limitare le problematiche.

Federica Milioni

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