Cambiamento climatico, il bivio tra fake news e verità scientifica

A fine marzo 2019 la Commissione per l’Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare (ENVI) e la Commissione per le Petizioni (PETI) hanno tenuto un’audizione pubblica congiunta sul "rifiuto del cambiamento climatico". Nell’ambito del continuo scontro tra negazionisti e scienziati si è cercato di rispondere alle seguenti domande:  il cambiamento climatico è reale? È una visione di parte? L’uomo che ruolo gioca in tutto ciò?

In collaborazione con EU Events >> English version

Perchè un’audizione sul negazionismo climatico?

La tematica climatica è una delle sfidepiù discussedel nostro secolo; non ha interessato solo scienziati e politici ma un ampio pubblico, a partire da personaggi del mondo dello spettacolo (come Leonardo Di Caprio) fino a giovani attivisti (come Greta Thunberg).

Nonostante la comunità scientifica non abbia dubbi, gli studi effettuati siano ormai numerosi, gli effetti ben visibili quotidianamente e le prove schiaccianti, in molti ritengono che il cambiamento climatico non esista o siano sovrastimati i suoi effetti catastrofici.

Negli ultimi anni, le supposizioni negazioniste sono andate affievolendosi, ma la domanda principale, quella più scomoda, resta sempre la stessa: l’uomo è responsabile di questi cambiamenti del clima?

Obiettivo dell'audizione è stato quello di approfondire la tematica del negazionismo climatico sotto diverse prospettive e di esaminare le tecniche di comunicazione utilizzate in politica e da alcune società private per fuorviare il pubblico riguardo all'impatto negativo di certe attività sul clima e riguardo politiche industriali con influenza su tale tematica.

Adina-Ioana VĂLEAN, capo della Commissione ENVI, nel discorso introduttivo all’audizione entra subito nel merito della discussione: “il contrasto al cambiamento climatico è il fulcro delle azioni della Commissione ENVI ... dobbiamo aiutare i cittadini ad essere informati sulla scienza alla base della lotta ai cambiamenti climatici”.

 

Nascita e attori del negazionismo climatico

Il negazionismo climatico nasce negli anni 90 del 1900 a partire dagli Stati Uniti, con la Global Climate Coalition, formata da compagnie petrolifere, dalla Camera di commercio e dall’Associazione Nazionale delle industrie manifatturiere statunitensi. Da tempo studiosi appartenenti a vari ambiti (scienziati cognitivi, psicologi so­ciali e neuroeconomisti) si interrogano sulle ra­gioni all’origine del negazionismo climatico. Se da un lato la spinta è puramente di interesse economico, dall’altro è stato evidenziato un legame con la percezione del pericolo da parte del cervello umano: infatti il cambiamento climati­co non scatena uno “stato di allarme” immediato e appare spesso temporalmente e spazialmente distante, con effetti sull’ambiente non sempre immediati.

Il negazionismo climatico si è diffuso per anni, principalmente in ambito mediatico o politico e, in misura minore, tra gli scienziati che hanno ormai dato a tale teoria un ampio consenso (seppur vi sia qualche eccezione).

Una simile strategia negazionista - definita in generale “la strategia del tabacco” - è stata già adottata per altre problematiche ambientali, come nel caso dell’amianto, delle piogge acide, del buco dell’ozono e per danni alla salute dell’uomo, come nel caso del fumo passivo e delle vaccinazioni. Un esempio molto discusso di negazionismo climatico è il caso ExxonMobil, che secondo l’accusa mossa dal procuratore generale dello Stato di New York B.Underwood, starebbe ingannando gli investitori sulla valutazione dei rischi ambientali connessi alle sue attività.

Nel tentativo di dare una definizione agli attori principali del negazionismo climatico, il vicepresidente dell' Intergovernmental Panel on Climate Change(IPCC)Jean-Pascal Van Ypersele si sofferma su una riflessione nomenclaturale: non si può più parlare di “clima-scettici”, prendendo così le distanze dal sano scetticismo su cui si basa la Scienza, neppure di “clima-negazionisti”, distanziandosi dalla definizione dei negazionisti dell’Olocausto e propone quindi il termine di “clima-confusionisti”.

I ruoli dell’uomo, della scienza e della politica

In una recente analisi (studio del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti DOE e Earth Networks) dello scorso marzo 2019, si può notare come i dati attuali dell’aumento della concentrazione di CO2ricalchino i dati previsionali dal 1850 in poi che erano stati individuati in alcune analisi scientifiche effettuate oltre 30 anni fa (Broecker, 1975). “Abbiamo usato l’atmosfera come un grosso cestino della spazzatura gratuito per i nostri gas serra”, dice Van Ypersele durante l’audizione e ribadisce come emerga sempre più chiaramente dagli studi come uomo e cambiamentoclimatico siano da considerarsi un binomio causa-effetto.

Come presentato nelle relazioni del primo gruppo di lavoro IPCC, le emissioni connesse alle attività umane aumentano la concentrazione atmosferica dei gas serra e, con una buona approssimazione, la temperatura aumenterà di ca 3°C ed il livello dei mari si innalzerà in media tra i 60 cm e 1 m: episodi estremi con picchi di temperatura saranno sempre più frequenti. Istituzioni come IPCC sono state create proprio per collegare gli scienziati ai politici, per fornirgli informazioni oggettive sulle reali cause del cambiamento climatico, sugli impatti potenziali a livello ambientale e socio-economico e sulle possibili opzioni in risposta alla problematica (come nel caso delle azioni di adattamento e di mitigazione).

Nonostante l’uomo disponga dei mezzi per costruire un futuro sostenibile e resiliente, esiste un panorama diopinioni contrastanti in cui si inseriscono da un lato i clima-confusionisti, che si avvicinano idealmente ai lobbisti del petrolio, e dall’altro la responsabilità dei legislatori, riguardo ai comportamenti da adottare nella scelta di attuare un adeguamento economico basato sulla decarbonizzazione.

Il recente studio “Convenient Truths” (Verità convenienti) - presentato nell’audizione da Alexander Carius (fondatore ed amministratore delegato di ADELPHI) - propone una mappatura delle ideologie riguardo alle tematiche climatiche di un determinato gruppo di partiti in Europa.

Nello studio si stima che i negazionisti appartengono per lo più a partiti populisti che potrebbero ottenere oltre 150 seggi al Parlamento europeo nelle prossime elezioni europee, aumentando così l'influenza negativa sul voto riguardante le politiche climatiche ed energetiche comunitarie.

Nel panorama politico europeo sono state individuate tre diverse posizioni che vengono assunte dai politici riguardo alla problematica del cambiamento climatico, tra questi:

  • alcuni restano tendenzialmente scettici, rifiutando la teoria del cambiamento climatico, l’influenza umana e gli impatti negativi ad essa connessi;
  • altri non assumono una posizione ben definita ed analizzano con estrema cautela la problematica, osteggiando a volte le politiche climatiche a livello nazionale e internazionale;
  • altri ancora confermano l’esistenza del cambiamento climatico, il suo legame con le attività antropiche e supportano l’Europa nella legislazione sul clima e sull’energia.

Le tesi dei più scettici fanno leva su una non ben dichiarata spiegazione delle cause del cambiamento climatico e del suo collegamento all’attività umana, valorizzando anche gli aspetti positivi della CO2 nella crescita delle piante. I politici che presentano un atteggiamento più cauto, invece, pongono i fatti a confronto con le ideologie: nonostante diano consenso ai dati scientifici, vedono il cambiamento climatico come un evento geologico che è già avvenuto in precedenza e vedono la teoria del cambiamento climatico come una teoria complottista in cui i dati sono manipolati da interessi economici. Riconoscono tuttavia appieno il ruolo globale sulle emissioni e la necessità di strategie di riduzione a partire dagli Stati nei quali hanno un impatto oneroso inferiore. L’ultimo gruppo analizzato riconosce l’importanza del progresso climatico e del “pacchetto energia”, seppur guardando all’impatto di tale progresso sulla propria economia, a livello nazionale.

Negazionismo tra verità e falsi miti

Le affermazioni negazioniste propongono spesso frasi ad effetto che utilizzano i concetti di meteo e clima, a volte impiegati erroneamente come sinonimi. Inoltre, tra gli assunti principali su cui si basa l’ipotesi negazionista, un argomento che attualmente crea molto dibattito è l’elevato costo delle politiche climatiche e la loro secondaria priorità rispetto ad altre problematiche percepite come maggiormente “essenziali” (come la lotta alla povertà, alle malattie, alla fame).

Un’analisi costi-benefici mostra in realtà come il problema della mitigazione climatica sia secondariamente un problema di natura economica, ma per lo più un problema di carattere politico. Nonostante esistano misure sociali di accompagnamento e di compensazione degli effetti più negativi, le politiche climatiche sono percepite spesso come lesive alla giustizia sociale, facendo aumentare i prezzi dell’energia con effetti iniqui sui più poveri. Recentemente termini come “surriscaldamento globale, eventi estremi e cambiamento climatico”  sono al centro di numerose discussioni e dibattiti che si svolgono spesso sui social network.

Surriscaldamento globale: un dibattito social tra informazione e disinformazione

“I social media sono diventati ormai la forma dominante di discussione pubblica negli ultimi anni e hanno una grande influenza sull'opinione pubblica”, come afferma  in un’intervista Bill Rand, co-autore dell’articolo “Caratterizzazione del discorso sui cambiamenti climatici sui social media durante eventi meteorologici estremi” e professore associato di marketing presso il Poole College of Management dello NC State.

Al mondo d’oggi, il dibattito online è sempre più influente e risulta necessario capire quanto il pubblico partecipi a tale dibattito e in che modo ne sia influenzato. Sia a livello politico che economico viene dato sempre più un peso maggiore alla comunicazione dei media: al loro veicolare di informazioni e soprattutto di “fake news”. A tal proposito, un caso interessante è la lettera di protesta presentata recentemente da alcune autorità pubbliche degli Stati Uniti alle grandi società “GAFA” (Google, Apple, Facebook, Amazon) allo scopo di sottolineare la loro responsabilità circa il movimento anti-vaccinazione; in risposta a tale lettera, sembra che queste società abbiano deciso di rimuovere dalle loro piattaforme i video anti-vaccinazione.

Altro principale punto di discussione riguarda la possibilità di adottare misure di contenimento della disinformazione sul clima per i mezzi di informazione da parte del Parlamento europeo, nonostante la disinformazione sui cambiamenti climatici non costituisca di per sé una violazione del diritto dell'Unione europea. Si può prendere ad esempio la legge sulla libertà d’informazione che negli Stati Uniti permette un libero accesso alle informazioni raccolte in occasione di processi legali ad oggetto di chi nega i cambiamenti climatici.

L’importanza delle campagne di comunicazione sulla scienza climatica

Risulta ormai chiara l’importanza di creare una buona comunicazione sulla scienza climatica: una coalizione vincente è stata recentemente individuata nel legame diretto tra scienziati, studenti e media per influenzare le politiche e veicolare notizie oggettive, che prendano le distanze dalle fin troppo spesso presenti “fake news”. Il dottor Van Ypersele durante l’audizione, cita come esempio virtuoso odierno la comunicazione proposta dal movimento Friday for future di Greta Thunberg.

Un ruolo cruciale è quindi affidato alle campagne di comunicazione: miliardi vengono impiegati per finanziare il negazionismo ed alimentare la sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti della scienza (un caso analogo è stato anche la campagna a favore della Brexit).Come evidenziato da Georgi Stefanov (Capo esperto in clima ed energia e Programme manager “Climate Change e Green Economy” di WWF Bulgaria), la campagna attira un ampio pubblico, “cercando di rendere possibile l’impossibile, generando una massa critica sufficiente a promuovere un cambiamento rispetto al business as usual”.

Nello specifico, la lotta al cambiamento climatico può essere condotta come una campagna strategica di informazione che promuove meccanismi di azione ed incentiva la motivazione del pubblico. È un’importante strategia di comunicazionea a livello europeo in cui si sta investendo per “trasformare il tutto in azione”, seppur nell’ottica proposta da un slogan impiegato da molte ONG “pensare globalmente ed agire localmente”.

Federica Milioni

 

 Dr. Van Ypersele con Greta Thunberg alla COP24

 

 

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