Incroci complicati alla fine del 2019: Brexit e avvio della nuova Commissione europea

L’UE alla fine del 2019

 

Il Consiglio europeo ha adottato il 29 ottobre 2019 una decisione che proroga il termine previsto dall'articolo 50 del trattato sull'Unione europea, a seguito della notifica, da parte del Regno Unito, della sua intenzione di recedere dall'Unione europea.

La proroga durerà fino al 31 gennaio 2020 per dare più tempo alla ratifica dell'accordo di recesso. Il recesso può avere luogo anteriormente, il 1° dicembre 2019 o il 1° gennaio 2020, se l'accordo di recesso è ratificato da entrambe le parti.

Contemporaneamente, siamo in attesa dell’entrata in vigore della nuova Commissione europea a guida Ursula von der Leyen 2019/2024. Le bocciature in Parlamento europeo dei commissari proposti da Ungheria, Romania e Francia, hanno costretto le istituzioni europee a posticipare di un mese la votazione in Parlamento della nuova Commissione europea. Il mese di novembre dovrà essere utilizzato per l’approvazione dei tre commissari che ancora mancano all’esecutivo per giungere al varo in dicembre.

Brexit, la storia infinita

Da anni sentiamo parlare di brexit ed aspettiamo di capire quando l’UK uscirà dell’Unione europea e, soprattutto, cosa succederà dopo. Vale la pena quindi fare un brevissima cronostoria di ciò che è successo negli ultimi 3 anni.

  • Il 23 giugno del 2016 il Regno Unito ha chiamato i suoi elettori alle urne per votare un referendum sulla permanenza del paese nell’Unione europea. Ha votato il 71,8% dell’elettorato e il 51,89% degli elettori ha votato per il Leave, l’uscita contro il 48,11 a favore invece del Remain. Dal referendum è però uscito un paese spaccato, sia  geograficamente - a favore del Remain sono stati la Scozia (62%), Londra (59,9%), l’Irlanda del Nord (55,8%) ed il territorio d’Oltremare di Gibilterra (95,9%) – sia dal punto di vista generazionale con i giovani tra i 18-24 e i 25-34 anni che hanno votato rispettivamente per il 73% ed il 62% per rimanere in Europa. Nel corso degli ultimi 3 anni diverse manifestazioni pro remain si sono svolte a Londra per chiedere un nuovo referendum, e più volte la Scozia ha annunciato che in caso di Brexit si adopererà per uscire dal Regno Unito e restare in UE. Fibrillazioni importanti anche in Irlanda del Nord, che risulterebbe particolarmente colpita da un divorzio disordinato a causa dei seri problemi relativi alla gestione dei confini fra Nord e sud dell’isola irlandese.  
  • David Cameron si dimette e arriva Theresa May. Il primo ministro David Cameron, che ha promosso il referendum che poi ha perso, è costretto alle dimissioni e gli succede l’ex ministro Theresa May, con il compito di portare l’UK all’uscita dall’UE.
  • A marzo del 2017 il Parlamento inglese attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, la procedura per lasciare volontariamente l’Ue. Il Trattato sull’UE prevede che ogni Stato membro può lasciare la Ue, informando il Consiglio europeo e negoziando un accordo sul ritiro, stabilendo le basi giuridiche per il futuro rapporto con l’Unione europea. L’accordo deve essere approvato da una maggioranza qualificata di Stati membri, dopo aver avuto il consenso del Parlamento europeo.
  • La trattativa per la Brexit inizia ufficialmente il 29 marzo del 2017 e i negoziatori danno due anni di tempo, fino al 29 marzo del 2019 per trovare un accordo. Il problema però è tutto interno al Regno Unito, che nel corso dei due anni risulterà sempre meno unito, anche all’interno della maggioranza di governo, spaccata sul contenuto dell’accordo. Nel luglio 2018 i ministri più euroscettici rassegnano le dimissioni dall’esecutivo, guidati dal ministro degli esteri Boris Johnson.
  • Il 13 novembre del 2018 Theresa May e la Commissione europea siglano l’accordo di recesso concordato durante i negoziati durati quasi due anni. Occorre ora l’approvazione del Parlamento del Regno Unito.
  • Westminster boccerà l’accordo per ben tre volte, costringendo il premier inglese a richiedere tre proroghe per la data di uscita.
  • Theresa May perde la maggioranza nel suo stesso partito e il 24 maggio del 2019 annuncia le sue dimissioni dalla leadership dei Tory.
  • A succederle l’ex sindaco di Londra ed ex Ministro degli esteri Boris Johnson il quale, per forzare un divorzio dall’UE senza accordo,  decide di attivare la cosiddetta prorogation, ossia la sospensione dell’attività parlamentare per cinque settimane dal 9 settembre al 14 ottobre. L’opposizione, a Westminster e nel paese è stata molto forte e, dopo diversi voti in Parlamento, il premier Boris Johnson si è visto costretto a richiedere all’UE la quarta proroga, concessa il 29 ottobre 2019, e a indire lezioni anticipate.
  •  Le elezioni anticipate nel Regno Unito sono fissate per il 12 dicembre

Cosa ci riserveranno i sudditi di Sua Maestà? In questi anni ci hanno stupito più volte, vedremo nei prossimi mesi

Commissione europea 2019-2024

Dopo la fiducia accordata a luglio dal Parlamento europeo alla nuova Presidente  della Commissione europea Ursula von der Leyen, si prevedeva di condurre in Parlamento tutte le audizioni dei Commissari da lei proposti in tempo per poter portate al voto in Parlamento l'intera Commissione nell'ultima seduta plenaria di ottobre.

Come sappiamo però, tre candidati non hanno passato lo scrutinio del Parlamento europeo e, pertanto, le audizioni dei nuovi candidati commissari che devono essere proposti da Francia, Romania e Ungheria, si dovranno tenere in tempo per poter votare in Parlamento europeo entro il mese di novembre. Von der Leyen entrerebbe così in carica l’1 dicembre.

Il premier ungherese ha scelto un tecnico, l’ambasciatore presso l’UE Olivér Várhelyi. La Francia ha invece proposto Thierry Breton, il quale ha ricoperto il ruolo di ministro delle Finanze con Jacques Chirac ed è attualmente amministratore delegato di Atos. La Romania ha invece proposto due candidati, un uomo e una donna, entrambi eurodeputati - per la carica di commissario europeo:  Siegfried Muresan e Adina Valean.

Ora però, si pone il problema della recente decisone del Consiglio europeo, la quale garantisce che per la durata della proroga il Regno Unito rimane uno Stato membro soggetto a tutti i diritti e gli obblighi sanciti dai Trattati e dal diritto dell'UE. Infatti, nella Dichiarazione del Consiglio europeo allegata alla decisione, il Consiglio europeo rileva che, nel corso di questa ulteriore proroga, il Regno Unito continuerà a essere uno Stato membro fino alla nuova data di recesso, con tutti i diritti e gli obblighi a norma dell'articolo 50 TUE, compreso l'obbligo di proporre un candidato per la nomina a membro della Commissione.

La presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha infatti scritto a Johnson per sollecitarlo a nominare al più presto uno o più candidati come membro del nuovo Esecutivo europeo. Molto probabilmente il nuovo Commissario britannico resterà in carica solo due mesi, ma questo è ciò che prevedono le norme.

Se tutto andrà bene, gli orientamenti della nuova Commissione europea 2019-2024 potranno iniziare a dispiegare i propri effetti da gennaio 2020.

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