Il futuro nella guerra: la voce della generazione Erasmus+ in Russia

“La mia vita è cambiata totalmente, improvvisamente. Sono ritornata a casa mia, in Russia, per due mesi e mezzo, quei mesi li ho percepiti come due anni e mezzo. Non c'era supporto tra parenti, molti negavano la situazione di disagio. Purtroppo, non ho più fiducia in questo governo russo e non solo per il conflitto, non voglio essere legata formalmente alla nazionalità russa. Vorrei avere cittadinanza italiana”. Lo racconta Natalia D., una ragazza russa di 32 anni della città di Samara che stava vivendo la sua esperienza di Erasmus in Germania quando il 24 febbraio del 2022 scoppia la guerra.  

Il mondo assiste all'attacco militare all'Ucraina da parte della Russia. Nel discorso alla nazione, Vladimir Putin dichiara che l'operazione "militare speciale" è iniziata per difendere le autoproclamate repubbliche secessioniste del Donbass e che l'obiettivo è la "demilitarizzazione e denazificazione dell'Ucraina". L'invasione scatena la più grande azione militare dai tempi del secondo conflitto mondiale, provocando una crisi umanitaria in Europa per l'accoglienza dei rifugiati. Dopo tanti anni, la guerra nucleare torna a essere uno scenario che angoscia la politica e le popolazioni civili.

A distanza di un anno dall'inizio del conflitto, Natalia, una ragazza che ha fatto esperienze lavorative, di volontariato, di formazione in Europa, e incarna quei valori condivisi di cittadinanza europea, racconta come è cambiata la sua vita, da studentessa Erasmus.

Il 24 febbraio 2022 è il giorno in cui di fatto è scoppiato il conflitto, è scoppiata una guerra vicina, attaccata all'Unione Europea; come è cambiata la tua vita? Come è cambiata la tua situazione di studentessa in Europa?

Natalia: La mia vita è cambiata totalmente, improvvisamente. Avevo già in programma di tornare in Russia per un breve periodo; la mia partenza era fissata per il 25 di febbraio, per motivi famigliari e di salute. La cosa peggiore, oltre lo shock, è che dovevo cancellare tutti i miei piani. Era molto rischioso ritornare in Russia. Come potevo partire senza la certezza di poter tornare in Europa? Inizialmente avevo pensato di stare in Germania e chiedere l'aiuto all'università. Però per motivi familiari e per motivi di salute, ho deciso di partire. E il peggio si è verificato. Anche se non è immediatamente comprensibile, russi e ucraini sono molto legati, dalla storia e dalla cultura. Questo legame è stato rovinato in un attimo, è stato uno trauma.

Quindi sei tornata in Russia perché avevi già programmato il volo, quanto sei rimasta prima di ritornare in Germania?

Natalia: Sono stata a casa per due mesi e mezzo; quei mesi li ho percepiti come due anni e mezzo; quel periodo è stato molto difficile. Niente andava bene e, a parte alcuni famigliari stretti, la maggior parte dei nostri conoscenti aveva idee aderenti alla propaganda russa. I miei vicini mi dicevano: "E' molto bello che sei qua in Russia, non ritornare in Germania o in Europa, hai fatto la scelta giusta". Nelle prime settimane non potevo neanche ascoltare la musica, non potevo incontrare nessuno. Tanti amici da tutto il mondo con differenti nazionalità mi scrivevano messaggi: "Ciao. Come stai? Dove sei? Sei in un posto sicuro?". Ogni giorno mi capitava di pensare di non volermi svegliare, per non ripiombare in quella quotidianità, in quella situazione. In Germania non avevo più un alloggio, né i fondi della borsa di studio, che erano stati parzialmente bloccati. C’erano dei problemi con il permesso di soggiorno in Germania e non c'erano voli per l’UE, temevo che chiudessero il traffico aereo. Mi sono sentita spezzata, e anche per questo ho deciso di usare meno i social network, dovevo proteggermi in qualsiasi modo. Come spiegavo prima non c'era supporto tra parenti; i miei cugini e i loro partner negavano la situazione di disagio, nelle prime settimane della guerra, per esempio, non c'era neanche lo zucchero nei supermercati e nella mia regione non c'era il sale. Le aziende straniere venivano chiuse o bloccate dalle sanzioni. I prezzi dei beni di consumo salivano e la situazione peggiorava. Per esempio, degli amici di Mosca, con un bambino piccolo, che lavoravano entrambi per aziende estere, (il marito per una ditta tedesca in Russia e la moglie per una ditta francese); avevano delle belle carriere, guadagnavano molto. Da un giorno all'altro si sono ritrovati senza lavoro perché entrambe le imprese hanno chiuso; attualmente lei è ancora alla ricerca di un impiego. Loro mi dicevano di tornare il prima possibile in Germania, qui per noi non c'è niente, non si vive, si sopravvive.

Tu parli in una maniera molto consapevole e molto informata; che tipo di informazione arrivava in Russia nei primi mesi del 2022, quando è cominciato tutto? Come venivano presentate le notizie nei media nazionali?

Natalia: Ad oggi non c'è pluralismo d’informazione e purtroppo la propaganda è molto forte. Per esempio, è vietato dire la parola pace. I manifestanti contro Putin, la rete internazionale pacifista e diversi attivisti, dopo le manifestazioni, sono stati incarcerati. Anche una signora anziana è stata trattenuta dalla polizia per giorni. C'è ancora moltissima censura. Voglio raccontare di due casi assurdi: in Russia non è possibile accostare i colori della bandiera Ucraina, il giallo e il blu. Una cittadina anziana, in un villaggio, ha dipinto parte della sua casa, con i colori giallo e blu. Semplicemente perché le piacevano quei colori. I vicini di casa hanno chiamato la polizia, che è venuta per controllare la situazione, e lei è stata multata. All'inizio, la maggior parte della popolazione credeva che la scelta di iniziare la guerra fosse buona, adesso invece l'opinione di diversi connazionali è cambiata, ad esempio non si può dire la parola guerra, bensì operazione militare speciale. Le multe per la popolazione sono tantissime, e diverse leggi interne sono cambiate. Anche i controlli in aeroporto sono stati modificati, è obbligatorio sottoporsi a interrogatori, e le domande più ricorrenti sono "Cosa pensi del Governo? Perché lasci il Paese adesso?”. La maggior parte di chi è sottoposto a interrogatori rigidi sono giovani e la cosa peggiore è che venga loro negata la possibilità di partire. Occorre essere molto attenti anche a quello che si pubblica sui social. Chiunque può segnalare alle Forze dell’Ordine che qualcuno non è d’accordo con il Governo, basandosi solo su sospetti e facendo delle denunce anonime. Il secondo caso assurdo è questo: il 9 maggio in Russia c'è una festa nazionale, e, a mia nipote, che studia in una scuola d’arte, l’insegnante ha dato questo compito: gli studenti più talentuosi avrebbero dovuto disegnare un soggetto per celebrare la patria, e in occasione di questa festa è stato imposto di disegnare il simbolo Z. Quando mi ha raccontato questa cosa, le ho spiegato il significato di quella rappresentazione, la lettera “Z” è il simbolo di questa guerra, della propaganda. Allora ha deciso di non fare il compito assegnato dall'insegnante, trovando però una scusa. 

Come vedi il tuo futuro? lo vedi in Unione Europea? Quando ci saranno le condizioni vorresti ritornare in Russia?

Natalia: la decisione di vivere in Europa c’era anche prima del conflitto, vorrei fare una carriera internazionale e non mi vedo in Russia; di sicuro vorrei ottenere la cittadinanza italiana perché vorrei vivere in Italia; è il luogo dove vorrei trascorrere la mia esistenza. Purtroppo, non ho più fiducia in questo governo russo e non solo per il conflitto, non voglio essere legata formalmente alla nazionalità russa…Idealmente vorrei avere doppia cittadinanza, mi sento lontana dalle mie radici, dalla mia famiglia. Ritornerei solo per una visita ai miei parenti.
In questo momento ho un sogno grande, vorrei dare una mano per ricostruire l'Ucraina e supportare soprattutto la popolazione. C’è il grave problema dell’infanzia abbandonata: 14.000 bambini e adolescenti dall'Ucraina sono stati trasferiti in Russia, forzatamente. Vorrei fare qualcosa per far sì che questi bambini si ricongiungano alle loro famiglie. In Germania ho un'amica stretta che viene dall'Ucraina, proprio dal Donbass. Siamo amiche dal 2014, ci siamo conosciute in Tunisia dove abbiamo fatto un progetto di servizio volontario europeo e, parlando della condizione delle zone russofone, è emerso che già da allora la situazione era in un forte stato di tensione. In Ucraina, la questione nazionalista è molto sentita: gruppi afferenti all’ideologia neonazista sono rimasti forti nelle forze armate e occorre ricordare crimini di guerra efferati, come il rogo di Odessa. Io però ho sempre pensato che la Crimea dovesse rimanere Ucraina, mentre questa mia amica sosteneva che l’annessione con la Russia fosse la cosa migliore. L'anno scorso ci siamo incontrate in Germania, perché adesso la mia amica studia a Francoforte, abbiamo un ottimo rapporto; quando ci siamo riviste le ho fatto la stessa domanda e lei ora, da quando è cominciata la guerra, ha totalmente cambiato idea. 

È complessa la situazione, è complesso anche capire le diverse posizioni delle diverse parti. Ne è esempio questa tua amica che ha raccontato che prima aveva un'opinione, che poi è cambiata, in seguito a dei fatti incontrovertibili. Sicuramente non può esserci un'unica verità, è sintomo di intelligenza comprendere che ci sono verità diverse e cercare il più possibile di unificare queste visioni per dare una lettura quanto più completa della realtà.

Natalia: il tema è quello di far capire cosa si sceglie e cosa fai nella tua vita: perché dopo c'è sempre una conseguenza.

 

Intervista a cura di Gessica Monticelli