Il fascismo e i problemi della razza

Un impero razzista
Italia, 14 luglio 1938. Il Giornale d’Italia pubblica il documento Il fascismo e i problemi della razza. Steso da Guido Landra, in questa sede il documento uscì in forma anonima.La sera del 9 maggio 1936, il Duce tenne un solenne discorso dal balcone di Palazzo Venezia, per <<salutare, dopo quindici secoli, la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma>>.

Nei mesi seguenti, il primo problema che si pose il regime fu quello di regolamentare le relazioni tra popolo conquistatore e nuovi sudditi dell’impero appena costituito. Ben presto, il regime fascista decise per una politica di netta separazione tra i due soggetti, come emerge dal RDL del 19 aprile 1937 n. 880 (convertito in legge il 30 dicembre 1937) che puniva con la reclusione da 1 a 5 anni le relazioni <<d’indole coniugale>> tra cittadini italiani e indigeni. Questo provvedimento sarebbe stato completato, nel giro di qualche anno, da una serie di altre norme restrittive circa i matrimoni misti (17 novembre 1938) e ogni altra relazione tra nativi e italiani. La legge n. 1004 del 29 giugno 1939, infatti, istituì il reato di lesione del prestigio della razza e gli conferì una connotazione estremamente ampia. Ben al di là della sfera dei rapporti sessuali, era considerato reato il fatto che un italiano lavorasse per un indigeno, o frequentasse un locale riservato ai neri. Infine, la legge n. 822 del 13 maggio 1940 si occupò dei meticci, cui veniva negata la piena cittadinanza e che anzi erano equiparati agli indigeni. Il meticcio – specificava la legge - <<assume lo statuto del genitore nativo ed è considerato nativo a tutti gli effetti>>.

Il manifesto degli scienziati

All’inizio del 1938, Mussolini si rese conto che i provvedimenti razzisti già emanati (e, a maggior ragione, quelli che il Duce aveva intenzione di emanare in futuro, per accentuare la separazione fra italiani e indigeni, in Africa Orientale) avevano bisogno di una cornice teorica più solida e coerente. Pertanto, il 24 giugno 1938, Mussolini incaricò il giovane antropologo Guido Landra di stendere una specie di decalogo ideologico del razzismo fascista. Il testo steso da Landra fu pubblicato anonimo il 14 luglio 1938 sul Giornale d’Italia con il titolo Il fascismo e i problemi della razza. Il documento è noto anche come Manifesto degli scienziati razzisti. Landra, infatti, fu incaricato di riunire un comitato di intellettuali, disposti ad assumersi insieme a lui la paternità del testo. Quando esso fu ripubblicato sul primo numero della rivista La difesa della razza, uscito il 5 agosto 1938, il documento recava la firma di dieci studiosi, più o meno famosi.

La figura più nota e prestigiosa era sicuramente il direttore dell’Istituto di Patologia Medica dell’Università di Roma, Nicola Pende (1880-1970), che tuttavia non condivideva fino in fondo l’impostazione del Manifesto. Quest’ultimo aveva sposato di fatto una linea biologica, molto simile a quella tedesca. Pende al contrario – consapevole della difficoltà di sostenere la purezza degli italiani, nel più vasto contesto della razza ariana – sosteneva che la via italiana al razzismo doveva porre l’accento su Roma, cioè sulla sua capacità di forgiare un nuovo popolo, da una molteplicità di stirpi differenti. In un primo tempo, Mussolini restò incerto, perché anche l’impostazione di Pende poteva costituire un valido strumento ideologico politicamente spendibile. Ma infine, a partire dal 1940, anche il Duce recepì l’impostazione biologica, appiattendosi di fatto sulle posizioni naziste.

Approfondimenti

Azioni sul documento