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La Fondazione Fossoli a marzo accompagnerà gli studenti a Mauthausen

24.10.2016

Sono 7.000 i ragazzi della provincia di Modena che, assieme a 600 docenti, dal 2005 ad oggi hanno partecipato all’iniziativa “Un treno per Auschwitz. Andata e ritorno” promosso dalla Fondazione ex Campo di Fossoli.

A fare il punto oggi, in Assemblea legislativa, assieme ai rappresentanti della Fondazione Fossoli e agli studenti dell'istituto Meucci di Carpi di ritorno da Auschwitz- alla vigilia del prossimo viaggio a Mauthausen a marzo- il consigliere Enrico Campedelli (Pd). Da ex sindaco di Carpi, Campedelli tenne ‘a battesimo’ l’iniziativa che a cadenza annuale insegna la storia agli studenti delle scuole superiori modenesi attraverso un’esperienza diretta dei luoghi della memoria. I ragazzi vengono poi coinvolti nella didattica con l’autoproduzione di materiale che va dagli scritti alle foto, dai video alla grafica.

Il prossimo viaggio, come ha annunciato Maria Cleofe Filippi, della Fondazione Fossoli, si svolgerà a marzo. “A differenza delle passate edizioni avverrà in pullman e avrà come meta Mauthausen che, con i sottocampi di Gusen e Ebensee, ha rappresentato la destinazione principale dei deportati politici italiani e, nello specifico, di oltre 2.500 internati di Fossoli. Orientare il viaggio su quelle realtà storiche permette di indagare il fenomeno della deportazione politica, spesso poco conosciuto”.

"Lo scopo della Fondazione Fossoli è fornire strumenti didattici per far capire, soprattutto alle giovani generazioni, che pace, libertà e democrazia non sono così scontate, ma vanno difese giorno per giorno, pensando a quello che ha vissuto la nostra vecchia Europa poco più di settant’anni fa” ha ricordato il consigliere.

Campedelli ha poi sottolineato il caso di Fossoli, il campo a sei chilometri da Carpi che “rappresenta un unicum, perché da lì sono passate quasi tutte le tragedie del ‘900". Fossoli fu infatti prima campo di prigionia per militari inglesi, poi campo di concentramento per gli ebrei e per gli oppositori politici. Dopo la guerra vi si insediò la comunità di Normadelfia per bambini abbandonati e orfani di guerra e infine fino al 1970 ospitò i profughi italiani provenienti dai territori dell’Istria passati sotto il controllo della Repubblica Jugoslava.

 (Isabella Scandaletti)

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