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Ultima tappa Tifariti, la città liberata

26.03.2018

L’ultima tappa del viaggio della delegazione dell’Emilia-Romagna è in un luogo lontano, in mezzo al Sahara, dove pochi sono stati e pochi lo abitano ma dove si respira un’aria diversa, quella della libertà. Tifariti è una delle sette città del Sahara occidentale, al di là del muro, nella zona est amministrata dal Fronte Polisario dove i Saharawi sono tornati a vivere dopo la guerra civile terminata nel 1991. Dieci ore di traversata nel deserto con la jeep dai campi profughi algerini ma ne vale la pena.

Qui non c’è quasi nulla ma c’è tutto. Non c’è la luce, non c’è acqua potabile, non ci sono strade asfaltate né linee telefoniche. Però ci sono case, scuole e sindaci. Ci sono bambini, insegnanti e cuoche. E c’è un autista che li va a prendere tutti i giorni con un furgoncino per portarli a studiare e si inizia così la giornata, in una “fermata” in mezzo al deserto e poi con gli altri bambini nella madrassa
“Un piccolo progetto che in realtà è molto grande e al quale abbiamo contribuito anche noi e di questo siamo orgogliosi”, commenta Nadia Rossi, consigliera dell’intergruppo di amicizia col popolo Saharawi, “soprattutto perché è il primo nei territori liberati, oltre i campi profughi”.
“Il progetto è nato grazie al lavoro della rete Tifariti”, spiega Alessia Benizzi del servizio Cooperazione della Regione Emilia-Romagna che ha finanziato l’impresa, “ed è partito dalle reali esigenze della comunità Saharawi che si è rifiutata di vivere nei campi profughi ed è tornata nella sua terra, al di là del muro”. Il muro è quello di 2.700 chilometri, minato, eretto dal Marocco dopo la guerra, negli anni ‘80. Nella parte occidentale bagnata dal mare si sono stanziati i marocchini e sono sempre più frequenti le manifestazioni anche in questi giorni dei Saharawi che rivendicano i loro diritti – spesso soffocate nel sangue.

Ma qui regna la pace. La scuola di Tifariti, grazie al lavoro delle associazioni El Ouali, Help for Children, Jaima Saharawi, Kabara Lagdaf, Nexus Cgil, e con il supporto di tutti i soggetti della Rete Tifariti dell’Emilia-Romagna, è stata beneficiario di alcune attività progettuali cofinanziate dalla Regione. Nello specifico, è stata riabilitata nella sua infrastruttura, ha ricevuto collegamento alla luce elettrica, ed ha attualmente garantito il mantenimento di una mensa dove i bambini possono pranzare. Anche qui si cerca di seguire una dieta alimentare corretta per evitare patologie -che sarebbe difficile curare visto che l’ospedale è attivo una volta alla settimana. Uova, fagioli, riso, pasta, verdure - inoltre, visto che il prezzo delle materie importate dall’Algeria è aumentato si cerca di produrre qualcosa in piccoli orti. Il furgoncino che porta tutti a scuola, è stato donato dall’associazione 1514 di Padova della rete Tifariti, e l’autista è pagato, come il guardiano e le due cuoche, dalla Rete.

La delegazione ha fatto visita anche a una seconda scuola, a Buer Teguit, “quartiere di Tifariti”, dove un centinaio di bambini si reca tutti i giorni. Qui la mensa non c’è e gli insegnanti, così come a Tifariti, non hanno uno stipendio ma vivono di “incentivi”. Trenta euro al mese – con pagamento ogni 3 mesi. “Una vita che può sembrare difficile, ma è libera”, spiega il Ministro dei territori liberati, Salem Lebsir, a Nadia Rossi. “Noi spingiamo la popolazione a tornare a vivere qui. La nostra politica è creare ponti di amicizia tra popoli – continua – per questo siamo particolarmente grati per la vostra visita, non scontata”.

A Tifariti è stato anche sottoscritto formalmente il patto di amicizia tra il sindaco della wilaya e il sindaco di Castelfranco Emilia, Stefano Reggianini. “Un patto, per ribadire il nostro impegno alla causa, e ad un popolo che non ha niente ma che condivide tutto”, ha detto il sindaco di Castelfranco. “La nostra vicinanza alla causa la vogliamo esprimere così, venendo qui per visitarvi e conoscervi” spiega Nadia Rossi, “e i grandi ambasciatori di pace sono i bambini che i nostri comuni, come quello di Castelfranco, ospitano nei mesi estivi, sono loro che ci fanno capire come e perché andare avanti”. Fare in modo che arrivi l’acqua potabile, garantire continuità alla scuola, puntare sulla sanità: sono questi i prossimi obiettivi della rete Tifariti.

“La vostra presenza qui, nei campi profughi, e soprattutto nei territori liberati, con tutte le difficoltà che viviamo è un supporto per continuare la nostra battaglia pacifica” commenta il Primo ministro Saharawi,  Mohamed Al Wali Akeik, dopo la visita a Tifariti della delegazione “è vero che stiamo avanzando nella nostra battaglia sotto molti aspetti, principalmente giuridici, ma è importante che continuate a raccontare di noi, della nostra cultura, dei nostri diritti”. 

di Francesca Mezzadri

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