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La delegazione in visita alla Mezza Luna Rossa

23.03.2018

La prima sfida è quella dell'acqua, la seconda dell'alimentazione, la terza della sanità. Lo dice il responsabile della Mezza Luna Rossa (equivalente alla Croce rossa), alla delegazione dell'Emilia-Romagna in visita nei campi profughi Saharawi con Nadia Rossi dell'intergruppo di amicizia con il popolo del deserto. Nella sede di Rabouni lavorano 235 persone che si occupano principalmente della distribuzione di generi alimentari recapitati nei loro magazzini dall'agenzia internazionale Pam. Si tratta di biscotti donati in primis a scuole ed asili, poi a malati ed anemici dei dispensari e, infine a 120mila persone in difficoltà. Spiega il responsabile della Mezza Luna Rossa: "Siamo nei campi profughi per cause politiche non naturali ma veniamo trattati sempre, da più di 40 anni, come se fossimo in stato d’emergenza. I cibi che distribuiamo per conto delle organizzazioni internazionali sono iperproteici e non aiutano la dieta di donne e bambini". Dati alla mano, il 70% delle donne in gravidanza soffre di anemia, e il 28% dei bambini sotto i 5 anni di malnutrizione. Cambiare i prodotti alimentari, sfruttare ad esempio gli effetti benefici della moringa, potrebbe essere una soluzione, ma non c’ è possibilità di selezione alimentare per le ong nella distribuzione, conferma la Mezza Luna Rossa. “L’unica soluzione è quella politica”, spiega il responsabile a Nadia Rossi, “ma è come aspettare un treno che non arriva anche se -ammette- in questo periodo coltiviamo più speranze". 

Anche il sistema sanitario è fragile proprio perché dipende dagli aiuti. Lo spiega il ministro della Salute che riceve la delegazione lo stesso giorno. Le condizioni di vita nei campi profughi hanno portato a sviluppare patologie cardiovascolari, diabetiche, tiroidee, ipertensione ed asma. Il ministero sta comunque tentando di portare avanti un programma di coordinamento per diversi settori, da quello materno-infantile a quello dell’epatite, e nei campi profughi si contano 7 ospedali regionali e 34 dispensari. Una gran mano la danno le associazioni emiliano-romagnole e lo fanno da anni; Kabara Lagdaf di Modena in rete con il comune di Ravenna e Cisp ha fatto nascere una commissione medico-specialistica in loco. "Giovani medici motivati che fanno screening ai bambini che hanno problemi renali, ma anche neurologici" spiega Fabio Campioli presidente di Kabara Lagdaf , parte delle delegazione, che quest'anno, tra l’altro, è proprio venuto nel Sahara Occidentale con un volontario che ha ospitato per anni un bimbo saharawi in Italia per cure mediche.
La commissione nei campi profughi è sostenuta nel suo lavoro anche da medici italiani e spagnoli che vengono periodicamente negli ospedali saharawi per ulteriori valutazioni sanitarie più specialistiche. E poi, per i bambini che non sono curabili qui, si organizza il viaggio in Italia -con madri a seguito. "Si contano 71 casi in questi anni, casi che però sono storie" spiega Campioli. Una è quella, ad esempio, del figlio del volontario che, a 20 anni, dopo aver vissuto e studiato in Italia, è tornato in visita per un breve periodo in Saharawi. Ma ritornerà presto in Italia perché fa il bagnino – nonostante le sue origini da una terra dove l’acqua non c’è. 

Caso singolare quasi quanto quello del progetto di farmacia nei campi profughi, portato avanti in questi anni dal Comune di Albinea con altri partner internazionali. 54 tipi di medicinali vengono prodotti in un laboratorio di Rabouni. "Nel 2014 i pazienti che venivano da noi erano 20.000, nel 2016 50.000: vuol dire che la fiducia in noi è cresciuta", spiega il responsabile del laboratorio con 13 operatori e stanze sterilizzate "d'altronde chi avrebbe mai detto che potesse nascere una farmacia nel deserto?" . 
“Andare nei campi profughi per controllare lo sviluppo dei progetti, ti fa capire come vengono investite le risorse: e direi che sono stati fatti grandi passi” commenta la consigliera Nadia Rossi "Vogliamo essere all'altezza per dare delle risposte concrete a questo popolo; non è semplice ma l’impegno c’è”.

di Francesca Mezzadri

Sarà possibile seguire la missione giorno per giorno dal sito dell’Assemblea www.assemblea.emr.it/saharawi

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