Infanzia, via libera alla direttiva sui nuovi servizi 0-3 anni

18.07.2012

Ultimo passaggio in commissione Turismo cultura scuola formazione lavoro sport, presieduta da Giuseppe Pagani, per la direttiva “in materia di requisiti strutturali e organizzativi dei servizi educativi per la prima infanzia e relative norme procedurali. Disciplina dei servizi ricreativi e di conciliazione”, proposta dalla Giunta regionale.

Il testo, licenziato con il parere positivo di Pd e FdS, astenuti Pdl e Mov5stelle, passerà al vaglio dell’Assemblea legislativa nella prossima seduta, prevista per i giorni 24 e 25 luglio, insieme agli emendamenti preannunciati da alcuni consiglieri.

L’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi, illustrando alcuni emendamenti apportati al provvedimento, dopo l’audizione pubblica del 16 luglio e l’illustrazione di ieri, 17 luglio, in commissione Politiche della salute e politiche sociali, ha precisato che se le esperienze delle tagesmutter o altri servizi analoghi intendono entrare nel sistema educativo regionale della prima infanzia devono possedere alcuni requisiti (tra cui: titolo di studio di almeno un componente del personale e alcune caratteristiche strutturali delle case).
Nella direttiva sono contemplati, a questo fine, i servizi domiciliari organizzati come piccoli gruppi educativi, studiati per ampliare lo spettro dei servizi alle famiglie, coinvolgendo quindi le diverse esperienze territoriali.
In caso contrario, quindi in mancanza dei requisiti previsti, le stesse esperienze sono considerate come iniziative di conciliazione, nella piena titolarità di scelta delle famiglie.
I nidi – ha aggiunto Marzocchi – sono al 50% a gestione pubblica diretta e per l’altro 50% indiretta. Alla luce del recente decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri il 5 luglio scorso, in materia di riduzione della spesa pubblica, potrebbe essere “fortemente condizionato” l’effetto della direttiva regionale per i Comuni, che sono rimasti soli a mantenere questi servizi, anche a fronte del fatto che un bambini al nido costa mediamente al Comune 9.000 euro all’anno.
C'è quindi la necessità di confermare quanto prima questa direttiva, come segno del percorso attuato lungo circa un anno e mezzo, ma, in ogni caso, con l’idea di tenerla monitorata per poterla aggiornare e revisionare, di concerto con gli Enti locali, in base all’evoluzione della situazione, sempre nell’ottica di mantenere servizi di qualità, sostenibilità e flessibilità: che significa mantenere la qualità, tenendo in considerazione la sostenibilità economica, introducendo, a questo fine, elementi di semplificazione e di flessibilità, che appare, a questo punto, la parola chiave della direttiva.

IL DIBATTITO

Gran parte del dibattito si è incentrato sull’esperienza delle tagesmutter e sulla differenziazione tra i servizi domiciliari (piccoli gruppi educativi) e le iniziative di conciliazione, gli uni - secondo il testo della direttiva - a pieno titolo all’interno del sistema educativo per la prima infanzia, le altre autonomamente attivate dalle famiglie, non soggette ad alcun tipo di autorizzazione.

Accolta la richiesta, avanzata verbalmente da Silvia Noè e contenuta in un emendamento firmato da Thomas Casadei (Pd) e dalla stessa Noè, di togliere l’inciso “(baby sitter)”, previsto nel testo dopo la formula “iniziative di conciliazione”, proprio perché, come ha evidenziato Paola Marani (Pd), l’inciso risulterebbe limitativo, mentre la formula potrebbe avere un’accezione più ampia.
A Marco Lombardi (Pdl), che ha detto che bisogna essere realisti perché quello delle tagesmutter è un fenomeno da prendere in considerazione senza inutili paletti, si è aggiunta Noè (Udc) che ha chiesto di chiarire il passaggio sui servizi di conciliazione, se possono essere anche sostenuti economicamente dai Comuni e se questi ultimi possano attivare proprie iniziative di conciliazione. La consigliera ha criticato il “vincolo del titolo di studio” per esperienze in cui le donne si mettono in gioco per dare un servizio alle famiglie.

Anche le tagesmutter devono avere gli stessi requisiti degli altri servizi e questo per innalzare la qualità dell’offerta: lo ha sostenuto Roberto Sconciaforni (FdS), che ha puntualizzato alcune richieste, in particolare sui servizi ricreativi, che non sono più, in molti casi, limitati ai 'baby parking' presenti nei centri commerciali. A parere di Marani (Pd) la direttiva tenta di strutturare il sistema dell’offerta e aprire a nuove possibilità, tuttavia, allo stato attuale, qualsiasi esperienza educativa deve osservare dei requisiti, anche se ci sono aperture alle sperimentazioni che presenteranno gli enti locali.
Giovanni Favia (Mov5stelle) ha toccato diversi aspetti della direttiva (dai cibi biologici, allo smaltimento dei pannolini, ecc.) e ha ripreso la questione della tagesmutter, che non è un servizio in competizione con i nidi, ma è una rete sociale: c’è un mondo reale fuori di qui, - ha detto - con problematiche e esigenze a cui deve trovare soluzioni. (AC)

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Pubblicato il 18/07/2012 ultima modifica 17/12/2012
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