Dai 'piccoli gruppi educativi' allo 'spazio bimbi': nuovi nidi, approvata la direttiva
26.07.2012
Approvata dall’aula a maggioranza (sì di Pd, FdS, Sel-Verdi, no di Pdl, Lega nord, Udc, astenuto il Mov5stelle) la “direttiva in materia di requisiti strutturali e organizzativi dei servizi educativi per la prima infanzia e relative norme procedurali. Disciplina dei servizi ricreativi e di conciliazione”.
Sono stati anche approvati i sette emendamenti presentati dall’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi, mentre sono stati respinti gli altri undici emendamenti presentati rispettivamente: uno da Liana Barbati (Idv), due dalla stessa Barbati, Silvia Noè (Udc) e Giovanni Favia (Mov5stelle), e otto da Favia. Un emendamento sottoscritto da Barbati, Noè e Favia non è stato messo al voto perché precluso dall’approvazione di un emendamento a firma Marzocchi.
Votato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da Marco Monari (Pd), Roberto Sconciaforni (FdS), Liana Barbati (Idv) e Gian Guido Naldi (Sel-Verdi) , in cui si invita la Giunta regionale ad attivare un monitoraggio sull’applicazione della normativa regionale di settore, ad aprire un percorso interassessorile di approfondimento sulla formazione del personale coinvolto nella gestione dei servizi per la prima infanzia e di presentare alle competenti commissioni assembleari una relazione sullo stato di avanzamento del monitoraggio entro la fine del prossimo anno scolastico.
Gran parte del dibattito si è incentrato sull’esperienza delle tagesmutter, sull’obbligo del titolo di studio e sulla differenziazione tra i servizi domiciliari (piccoli gruppi educativi) e le iniziative di conciliazione, gli uni - secondo il testo della direttiva - a pieno titolo all’interno del sistema educativo per la prima infanzia, le altre autonomamente attivate dalle famiglie, non soggette ad alcun tipo di autorizzazione, ma, secondo gli esponenti dell’opposizione, relegate a un ruolo marginale tanto da precluderne la diffusione, nonostante le esperienze positive attivate anche in questa regione.
La direttiva in questa sua parte è stata informata da una visione ideologica - è stato detto dai banchi dell’opposizione - che inficia le sue parti positive e condivisibili. Incolmabile quindi la distanza fra questa visione ideologica e una presa di posizione di principio che nega la validità a imposizioni troppo prescrittive nei confronti di iniziative che si ispirano a un autentico principio di sussidiarietà e che vengono incontro alle esigenze diversificate delle famiglie. Opposta l’opinione della maggioranza: che considera un ottimo lavoro quello che ha portato alla redazione di questa direttiva - è stato sottolineato – che apre alla sussidiarietà, mantiene la qualità riconosciuta del sistema educativo regionale e dà spazio ai servizi domiciliari, che costituiscono una nuova forma di servizi che amplia la platea dei servizi offerti dal pubblico.
LA DIRETTIVA: QUALITÀ, SOSTENIBILITÀ, SEMPLIFICAZIONE
Le parole chiave del provvedimento sono: qualità, sostenibilità e semplificazione, che significano mantenere la qualità, senza trascurare la sostenibilità economica, con l’introduzione di numerosi elementi di semplificazione e ottimizzazione.
Uno dei punti distintivi della nuova direttiva riguarda, quindi, l’attenuazione ragionata di alcuni parametri strutturali contemplati dalla passata normativa, che non pregiudica la qualità dei servizi e che è stata determinata insieme ai gestori dei servizi educativi per la prima infanzia.
Si è previsto, per esempio, di armonizzare e ottimizzare i metri quadrati degli spazi interni e esterni dei servizi, di ridimensionare le dotazioni igieniche in misura idonea, di eliminare alcuni spazi prima contemplati, come la doccia per il cuoco, che si sono dimostrati superflui, così come è stato determinato un migliore dimensionamento delle cucine (previste solo in presenza della sezione lattanti).
Questa direttiva segue l’approvazione della legge 6 del 22 giugno 2012, che riorganizza il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) e ridefinisce le principali tipologie di questi servizi, mantenendo due principi fondamentali: il titolo di studio per l’accesso al posto di educatore indipendentemente dal tipo di servizio educativo e un adeguato rapporto numerico all’interno dei nidi di infanzia tra educatori e bambini, differenziato a seconda dell’età.
Ricordiamo le singole tipologie di servizio disciplinate dalla direttiva: i nidi di infanzia (dai micronidi di 8 bambini, fino a i nidi di 84 bambini), i servizi domiciliari (piccoli gruppi educativi fino a 4 bambini e da 5 a 7), i servizi integrativi (spazio bambini e centro per bambini e genitori) e i servizi sperimentali.
Sono previsti inoltre i servizi ricreativi (baby parking) e le iniziative di conciliazione che si contraddistinguono per “l’occasionalità e la temporaneità dell’offerta” e si collocano su un piano diverso da quello dei servizi educativi: per questi la legge fissa quali unici requisiti la sicurezza, l’igiene e la salute dei bambini.
IL QUADRO DELLA SITUAZIONE: MARZOCCHI ANTICIPA L’INSEDIAMENTO DI UN TAVOLO DI MONITORAGGIO
L’assessore Marzocchi ha riferito del percorso compiuto dal 2010 ad oggi, cadenzato da decine tra incontri, tavoli con i soggetti coinvolti, commissioni, sedute istituzionali, per arrivare alla formulazione dei tre passaggi chiave del sistema educativo regionale per la prima infanzia: la nuova legge 6, “di grande rilievo”, con le indicazioni di carattere generale, le linee guida di valutazione della qualità e la direttiva approvata oggi dall’aula. A questi si aggiunge un tavolo di monitoraggio con gli enti locali e le parti sociali, che - sottolinea Marzocchi - accompagnerà l’applicazione della direttiva così da poterla eventualmente aggiornare entro il prossimo anno scolastico.
L’assessore ha poi delineato il quadro a cui si rivolge il sistema educativo regionale per la prima infanzia. Coinvolge il 97,6% dei Comuni dell’Emilia-Romagna, 39.812 bambini (37.225 solo nei nidi) e circa 5000 educatori, più il personale ausiliario e 450 coadiutori pedagoghi.
Le strutture (tra i 986 nidi e i 70 servizi sperimentali) sono gestite per il 63,2% dal pubblico, di cui il 40,5% a gestione diretta e il 22,7% convenzionate, e per il 36,8 % private, di cui il 22,7 convenzionate e il 14,1% no, con una copertura media del 31,6%.
L’impegno economico complessivo per il sistema si attesta sui 314.253.450 euro, calcolato sul costo per bambino annuale a carico dell’ente locale che è pari a 8.442 euro, - ha segnalato Marzocchi - mentre dallo Stato non arriva più nulla dall’anno scorso, la Regione ha deciso di spostare su questa voce 7 milioni e mezzo di euro dal fondo sociale regionale e la compartecipazione delle famiglie concorre per 94.276.035 euro.
IL DIBATTITO
Per l’opposizione, Andrea Pollastri (Pdl) ha criticato le “troppe minuziose prescrizioni contenute nella direttiva che possono causare problemi” e le contraddizioni anche rispetto alla legge 6 di riferimento. Roberto Corradi (Lega nord) si è detto “sostanzialmente concorde” con la parte del documento riferita ai nidi, ma ha dissentito “in modo radicale” sul pregiudizio riservato alle altre tipologie di servizi, come la tagesmutter. Così anche Marco Lombardi (Pdl): nel suo complesso il provvedimento potrebbe essere condivisibile, se non fosse per la difesa corporativa, da un lato, e la difesa ideologica, dall’altro, sulle tagesmutter. Qui si attua il principio contrario alla sussidiarietà: ci sono realtà - ha detto - degne di essere tutelate. Per Silvia Noè (Udc) la direttiva ha emendato la legge. Un vero paradosso: i servizi di conciliazione, recepiti dalla legge per dare spazio a forme autonome di organizzazione famigliare, sono stati derubricati a semplici iniziative di conciliazione di difficile frequentazione. Anche per Giovanni Favia (Mov5stelle) la direttive è, nelle sue linee generali, condivisibile, ma c’è il nodo che riguarda le tagesmutter. Favia avrebbe auspicato che questa esperienza ormai consolidata fosse raccolta dalla Regione, che invece ha fatto una scelta ideologica. Galeazzo Bignami (Pdl) ha ribadito che nel documento emerge la volontà di regolamentare il settore, senza tenere conto del principio di sussidiarietà. La scelta della Giunta, a suo parere, metterà in forte difficoltà o porrà fine a molte esperienze civiche.
Per la maggioranza, Marco Carini (Pd) ha detto che questo provvedimento risponde in modo efficiente alle esigenze delle famiglie, anche attraverso un ampliamento dell’offerta. Stiamo parlando di offerta educativa - ha sottolineato, riferendosi alle critiche dell’opposizione - e non di custodia, quindi appare evidente la giustezza dei parametri richiesti. Roberto Sconciaforni (FdS) ha parlato dei nidi pubblici come dei servizi migliori perché frutto di una formazione, di una cultura e di un lavoro che hanno alle spalle anni e anni di esperienza. L’intento che si legge nella direttiva è anche quello di stabilire cosa rientra nell’ambito dei servizi educativi o in quelli ricreativi o di conciliazione. Marco Barbieri (Pd) ha criticato chi considera “scandalosa” la richiesta del titolo di studio, a fronte di una realtà che vede molti giovani con questi titoli di studio che fanno fatica a trovare lavoro. Giuseppe Pagani (Pd), infine, ha parlato di una discussione complicata, fatta di troppi pregiudizi. Sono stati fatti moltissimi passi avanti, sono state salvaguardate qualità e competenze, ampliando i servizi. Il discorso sulle tagesmutter, a suo avviso, è strumentale: la direttiva infatti apre a esperienze diverse, ma è giusto che richieda parametri precisi. (AC)
