Carceri, il monito del Garante: "Non abdicabile il lavoro retribuito per i detenuti"

28.08.2012

Il tema del lavoro retribuito per le persone detenute “non è oggi abdicabile”, nonostante “i tempi di risorse sempre più precarie per il carcere e di disoccupazione dilagante nella società esterna”, e tantomeno è “sostituibile con l’offerta di lavoro volontario, che deve seguire un percorso diverso e attiene alla scelta individuale delle persone condannate”.

A dirlo è Desi Bruno, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale per la Regione Emilia-Romagna, in una nota in cui ricorda come sia ora più che mai “indifferibile il rifinanziamento e potenziamento della legge Smuraglia, che prevede agevolazioni per le imprese e cooperative sociali che favoriscono l’inserimento lavorativo dei detenuti”. Bruno sottolinea come “l’iter di riforma del provvedimento, previsto da un disegno di legge di cui è relatrice la deputata Alessia Mosca, è in fase avanzata e si potrebbe concludere entro fine anno”. In Emilia-Romagna a fronte di 4.000 presenze complessive nelle carceri, si registrano 685 detenuti lavoranti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria e 108 non dipendenti, ovvero in proprio o alle dipendenze di imprese e cooperative.

“Apprendere capacità lavorative è una forma di educazione alla legalità e avere una professionalità da spendere sul mercato del lavoro una volta fuori dal carcere- sostiene Bruno-, sarà la prima forma di protezione dal pericolo di recidiva e quindi anche fonte di sicurezza collettiva”. Proprio per questo motivo la Garante invita a tenere separati “presupposti, finalità, ambiti di applicazione del lavoro come occupazione retribuita e i lavori socialmente utili o di pubblica utilità, che appartengono all’ambito della giustizia riparativa”. Questi ultimi infatti “sono percorsi decisamente condivisibili- assicura Bruno-, ma non sovrapponibili all’inserimento lavorativo, dal momento che rispondono ad una scelta individuale delle persone condannate”.

Una distinzione necessaria in particolare per l’opinione pubblica, dal momento che del lavoro volontario si è molto parlato sui mass media sia “per la possibilità, poi diventata realtà, di impiegare detenuti volontari in attività di aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto- conclude la Garante-, sia per le modifiche al codice della strada che hanno introdotto la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità per i reati di guida in stato di ebbrezza o di alterazione psico-fisica”.
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28 agosto 2012
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