A rischio 3.500 posti letto, la sanità (impossibile) ai tempi della spending review

18.07.2012

Una diminuzione di almeno 3.500 posti letto, il taglio di 6.500 dipendenti della sanità, la sicura apertura di contenziosi con le aziende fornitrici delle Ausl, il rischio che molte imprese non sopravvivano ad un taglio netto delle commesse: rischiano di essere queste le conseguenze della cosiddetta “spending review” messa in atto dal Governo e che va a toccare anche il Fondo sanitario nazionale per una cifra pari ad almeno il 20% dei tagli complessivi alla spesa pubblica. Ad illustrare gli effetti del provvedimento alla commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini, è stato l’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, che ha comunque ritenuto doveroso promettere che “fino al 31 luglio il decreto legge non è consolidato, ed è quindi prematuro esercitarsi oggi in traduzioni dettagliate degli effetti sul territorio”. Di sicuro, però, sottolinea Lusenti, “il decreto sottende la convinzione che a minor spesa possano equivalere gli stessi servizi, ma questo è un assunto da declinare a seconda del territorio, l’efficienza è molto diversa in diverse realtà del Paese, mentre la spending review non contempla differenze”.

La riduzione dei posti letto avrà gli effetti più evidenti sulla cittadinanza, ammette Lusenti: il limite massimo previsto di 3,7 posti ogni mille abitanti comporterà per l’Emilia-Romagna, che al momento vanta un rapporto di 4,6 posti per mille cittadini, una riduzione totale di 3.500 posti. Tagli che potranno essere al massimo fino al 60% a carico degli ospedali privati, informa Lusenti, col decreto che suggerisce “la soppressione delle unità operative complesse”. Da questo punto di vista “verificare l’utilità delle piccole strutture sarà un compito della Regione”, assicura l’assessore. La manovra determina poi un ribasso del 5% gli importi spendibili per i beni e i servizi, con una conseguente riduzione della stessa percentuale anche della quantità di servizi erogati; secondo l’assessore, “una riduzione del 5% del volume dei servizi potrebbe significare la fine di alcuni fornitori”, oltre che provocare contenzioni legali con le aziende per le commesse già pattuite. In arrivo un taglio del 5% anche per gli importi e i volumi dei dispositivi medici, che si tradurrà, se non si vogliono rivedere le tariffe, in una pari riduzione dei servizi, avverte Lusenti. E se l’assessore si dice soddisfatto per la riduzione della spesa farmaceutica attraverso l’aumento dello sconto obbligatorio praticato delle aziende farmaceutiche al Sistema sanitario nazionale, sulle novità per il personale sostiene di non volersi sbilanciare: infatti, precisa, per ora la sanità “non rientra nel decreto né tra le categorie escluse né tra le categorie incluse nel taglio del 10% dei posti di lavoro”, che per l’Emilia-Romagna significherebbe 6.500 persone in meno su un totale di 65.000. Ancora più difficile da ipotizzare il taglio del 20% dei dirigenti, perché, ricorda Lusenti, “in sanità chiunque sia laureato è classificato come dirigente, ricercatori compresi”. Avrà invece conseguenze tanto sul turn-over dei dipendenti tanto sulla flessibilità dei servizi la decisione di vietare l’accumulo e la monetizzazione delle ferie non usufruite: con questa decisione, spiega Lusenti, verranno infatti meno sia la prassi che vedeva molti medici andare in pensione con diversi mesi di anticipo grazie alle ferie pregresse, favorendo così l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, sia una certa flessibilità dell’offerta dei servizi disponibile grazie alla possibilità dei medici o di altro personale di posticipare le ferie.

Andrea Pollastri (Pdl) ha chiesto delucidazioni sui possibili contenziosi legali con le aziende fornitrici mentre per Giovanni Favia (Mov5stelle) “la Regione dovrebbe fare proposte, una sorta di spending review era già iniziata con il taglio del presidio di Porretta, è giusto tutti facciano la loro parte, non si può dire solo no”. Roberto Corradi (Lega) si dice sicuro che “questa manovra andrà a punire solo la piccola pattuglia delle regioni virtuose, di cui noi facciamo parte”; Palma Costi (Pd) lamenta come all’Emilia-Romagna sarebbe dovuto toccare un trattamento diverso dal momento che “la nostra spending review si chiama terremoto, ed ha già tagliato 600 posti letto solo nella provincia di Modena”. Infine, Silvia Noè (Udc) lamenta l’indifferenziazione dei tagli e chiede all’assessore quali erano gli spazi di manovra nelle trattative.

Azioni sul documento
Pubblicato il 18/07/2012 ultima modifica 17/12/2012
Strumenti personali

Quotidiano E-R - registrazione presso il Tribunale di Bologna n. 8235 del 7 Febbario 2012

Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna - Viale Aldo Moro 50, 40127 Bologna - Tel. 051.5275226 - PEC PEIAssemblea @ postacert.regione.emilia-romagna.it