In Aula la commemorazione solenne di Guido Fanti. Richetti: "Figura indimenticabile"
13.02.2012
(11/02/2012)
“Ha fatto il sindaco per solo quattro anni, ma ha influenzato la vita di una città per i 30 anni successivi. Ha fatto il presidente di Regione per un mandato, ma capace di lungimiranza su questioni ancora aperte come quella del federalismo”. Il presidente dell’Assemblea legislativa, Matteo Richetti, ricorda in Aula Guido Fanti, ex sindaco e di Bologna (dal 1966 al 1970) e primo presidente della Regione Emilia-Romagna, scomparso domenica scorsa. Parole commosse quelle di Richetti, che si sofferma più volte su “quello sguardo lungo” che Fanti ha dimostrato nella sua azione di amministratore e membro delle istituzioni, locali e nazionali. Parole con le quali ha commemorato solennemente in Assemblea Fanti prima dell’inizio della parte ordinaria della seduta consiliare, presente il presidente della giunta, Vasco Errani, gli assessori e i consiglieri. Una commemorazione che si è poi chiusa con un minuto di silenzio osservato dall’Aula.
E proprio a Guido Fanti sarà dedicata la Sala Polivalente dell’Assemblea legislativa: “Quel momento storico e il profilo alto del primo presidente Fanti vogliamo fissare nel tempo - spiega Richetti - raccogliendo la proposta del presidente Errani, condivisa da tutta l’Assemblea (e di questo voglio ringraziare tutti i presidenti dei gruppi) intitolando a Guido Fanti la nostra Sala Polivalente”.
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Quello che segue è il discorso in Aula del presidente Richetti in occasione della commemorazione solenne di Guido Fanti.
Signor Presidente, Colleghi Consiglieri
con viva commozione voglio ricordare in quest’Aula solenne Guido Fanti, sindaco di Bologna e primo Presidente della Regione Emilia Romagna mancato sabato scorso, a 87 anni, dopo una malattia che non gli ha impedito fino all’ultimo di impegnarsi per la città e per il Paese.
Fanti è stato uomo delle istituzioni e di partito nel senso più autentico. Pur nella chiara e netta distinzione dei due ambiti, egli coltivava quasi il culto, delle istituzioni repubblicane.
Guido Fanti nasce nel cuore di Bologna, in quella che ieri si chiamava piazza Umberto primo e oggi è piazza dei Martiri. Aveva iniziato dopo la guerra la sua attività politica nel Pci, e nel 1966 viene chiamato a sostituire l’allora sindaco Giuseppe Dozza.
In questo ruolo si rivelò un innamorato delle istituzioni, riuscendo da subito a dipanare una visione strategica dell’amministrazione locale. Quello sguardo lungo, come ha ben titolato un giornale, che ha delineato il volto di Bologna e della nostra Regione.
Fanti fu il sindaco della creazione del “mito” di una città ricca e fantasiosa, la cosidetta Bologna felix della tensione morale verso la cosa pubblica. Fu il sindaco che gestì anni di opere e di decisioni determinanti per il presente e per il futuro come l’incarico a Kenzo Tange per la realizzazione del distretto della Fiera District.
E proprio in queste torri che oggi sono la casa della nostra istituzione vogliamo ricordare in particolare quando Guido Fanti divenne primo presidente della neonata Regione: battesimo storico per la nuova istituzione il 13 luglio del 1970.
Ed è quel momento storico e il profilo alto del primo presidente Fanti che vogliamo fissare nel tempo raccogliendo la proposta del presidente Errani, condivisa da tutta l’Assemblea (e di questo voglio ringraziare tutti i presidenti dei Gruppi) intitolando a Guido fanti la nostra Sala Polivalente. Ricordando che proprio per le celebrazioni del 40ennale delle Regioni, che si sono svolte nel luglio del 2010, abbiamo avuto l’onore e la grande gioia di averlo con noi per il discorso commemorativo.
In quell’occasione Fanti tratteggiò i principi, lo spirito e le finalità di quei formidabili anni ricordando la grande emozione di quel periodo che coinvolgeva tutti gli schieramenti di destra, di sinistra di centro di fronte alla necessità di dar vita a una cosa nuova, una cosa che non c’era e sulla quale si confidava molto per riuscire a dare pieno compimento al funzionamento delle Istituzioni democratiche del paese.
“Tant’è vero - ricordò in quell’occasione Fanti - che con l’attuazione delle Regioni c’era un modo nuovo di governare e un nuovo modo di far politica che si presentava agli occhi di tutta la popolazione. E non era un problema di aggiustamenti istituzionali ristretti a varie cerchie ma al contrario - disse - si dava un respiro forte, di legislazione, alle capacità d’intervento di molte forze coinvolgendo, attorno a questo avvenimento nuovo della vita politica, la maggior parte della popolazione.”
Lo sguardo lungo di Fanti ha inteso dalla sua nascita la politica regionale come una politica nazionale, che si svolge nell'ambito articolato delle Regioni ma che deve sempre tendere ad affrontare i temi complessivi del Paese, non limitarsi a chiudersi nell'ambito ristretto del regionalismo.
Lo sguardo lungo di Fanti gli ha sempre suggerito di cercare il dialogo e il confronto con le forze politiche di opposizione rapporto che gli consentì di creare - fatto unico in Italia - i consigli di quartiere.
Lo sguardo lungo di Fanti lo ha sempre ispirato a cercare il dialogo con le personalità più lucide del periodo, anche di schieramenti opposti come il dialogo costante e alto instaurato con Giuseppe Dossetti (di cui tra l’altro proprio nei giorni scorsi si sono aperte le celebrazioni per il centenario della nascita).
Ha fatto il sindaco per solo quattro anni, ma ha influenzato la vita di una città per i 30 anni successivi. Ha fatto il Presidente di regione per un mandato ma capace di lungimiranza su questioni ancora aperte come quella del federalismo affrontando, in asse con l’allora presidente della Lombardia Bassetti, il coraggioso tentativo di creare nel lontano 1975 una unione sovra-regionale padana per la gestione delle risorse idriche superando i particolarismi locali.
“C’è l’esigenza di dare corpo - ci ha ricordato Fanti un anno e mezzo fa - a quello che la carta costituzionale ha chiamato l’obbligo di una leale collaborazione fra gli organi centrali e gli organi locali del sistema istituzionale, quindi la necessità che questo si svolga attraverso un dibattito, una discussione su tutte le questioni”.
Credo che lo sguardo lungo di Fanti ci debba ammonire sul fatto di essere un po’ meno rassegnati ad abbassare il nostro di sguardi. Un livellamento che ci fa perdere di vista la consapevolezza piena del nostro ruolo come rappresentanti di uno dei pilastri della democrazia del nostro Paese.
Ecco riprendiamoci quel vigore. La centralità di forze politiche che si parlano, dialogano, che si ascoltano. Che non è solo un elemento di bon ton ma è l'elemento che fa si che i problemi non restino in secondo piano.
Ricordo con commozione l’augurio che mi fece, che ci fece come assemblea legislativa al termine del suo discorso commemorativo. Disse: “Voglio augurare che in occasione del secondo quarantennio si possa portare in dote una nuova fioritura del nostro senso istituzionale, che possano portare altri futuri quarant’anni di miglioramento della vita dei nostri territori”.
Ecco, proprio nel momento in cui perdiamo una straordinaria figura di amministratore dobbiamo riappropriarci di questa tensione, rilanciando un certo spirito pionieristico di chi ha voglia di inventare, di scommettere, di costruire e proiettare e interpretare al meglio il futuro ancorandolo a quei sani principi e valori irrinunciabili che hanno reso forte la nostra democrazia e che hanno fatto di Guido Fanti una figura indimenticabile per la nostra regione e per il nostro Paese.
a cura di: Ufficio Stampa dell'Assemblea Legislativa
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