2 agosto, verità in piazza. Cancellieri: “Pubblica ogni informazione” / FOTO e VIDEO
02.08.2012
“Dopo 32 anni, una partecipazione e una tensione di questo tipo significano non solo una forte richiesta di memoria e di verità ma anche una forte richiesta di Stato- spiega Richetti-, si tratta di un elemento di grande importanza, che ci parla anche di questo momento, della fase storica che stiamo vivendo: i cittadini non sono contro le istituzioni ma chiedono più istituzioni e più Stato. Ovviamente, istituzioni che diano più verità e più certezze”.
E la risposta dello Stato è arrivata dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, l’unico rappresentante del Governo applaudito dal pubblico in 32 anni: “Tutti noi dobbiamo ai morti di Bologna rispetto e verità, non possiamo assolutamente tirarci indietro- afferma l’ex commissaria di Bologna, intervenuta nell’incontro al Consiglio comunale a Palazzo d’Accursio-, il nostro impegno sarà rendere quanto più pubblica e trasparente ogni informazione che può essere utile per la scoperta della verità, rendendo accessibile tutto quello che esiste grazie anche all’importante riforma appena varata che consente l’apertura di tutti gli archivi”.
Al ministro vanno i ringraziamenti di Richetti (“per l’impegno a favore della nomina di un commissario in grado di risolvere definitivamente la questione dei risarcimenti ai familiari delle vittime della strage di Bologna”), e del presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, perché “per la prima volta un ministro è venuto a Bologna e si è impegnato” sulla ricerca della verità.
Bolognesi si dichiara soddisfatto anche per le dichiarazioni del premier Mario Monti, che ha assicurato come l’unica ragion di Stato possibile sia la verità: “È la prima volta in 32 anni che un presidente del Consiglio lo dice, e dal '47 ad oggi ne abbiamo avuti tanti, da una parte e dall'altra- sottolinea-, queste dichiarazioni sono rassicuranti e lasciano ben sperare per il futuro, ora chiediamo l'impegno del Governo anche affinché non ci siano ostacoli per i familiari e per i giudici alla lettura dei documenti e gli archivi”.
