Il mercato del lavoro dà i numeri: l’Emilia-Romagna è già flessibile
In sintesi
Fra i neo assunti, contratto a tempo determinato solo per uno su quattro. Boom del part-time fra le donne, lavoro interinale addio e sempre meno contratti a progetti. Ma la disoccupazione scende dal 6% al 5,1%
05.03.2012
Flessibilità? E’ una strada, dati sul mercato del lavoro alla mano, che l’Emilia-Romagna sembra aver già imboccato, al di là di quelle che saranno le riforme decise a livello nazionale. Il posto fisso riguardava quasi un ingresso nel mondo del lavoro su tre (31,8%) nel 2008, l'anno prima della crisi, mentre adesso, invece, un contratto non flessibile tocca solo a nuovo lavoratore su quattro (24,4%), al netto degli stagionali. Sulle 90.910 assunzioni in regione nel 2011, infatti, solo 22.170 sono a tempo indeterminato e 30.730 hanno carattere stagionale.
Cresce la scelta del part-time fra le donne (che su questo terreno doppiano gli uomini), crollo verticale per il lavoro interinale mentre tra i dipendenti ‘flessibili’ diminuisce il numero dei contratti a progetto: al momento li utilizza il 6% delle imprese, per un totale di 11.280 lavoratori, quando nel 2009 erano 16.540 (e comunque già in calo del 12,8% rispetto all'anno precedente).
In Emilia-Romagna si lavora quindi con meno garanzie rispetto al passato (come detto, fra i nuovi assunti il posto fisso è solo per uno su quattro), ma nel complesso sono di più gli occupati: i lavoratori sono 1.958.000, con una crescita del 1,5% rispetto al 2010
Novità significative arrivano poi dai dati su chi è in attesa di un impiego: nel 2011, le persone in cerca di lavoro sono calate del 15%, facendo scendere il tasso di disoccupazione relativa dal 6 al 5,1% in dodici mesi, e le ore di cassa integrazione sono diminuite del 31,6%.
