Amianto, la ‘fibra killer’ difficile da combattere
In sintesi
Censirlo e smaltirlo resta una questione aperta, sebbene la messa al bando sia stata sancita in una legge approvata 20 anni fa. Fondamentale il ruolo delle Regioni. L’impegno dell’Assemblea legislativa
12.06.2012
Presentazione
Inodore e insapore, l’amianto, materiale che si trova in natura, è stato largamente utilizzato a partire dagli anni ‘60 del Novecento per le sue caratteristiche di resistenza al calore e duttilità nell'edilizia, per navi e vagoni ferroviari, tubi per acquedotti e fognature, canne fumarie e serbatoi per l’acqua. Messa al bando dalla legge 257/92 per accertata nocività, la cosiddetta “fibra killer” è però ancora presente in grosse quantità nei luoghi di lavoro e negli ambienti pubblici e domestici. A vent’anni dall’entrata in vigore della norma nazionale è tutt’altro che archiviato il capitolo del risanamento e della bonifica degli edifici pubblici e privati con amianto, mentre per quanto riguarda gli effetti provocati dall’esposizione all’amianto, ad esempio il letale mesotelioma pleurico, e considerati i lunghi tempi di incubazione (una quarantina d’anni), “le proiezioni epidemiologiche - ha affermato recentemente il ministro della Salute, Renato Balduzzi, - parlano di un picco nel 2020”. Per le molteplici ricadute del fenomeno, l’amianto continua a essere uno temi al centro dell’azione di indirizzo e controllo dell’Assemblea legislativa. Risulta infatti strategico il ruolo attributo dalla legge alle Regioni in quella che è la partita, ancora aperta, della rimozione dell’amianto e del suo smaltimento.Azioni sul documento
12 giugno 2012

