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BONIFICHE. APPROVATA RIFORMA CONSORZI: CHIAREZZA SU TRIBUTI DA PAGARE, FONDI A MONTAGNA E TAGLI A COMPENSI AMMINISTRATORI
Più chiarezza sul tributo da versare, più efficienza nei servizi svolti per la tutela del territorio, il principio che sancisce che ciò che viene versato per le zone montane deve essere reinvestito nelle stesse, la riduzione dei compensi degli amministratori: sono questi i punti principali del progetto di legge regionale “Disposizioni sulla bonifica” elaborato dalla Giunta e approvato a larga maggioranza dall'Assemblea legislativa (sì da Pd, Fds, Sel-Verdi, Idv e Riva del gruppo Misto; astensione da Pdl, Lega, Udc e M5s; voto contrario del solo Andrea Pollastri, Pdl).
Il provvedimento, come spiega in Aula il relatore, Damiano Zoffoli (Pd), rappresenta “il terzo e conclusivo atto di una riforma iniziata nel 2009” e segna alcune importanti novità. La più significativa per i cittadini è nel fatto che non dovranno più pagare il contributo di bonifica “gli immobili serviti dalla rete fognaria senza significative interconnessioni con la rete di bonifica”, mentre pagheranno sia “i proprietari di immobili che traggono un beneficio specifico e diretto dalle opere di bonifica” sia “chiunque, pur non associato, scarichi acqua nei canali consortili, anche se depurati e compatibili con l’uso irriguo”. Lo stesso capiterà “al gestore del servizio idrico integrato, sia per gli scarichi diretti di fognatura nei canali consortili sia per quelli che avvengono tramite le opere funzionali al sistema di fognatura”.
Con la nuova legge si ridefinisce poi completamente il rapporto con le aree montane, sancendo il criterio che “ciò che viene versato in montagna, deve essere interamente destinato ad interventi di salvaguardia del territorio montano”: una soluzione, sottolinea Zoffoli, che dovrebbe portare a “triplicare le risorse investite per la montagna”, portandole fino a 15 milioni.
L’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, intervenuto alla fine del dibattito generale, ricorda come “i nostri consorzi non sono secondi a nessuno, grazie anche all’utilizzo delle tecniche del minimo impiego e dell’uso plurimo delle acque”, sottolineando che “l’utilizzo dell’irrigazione permette di aumentare il valore di un terreno tra i 1.000 e i 3.000 euro per ogni ettaro”. Rabboni ribadisce inoltre che “la Giunta non ha mai sostenuto di esentare i cittadini dal pagamento dei contributi, perché non potremmo, visto che ci sono costi reali da affrontare”.
Nel corso della votazione dell’articolato sono stati approvati due emendamenti, entrambi a firma del relatore: il primo prevede forme di collaborazione tra i Consorzi e gli enti locali, sia per la realizzazione di interventi strumentali sia per attività di ricerca e sperimentazione. Il secondo, che ha visto anche la firma dei consiglieri Stefano Cavalli (Ln), Roberto Sconciaforni (Fds), Gian Guido Naldi (Sel-Verdi), Silvia Noè (Udc), Franco Grillini (Idv) e Luigi Giuseppe Villani (Pdl), prevede invece la riduzione del compenso massimo per la figura del presidente del Consorzio, che viene equiparato a quello del sindaco di un Comune tra i 10.000 e i 30.000 abitanti, e per gli altri componenti del Comitato amministrativo, la cui retribuzione complessiva non può superiore la metà di quella del presidente.
È stata inoltre approvata all’unanimità una risoluzione dei consiglieri Mauro Manfredini e Stefano Cavalli (Lega) che impegna la Giunta a sollecitare l’Agenzia interregionale del fiume Po a intervenire in maniera più regolare ed efficace per la manutenzione degli argini e la pulizia dei canali di scolo e a stanziare i necessari investimenti per fronteggiare le possibili esondazioni del Po, del Secchia e del Panaro.
Il dibattito
Il consigliere Andrea Pollastri (Pdl) ha parlato di “impianto originario stravolto” e ha denunciato casi, come quello di Piacenza, dove “la Regione, d’accordo con il Consorzio, applica una selvaggia tassazione ai cittadini non consegnando i canali diversivi all’utilizzo del Comune”. Per Pollastri, il solo ad aver votato contro, resta “l’ingiustificato tributo da 2 milioni di euro in totale a carico dei cittadini di Piacenza”. Secondo Giovanni Favia (M5S) “questa legge cambia tutto e non tocca nulla, perché i cittadini pagano per servizi in capo allo Stato, come la tutela idrogeologica”. Fabio Filippi (Pdl) è convinto che “la montagna viene trattata da Cenerentola, con i poveri che pagano e i ricchi no”.
Hanno rilevato criticità, pur ritenendosi complessivamente soddisfatti, il consigliere Franco Grillini (Idv), che esprime “perplessità sul fatto che spesso la contribuzione per i terreni di montagna superi il valore del terreno stesso”, Stefano Cavalli (Ln), secondo cui “sarebbe opportuno togliere le tassazioni per le zone di montagna”, Sandro Mandini (Idv), che lamenta “l’ingiustizia di una norma che toglie il voto nel Comitato del consorzio ai Comuni morosi”. Ancora: il consigliere Alberto Vecchi (Pdl), convinto che “sarebbe necessario indicare l’obbligo del parere preventivo delle Comunità montane nei progetti che le riguardano”, Silvia Noè (Udc), che ha suggerito “l’opportunità di una esenzione per i terreni non produttivi”, e Galeazzo Bignami (Pdl), per il quale “a questa riforma, in cui ci sono molti elementi da valorizzare, manca però il coraggio di ridurre il peso burocratico” esistente.
Sono invece intervenuti esprimendo totale adesione al progetto di legge Tiziano Alessandrini (Pd), felice che “il testo accoglie tutte le proposte e gli stimoli emersi durante le udienze conoscitive, con la giusta consapevolezza della rilevanza strategica dei Consorzi per le comunità”, Marco Monari (Pd), secondo cui ci si trova davanti “non ad una rivoluzione coatta o ad una forzatura, ma ad un riordino graduale’ e il consigliere Roberto Sconciaforni (Fds), che ha lodato “l’introduzione del pagamento in relazione al reale usufrutto dei servizi dei consorzi”.
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