La Garante in visita alla Dozza: aumentano le donne

05.08.2016

donne in carcere

donne in carcere

Aumento delle detenute e una costante carenza di organico dei funzionari di area giuridico-pedagogica. Sono le due criticità al carcere della Dozza di Bologna rilevate in una visita tenuta nei giorni scorsi dalla Garante dei detenuti dell’Assemblea legislativa, Desi Bruno.

L’incontro con le donne detenute è avvenuto in presenza della direttrice Claudia Clementi. Le donne, come riferisce Bruno “hanno parlato della difficile convivenza legata alla promiscuità fra chi deve espiare lunghe condanne e chi, al contrario, è prossimo alla fine della pena”.
Sono 72 le donne, di cui 29 straniere e una di loro con un figlio. Tre di loro soggiornano nelle due camere di pernottamento, comprensive anche di una piccola stanza per uso ‘ricreativo’, dell’articolazione ‘Salute mentale’ della Dozza. “Si sta valutando, in collaborazione con l’Ausl di Bologna- spiega la Garante- di organizzare il reparto psichiatrico in ambienti più adeguati al piano terra, dove in passato era collocata l’Alta sicurezza femminile”, come già era stato sollecitato dall’Ufficio.

Al momento della visita di Bruno erano presenti in tutto 745 detenuti, di cui 478 stranieri. I condannati in via definitiva sono 444; 94 sono nel circuito dell’Alta sicurezza; 14 persone ammesse a lavorare all’esterno; 5 semiliberi. I tossicodipendenti sono 233. Bruno ha anche incontrato alcuni detenuti ex collaboratori di giustizia, che vivono in una sezione separata dalle altre. Diffusa la richiesta di “incrementare” le attività lavorative, formative ed educative.

Semaforo verde da Bruno invece per quanto riguarda le condizioni di “umanizzazione” della pena, con l’ampliamento progressivo degli orari di apertura delle celle. Il regime di massima apertura prevede fino a oltre 9 ore giornaliere ed è in vigore, in particolare, nel reparto penale, dove ci sono 97 detenuti condannati in via definitiva alla reclusione a 5 o più anni. Lo stesso regime riguarda anche gli spazi del reparto giudiziario, con il coinvolgimento di 100 detenuti, e la sezione femminile, dove sono collocate 36 donne condannate in via definitiva. Nell’istituto bolognese, come rivela la Bruno, è per lo più garantita la separazione degli imputati dai condannati in via definitiva.

La Garante ha registrato positivamente anche l’esistenza di spazi dedicati alla prima accoglienza dei detenuti, dove rimangono fino a quando non sono stati effettuati gli screening sanitari per verificare se siano affetti da malattie contagiose e dove avviene una prima valutazione su eventuali rischi di suicidio. C’è anche una sezione cosiddetta dimittendi, destinata al reinserimento sociale di coloro cui rimangono pochi mesi prima della scarcerazione.

E’ operativa anche la sezione di detenzione per accogliere i detenuti (44 al momento della visita di Bruno) dotati di una pericolosità e di una tendenza alla prevaricazione tali da dover essere gestiti con maggiore attenzione, ai quali è necessario garantire l'accesso a un adeguato trattamento.

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